Una lapide per il partigiano Nicandro Conte e il mal dipancia del professor Pistilli
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Il 22 agosto scorso l'ANPI provinciale di Frosinone rivolge pertanto con un appello al Sindaco di Cassino, alla Giunta, al Consiglio comunale per ottenere per la memoria di Nicandro Conte, combattente per la libertà d'Italia, un giusto riconoscimento, attraverso l'intitolazione di un luogo pubblico significativo della Città Medaglia d'Oro, a questo suo degno ed eroico figlio. Questa richiesta genera "conclusioni assai singolari" da parte del professore Emilio Pistilli a cui replica il presoidente dell'Anpi provinciale Giovanni Morsillo.
Qui di seguito riportiamo la risposta al professor Pistilli e il primo documento dell'Anpi entrambi a firma di Giovanni Morsillo.
di Giovanni Morsillo, 28 ago 2011 - Alla Redazione ed ai lettori de "L'INCHIESTA", All'ANPI Nazionale, A Patria Indipendente, Alle persone in indirizzo, via e-mail
I lettori del quotidiano "L'Inchiesta" hanno potuto leggere a pag. 3 dell'edizione di venerdì 26 Agosto un articolo dell'illustre Prof. Emilio Pistilli, che interpreta un precedente comunicato stampa dell'ANPI provinciale traendo conclusioni assai singolari.
Non si intende in alcun modo dar seguito alle affermazioni del Professore, legittime per quanto non condivise né in molti tratti oggettive, se non per fornire ai lettori del giornale alcuni ragguagli utili ad evitare il più possibile fraintendimenti e storpiature delle posizioni da ciascuno espresse. Trascureremo quindi le nostre impressioni sullo scritto, che tali restano e quindi non interessano i lettori, e ci limiteremo a ribadire o ridefinire, alla luce delle osservazioni espresse dal Professore, alcuni passaggi del nostro scritto precedente, evidentemente poco chiari se perfino un così dotato ed esperto esegeta ne ha frainteso il senso e la lettera.
Dunque: lo scritto dello studioso parte con una considerazione che non ci sembra avere a che fare con l'argomento, né con le affermazioni del comunicato, ed affibbia, tanto per non sbagliare, l'ormai stantia accusa di filosovietismo (addirittura!) al Presidente dell'ANPI provinciale, reo di aver definito fascista un fascista (non voleva essere un insulto, ma una constatazione, nel bene e nel male, e non crediamo che Giovanni Conte se ne sarebbe risentito). A sostegno della sua critica cita il fatto che il Giovanni Conte abbia combattuto nelle fila delle forze fasciste e cita i numeri dell'imponente mano d'aiuto che Mussolini riservò a Franco. E chi ha detto il contrario? Abbiamo forse sostenuto che Giovanni Conte fosse un bandito? un vigliacco (il Professore ci ricorda superfluamente le sue onorificenze e la morte da valoroso)? uno spietato malfattore (ci ricorda anche la sua filantropia)? O forse abbiamo sostenuto che tutti i fascisti fossero degni di infamia? Ma soprattutto, che c'entra con il comunismo?
Al contrario di quanto ci attribuisce l'esimio studioso, non abbiamo nemmeno sostenuto, nella nostra nota, che di Giovanni Conte si debba cancellare la memoria, intanto perché l'ANPI cerca da oltre sessant'anni di coltivare la memoria oggettiva e la storia, non la propaganda o la confusione pseudoideologica, e poi perché il tema della nostra nota era Nicandro, non Giovanni Conte. Ci piacerebbe capire dove abbia reperito l'illustre storico e polemista, nostre affermazioni in tal senso, se non nella sua capacità interpretativa davvero straordinaria. Ci sarà concesso rimarcare semplicemente che, ancora dopo oltre sessant'anni, all'eroico franchista restano onori e menzioni, mentre al povero partigiano nemmeno una lapide? Noi continuiamo a pensare che tutto ciò non sia frutto di casualità, e crediamo giusto segnalare e sostenere la possibilità che oggi, finalmente, si possa porre pur tardivo rimedio. Non certo rimuovendo il nome di Giovanni dalla facciata della scuola, ma riconoscendo che Nicandro fu quello che fu, subì quello che subì, scelse quello che scelse. Né ce la prendiamo soltanto con le Istituzioni rette da uomini e maggioranze di destra o di centrodestra, dato che nella storia repubblicana si sono succeduti alla guida del Comune di Cassino e delle altre Istituzioni competenti uomini e alleanze della più varia estrazione, spesso variopinte fino all'inverosimile, senza che accadesse nulla di diverso in tal senso.
