Giacinto Minnocci nella Resistenza
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da Felice Cipriani riceviamo e pubblichiamo il capitolo su Minnocci nel libro "Roma 1943-1945" Racconto di Guerra e Lotta di Liberazione.
Giacinto Minnocci
« Il 25 luglio mi trovavo a comandare un reparto mitraglieri, come ufficiale dell'esercito in Sicilia sulla costa orientale. Era sera, nel momento in cui il sole iniziava a disegnare la parabola discendente e da sotto un albero lo vedevo sempre più prossimo all'orizzonte, quando il mio attendente mi raggiunse di corsa e mi dice urlando "E' finita la guerra", "E' finita". Chiesi maggiori ragguagli e mi diressi al comando ove appresi che Mussolini era stato defenestrato ed arrestato. La confusione era tanta e tra gli ufficiali non vi erano certezze sul futuro, sui comportamenti da tenere con i tedeschi. Per fortuna gli alleati arrivarono presto ed i tedeschi nella loro ritirata non crearono grossi problemi.
Rientrai ad Alatri mio Paese di origine, superando le linee nemiche rappresentate dai tedeschi e mi diedi da fare per organizzare la Resistenza in Ciociaria. Un giorno di ottobre mentre mi trovavo alla macchia insieme ad altri due ufficiali per non aver risposto alla chiamata della Repubblica Sociale, ci venne a trovare un sacerdote don Carlo Ritarossi per informarci che era sorto un movimento clandestino di giovani cattolici, che volevano impegnarsi nella Resistenza .
Questi giovani cattolici sostenuti dal vescovo di Alatri Mons Edoardo Facchini stampavano clandestinamente un ciclostilato dal nome "Libertà" grazie al lavoro tipografico di don Pierino Di Fabio. La pubblicazione e la diffusione dei primi numeri del ciclostilato movimentò l'ambiente.
Quello di Alatri fu uno dei movimenti cattolici della Resistenza italiana più significativi che si caratterizzò con una forte unità d'intenti contro il nazifascismo, senza venir meno alle idee ed alla caratterizzazione dei partiti in clandestinità. Il movimento all'inizio non aveva una connotazione politica, anzi sembrava che alcuni guardassero con simpatia alla monarchia. Poi con l'arrivo di altre persone attive nella resistenza e appartenenti a movimenti politici diversi si identificò con le forze politiche del Comitato di Liberazione Nazionale. Il CLN di Alatri fu molto attivo ed unito, solo con il tempo vi fu qualche incrinatura, fra la componente cattolica, che divenne sempre più democristiana con quella comunista. A Novembre il movimento poteva contare su una base abbastanza ampia e con un comitato direttivo di cui facevano parte Fiorletta ( responsabile della stampa), Marinucci ( per la propaganda ) Minnocci Giacinto ( per i militari) don Carlo e don Angelo Menicucci ( per l'assistenza). A loro si aggiunsero Gino Conti, che veniva da un altro paese e Cesare Barono di Alatri che rappresentavano la componente comunista. Esso venne chiamato " Movimento Ciociaro di Liberazione".
A seguito della chiamata alle armi delle classi 1923/24 e 25 attraverso il bando del generale della Repubblica di Salò Rodolfo Graziani , il giornaletto clandestino fece opera di dissuasione attraverso volantini su cui era scritto: Giovane non mostrarti vile di fronte ad una minaccia di fucilazione. Non tradire la Patria! – Non arruolatevi – Non presentatevi .
La Tenenza dei Carabinieri di Frosinone in Alatri segnalò al Comando di Frosinone dopo l'uscita di questi volantini:
"Si comunica che effettivamente elementi antifascisti esplicano sorda attività specie nei confronti dei giovani delle classi 1923/24 e 25 che in base al manifesto di chiamata alle armi hanno l'obbligo di presentarsi. Tale fatto è avvalorato dal lancio di alcuni manifestini manoscritti di cui alla segnalazione trasmessa al comando di gruppo in data 3 corrente n. 24-18. Malgrado il sottoscritto abbia eseguito personali accertamenti non è riuscito fino ad oggi ad identificare i responsabili né ha potuto trovare elementi per procedere a carico di alcuni cittadini di Alatri che gli sono stati segnalati come elementi antifascisti. E' noto allo scrivente che di tale sorda attività si interessa personalmente il questore Rossi ".