E' troppo? E' segno di mancata sensibilità verso la pacificazione?
Il nostro dibattente sa troppo bene che in questo Paese la pacificazione è da sempre messa in discussione non dai vincitori, ma dagli sconfitti, che rifiutano persino di riconoscere gli errori (li vogliamo chiamare così?) commessi. Ma poiché egli si accontenta di bersagliare l'ANPI non per quello che dice o fa, ma scaricandole addosso indebite accuse di passioni totalitarie, ricorrendo alle dichiarazioni del Presidente della Repubblica o agli affetti familiari (le prime in assoluta sintonia con l'ANPI, i secondi attinenti alla sfera dei sentimenti e come tali non solo rispettabili, ma indisponibili per un dibattito politico e storico), l'ANPI non può che prendere atto che egli ha ragione su un punto: la pacificazione è davvero lontana, e lo dimostrano queste esternazioni che più che da uno storico capace e rigoroso sembrerebbero dettate da un politico in vena di battibecchi e strumentalizzazioni davvero inopportune. Per fortuna non è così: quanto affermato dal Professore deriva senza dubbio da un nostro difetto di chiarezza, non certo da una sua volontà mistificatoria, che smentirebbe una onorata reputazione di storico.
Noi non crediamo affatto che gli atti di eroismo siano tutti e solo da attribuire alla Resistenza. Saremmo sciocchi e facilmente smentibili, e non saremmo durati sessantasei anni. Ma, se fosse sfuggito, ribadiamo che di Nicandro Conte non intendiamo additare l'eroismo, che pure dimostrò e non in modo episodico ma continuativo. Vogliamo invece indicare alle giovani generazioni, sempre più preda del qualunquismo e della cloroformizzazione della coscienza critica, l'esempio di Nicandro Conte e dei partigiani come di coloro che seppero scegliere non di vincere (non era affatto scontato, e proprio la lezione durissima della Guerra civile spagnola induceva a temere il contrario) ma di mettersi a disposizione e di combattere rischiando tutto quello che si rischia in questi casi, proprio per abbattere quel totalitarismo cui accenna giustamente contrariato il nostro contraddittore. Questa è la lezione che viene da quei fatti, comprenderla è già procedere verso un'idea alta di civiltà.
Noi abbiamo inteso reclamare il giusto riconoscimento dell'impresa di Nicandro non in contrapposizione alla figura del fratello, che non ha alcun senso, ma per il valore che la scelta del primo ebbe in sé, e crediamo in tutta franchezza di averne titolo in quanto cittadini di questa Repubblica, in quanto uomini liberamente pensanti ed anche in quanto antifascisti. Ma con la stessa forza e per le stesse ragioni rifiutiamo qualsiasi equiparazione tendente a rimuovere la sostanziale differenza fra chi scelse e rimase con il fascismo anche quando ogni eventuale ideale era stato seppellito sotto il collaborazionismo con le forze di occupazione straniere (non è il caso di Giovanni Conte che muore prima, e quindi la citazione era di altro respiro e tenore, ovviamente e molto chiaramente) e chi invece, come Nicandro, sa scegliere di stare e di sacrificarsi per una sua idea ed una sua esigenza di civiltà, di giustizia e di libertà che è tutt'altra cosa.
Un breve passaggio, per contribuire sommessamente a risolvere la spinosa questione della toponomastica abilmente sollevata dal nostro illustre Professor Pistilli. La sua preoccupazione per la confusione che indurrebbe "l'intitolazione di una strada o piazza a Nicandro Conte" visto che Giovanni è arrivato prima, vogliamo rassicurarlo: a Nicandro si potrebbe intitolare una biblioteca, un luogo di aggregazione, un'aula dell'Università, una sala del Municipio, un monumento, un ponte, solo per fare qualche esempio, tanto è vero che abbiamo parlato di luogo pubblico, non particolarmente di strade o piazze. Senza contare che in tantissime città d'Italia esistono strade e piazze intitolate a quasi-omonimi, senza che ci risulti che qualcuno si sia perso per questo.
Giovanni Morsillo
(Presidente ANPI Frosinone)
Richiesta di un riconoscimento per Nicandro Conte, partigiano combattente.
Frosinone, 22 ago 2011
Al Sindaco di Cassino, Ai Consiglieri comunali di Cassino in indirizzo, Ai giornali in indirizzo, All'ANPI Regionale del Lazio, All'ANPI Nazionale, A Patria Indipendente, Alle persone in indirizzo, via e-mail
In merito alla nota questione del Partigiano combattente Nicandro Ernesto Conte, la cui storia eroica è stata per oltre sessant'anni volutamente rimossa da tutte le Autorità che avrebbero invece avuto il compito peraltro nobilitante non solo di renderla nota, ma di additarla ad esempio di patriottismo e di abnegazione, l'ANPI di Frosinone ringrazia il Sindaco di Cassino ed alcuni Consiglieri ed Assessori che si sono da tempo mostrati interessati e disponibili a trattare il caso per porre rimedio a questa inaccettabile situazione.
Il caso è stato oggetto di ricerche e dibattimenti che hanno permesso di raccogliere, anche grazie alla documentazione in possesso della famiglia di Nicandro Conte, informazioni e prove della sua partecipazione a tutti gli effetti alla Lotta di Liberazione del nostro Paese, dalla scelta partigiana (era ufficiale del Regio Esercito e non volle passare al servizio degli occupanti nazisti, scegliendo la via della montagna) fino alla cattura da parte nazista ed alla prigionia durante la quale fu sottoposto ad atroci torture ed ingiurie terribili prima di essere fucilato.
Alla colpevole "dimenticanza" riservata al nostro eroico concittadino, per colmo di ignominia fa contraltare la altrettanto vergognosa mole di onoreficenze riservate al fratello di lui, fascista repubblichino morto in Spagna dove era corso in aiuto di Francisco Franco. A costui è stata addirittura intitolata una scuola media che ancora porta il suo nome.
L'ANPI di Frosinone ha apprezzato la passione con cui molti hanno posto attenzione alla questione, citando Nicandro Conte in diverse sedi di dibattito e di riflesisone, studiandone la storia, ricercando notizie e documenti che lo riguardassero, sollecitando le Istituzioni della Repubblica a rendere merito e soprattutto giustizia ad uno dei suoi figli migliori. Citiamo per tutti l'assiduo lavoro svolto dai ragazzi dell'Associazione Peppino Impastato di Cassino e la lettera inviata alla rivista dell'ANPI Patria Indipendente - e pubblicata sul numero di Maggio - dal dott. De Napoli, Presidente dell'Istituto Labriola di Cassino, che ricostruisce in modo preciso e chiaro la vicenda di Conte e del suo "strano" trattamento.
L'ANPI provinciale di Frosinone si rivolge pertanto con un appello al Sindaco di Cassino, alla Giunta, al Consiglio comunale per ottenere per la memoria di Nicandro Conte, combattente per la libertà d'Italia, il giusto riconoscimento, attraverso l'intitolazione di un luogo pubblico significativo della Città Medaglia d'Oro, a questo suo degno ed eroico figlio.
L'ANPI rivolge al Consigliere Igor Fonte, che ha mostrato grande interesse alla vicenda occupandosene per lungo tempo in prima persona e collaborando sempre con l'ANPI per il suo giusto epilogo, di sostenere nelle sedi opportune tale appello, e di operare in stretta relazione, ciscuno per i suoi ruoli, con l'ANPI e le altre associazioni o singoli cittadini che hanno a cuore la dignità del Paese e di coloro che lo hanno liberato dalla morsa nazifascista.
Giovanni Morsillo, Presidente Provinciale ANPI
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Ultimo aggiornamento (Mercoledì 31 Agosto 2011 17:02)