La mattina del 21 gennaio del 1944 Mons. Facchini fermò in strada il comandante della Tenenza dei Carabinieri di Frosinone in Alatri e gli presentò un elenco di appartamenti sfitti e disabitati, sostenendo la necessità che gli stessi andassero assegnati agli sfollati. Il rappresentante dell'Arma disse che avrebbe consegnato l'elenco al commissario prefettizio con l'intento di arrivare ad una soluzione. Il vescovo accompagnò il militare dal commissario e una volta alla sua presenza gli richiese l'aumento dei generi alimentari per gli stessi sfollati. Poiché questo gli venne negato il prelato pronunciò parole pesanti verso le autorità ed il prefetto accusandolo tra l'altro di illecito arricchimento.
La risolutezza del vescovo è dimostrata dalla omelia fatta durante la Messa del 30 gennaio dello stesso anno.
" Monsignor Vescovo di Alatri il giorno 30 gennaio u.s. durante la S. Messa alle ore 12 in un appello rivolto ai fedeli di Alatri, dichiarava, alla presenza di numerosi ufficiali, che era necessario mostrare ai tedeschi i denti, in quanto, a suo dire, se cosi fosse stato fin dalla data dell'8 settembre la popolazione non si troverebbe in questa situazione".
In nove mesi Mons Facchini appoggiò e favorì lo sviluppo della lotta clandestina in Ciociaria. Fu insignito della medaglia di bronzo al Valore Militare con la motivazione, ......per aver apertamente stigmatizzato l'opera dei nazifascisti, subì stoicamente ogni maltrattamento senza mai venir meno al compito di difensore degli umili e dei deboli oppressi .
Nella zona di Collepardo, comune ciociaro, agiva Leonardo Saverio Tunetti ( n. a Palermo nel 1913), insegnante elementare. Socialista era entrato nelle brigate partigiane ed inviato in Ciociaria con il compito di aiutare i prigionieri alleati a fuggire dai tedeschi. Veniva chiamato con il diminutivo "Nardo" e durante la sua attività riuscì a liberare più di duecento prigionieri alleati. Venne assiduamente ricercato dai tedeschi, che inviarono molti soldati tedeschi a Collepardo per dargli la caccia. Catturato dalle SS a Roma a seguito di una spiata fu imprigionato in Via Tasso. Il 4 giugno 1944 seguì la sorte di Bruno Buozzi e di altri tredici eroi della Resistenza che vennero fucilati a La Storta all'alba del giorno della liberazione di Roma.
Ad Anagni vi era il vescovo mons. Attilio Adinolfi, che il 28 febbraio del 1942, durante la lettura della pastorale si schierò chiaramente contro la guerra in tutte le sue manifestazioni e conseguenze. Per tale motivo il prefetto si rivolse al ministro dell'Interno, per chiedere provvedimenti contro il prelato affinché non divulgasse il contenuto della pastorale che sono una nuova espressione della sua ben nota mentalità avversa alla guerra.
Anche contro un altro sacerdote si aprì un'inchiesta; infatti nel febbraio 1942 in una sua nota il segretario federale dei fasci di combattimento di Frosinone, informa che a carico di don Guglielmo Tafani, parroco della parrocchia di S. Paolo, si è accertata una simpatia verso la Francia e l'Inghilterra e idee antitedesche espresse nel commentare "La battaglia di Legnano"; in più occasioni, poi, egli avrebbe detto che Hitler e Mussolini sono contro la religione, soprattutto quella cattolica, per cui non sarebbe spiaciuta una sconfitta dell'asse.
Tornando a Minnocci, egli militerà per quasi mezzo secolo nel partito socialista e verrà eletto senatore per tre legislature e dal 1970 al 1980 rivestendo la carica di vice presidente dell'Unione Europea Occidentale.
Prosegue Minnocci:
Costituimmo un Comitato Ciociaro di Liberazione di cui fecero parte due sacerdoti, un comunista ed il sottoscritto in rappresentanza dei militari. La prima riunione si svolse presso la sede della Curia Vescovile. Evitammo di inserire nel Comitato di Liberazione tutte quelle persone tenute d'occhio dai fascisti e tutti coloro che avevano militato nel periodo prefascista nei partiti democratici. Questa decisione fu giusta perché venimmo in possesso, a guerra finita, di una lettera informativa che l'ispettore di zona del P.N.F. aveva indirizzato al segretario federale di tale partito, dalla quale risultava che, a seguito di un rapporto dell'ufficio politico investigativo si ipotizzava la costituzione di un nucleo di socialisti collegati con i fuori usciti all'estero. Il 14 febbraio del 1942 l'ispettore aveva riunito cinque squadristi e quattro fascisti di livello inferiore ai quali aveva dato l'incarico di sorvegliare i nostri concittadini classificati sovversivi.
Gli scontri a fuoco non furono molti, aggiunge Minnocci, atti di sabotaggio ne facemmo insieme alla propaganda con la pubblicazione di " Libertà" e con i volantinaggi.
Le riunioni qualche volta, soprattutto i primi tempi, si svolgevano in seminario. Uscendo da una di queste riunioni una sera ci colse di sorpresa il passaggio della ronda nazista, che avvertimmo attraverso il rumore degli scarponi sul selciato. Uscii per primo. Sforzandomi di essere disinvolto, dietro di me vi è don Angelo. "A Casa : coprifuoco!" mi viene intimato. Con aria innocente rispondo " E' già ora?" " Certo" - " Vado subito" rispondo. Don Carlo che aveva preso un'altra direzione se li trova di fronte in piazza e riceverà lo stesso invito.
Un certo giorno don Angelo Menicucci mi chiese se me la sentivo di portare a Roma una carta topografica con su disegnati i dislocamenti e le postazioni dell'esercito tedesco nel Lazio meridionale. La carta doveva essere consegnata a Luigi Pastore, presidente dell'Azione Cattolica, che curava la casa editrice AVE ( Anonima Veritas Editrice), famosa per aver stampato il giornalino più popolare "Il Vittorioso" ed il diario Vit.. Luigi Pastore dirigente dell'Azione Cattolica sotto il fascismo, fu tra i fondatori e segretario delle Acli, segretario generale della CGIL per la corrente cristiana sino alla scissione da cui fondò la CISL. Fu deputato dalla Costituente per la Democrazia Cristiana e ministro per gli Interventi nel Mezzogiorno dal 1958 al 1968.
Minnocci: Partii dai luoghi ove mi nascondevo utilizzando mezzi di fortuna, salendo per alcuni tratti su autobus di linea e accettando dei passaggi. Con me vi era Irene Galuppi, che poi diventerà mia moglie. Avevo fatto questa scelta per dare meno sospetti, perché un uomo insieme ad una donna rappresenta una normalità maggiore. Arrivati a Roma ci recammo presso la casa editrice Ave, non lontano da San Pietro, per consegnare la carta topografica. Incontrammo Giulio Pastore, che non essendo stato avvertito che con me cera una donna rifiutò di appartarsi con noi. Tornammo ad Alatri e don Angelo Menicucci due giorni dopo mi indicò un nuovo destinatario: Vitaliano Rovigatti, che ci avrebbe incontrato in un ingresso secondario della Basilica di San Giovanni in Laterano; e questa volta, tutto andò bene e, successivamente, attraverso il Rovigatti segnalammo due grossi depositi di carburante nascosti in luoghi lontani dai centri abitati. Queste informazioni e la mappa furono di grande ausilio per l'avanzata degli alleati. Altra iniziativa importante fu quella di agevolare il passaggio dei militari alleati che erano riusciti ad evadere dai campi di concentramento tedeschi ed intendevano raggiungere la parte dell'Italia liberata. Con l'aiuto di don Angelo Menicucci riuscimmo a rifocillarli e a farli riposare per una notte. Al momento della loro partenza li fornii di una mappa da me disegnata con i valichi sicuri da attraversare.
Liberata la Ciociaria e Roma, sono tornato volontariamente sotto le armi, alle dirette dipendenze dell'U.I. dello Stato Maggiore dell'Esercito, ma in forza effettiva a quello alleato come paracadutista per missioni in territorio ancora occupato dall'esercito tedesco e nel quale era sorta la Repubblica di Salò. Ho compiuto due azioni al di là della linea del fronte, una andata bene e l'altra non riuscita per le condizioni climatiche.
Giacinto Minnocci è stato decorato con la Croce di Guerra al V.M. ed ebbe dal Comando alleato un Certificate of Gratitude per aver aiutato e favorito il passaggio di molti militari inglesi e americani fuggiti dai campi di concentramento.»
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