Giuseppe Romita fu confinato a Veroli
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Brano di storia locale tratto da "Paese Mio", Periodico di cultura - arte - tradizioni popolari a cura dell'Associazione La Selva di Sora, scritto da Alfredo Gabriele - Molto si è già scritto,anche attingendo da documenti e memorie locali, sulla presenza del socialista Giuseppe Romita a Veroli, in qualità di confinato politico durante il regime fascista. E stato fatto notare che, durante quel periodo, l'ingegnere Giuseppe Romita residente nel rione San Paolo fu attivo e remunerato per la sua attività professionale, svolta anche per conto di enti pubblici locali, quali il Comune e l'Ospedale civile. E questa sua attività sorprende in quanto egli era stato radiato dall'Albo degli ingegneri fascisti di Torino fin dall'anno 1926, come hanno asserito i suoi biografi. Dopo il primo processo e confino subìto ad Ustica,questo suo confinamento politico a Veroli, adottato dopo un secondo arresto ed una breve detenzione a Regina Coeli, sembra che sia stato un trattamento di benevolenza. Questa volta il capo della Polizia Politica Michelangelo Di Stefano non era riuscito ad imbastire contro Romita un processo ed il suo invio a Veroli fu, quindi, solamente un provvedimento di Polizia, non l'esecuzione di una sentenza.
Leggendo attentamente le carte relative alle sue prestazioni professionali a vantaggio dell'Ospedale civile di Veroli si può cogliere, in brevi accenni, una realtà di vita non immaginabile per un confinato politico del l'epoca. A. Quattrociocchi, presidente della Congregazione di Carità che amministrava l'Ospedale, il 21 gennaio 1935 scriveva all'ing. Giuseppe Romita per informarlo che una deliberazione del Comune di Veroli relativa ai lavori da eseguire sull'edificio dell'Ospedale Umberto I° era stata approvata pochi giorni prima dalla Giunta Provinciale Amministrativa e pregava di darne comunicazione all'on. Mastracchi affinché costui si attivasse in merito. Sembra dunque che l'on. Mastracchi, imprenditore romano, fosse legato a Romita da amicizia e da affari di lavoro. Per queste possibilità professionali, dopo i tre anni di confino a Veroli, Giuseppe Romita si stabilirà a Roma trasferendovi da Torino anche tutta la famiglia. Lo stesso presidente dell'Ospedale della Passione di Veroli scriveva al prefetto di Frosinone il 7 ottobre 1935 per informarlo sull'andamento dei lavori facendo notare: "[il progetto] lo ebbi in consegna nell'assumere questa Presidenza e mi detti premura di avviare ai mezzi per la esecuzione. Lo stesso Ing. progettista [Giuseppe Romita, n.d.r.] mi presentava nel Gabinetto del sig. Podestà [di Veroli, Giuseppe Scaccia Scarafoni, n.d.r.] l'On. Mastracchi che mi assicurava di ottenere per il mio Ospedale un sussidio del Duce: mi pregava di redigergli un memoriale (quello stesso di cui alla Sua riservata del 19 Settembre u.s. Prot. 4995/21 ) e che io gli feci tenere".
L'on. Mastracchi era già stato a Veroli il 18 febbraio 1935 cioè pochi giorni dopo aver ricevuto la comunicazione del 21 gennaio; aveva scritto al Presidente dell'Ospedale per il quale aveva preparato un promemoria ed una istanza da inviare al Capo del Governo per avere un sussidio. Ed aggiungeva: "Intanto io comunico che in settimana ventura sarò costì per portare a termine la pratica di appalto con una delle mie quattro imprese. Lei intanto per guadagnare tempo si compiaccia di chiedere l'autorizzazione con regolare delibera ed affidare i lavori a trattativa privata e ai prezzi e fatti del capitolato e del progetto ad Impresa capace e seria alle seguenti condizioni [...]. Naturalmente nella delibera si accenni alla urgenza dei lavori etc..."
In poche parole un confinato politico avverso al regime fascista, portava a Veroli un suo conoscente, deputato e molto vicino al Duce, ed otteneva incarichi professionali per appalti di lavori assegnati poi alle imprese dello stesso onorevole. Costui suggeriva le procedure per avere l'assegnazione del relativo appalto di lavori a favore di una delle sue quattro imprese; il Mastracchi era stato in precedenza presentato al podestà di Veroli dallo stesso ing. Giuseppe Romita.
Questi legami tra un deputato fascista e Romita sorprendono ora maggiormente se si pensa alla rilevanza del secondo nella lotta antifascista. Egli aveva condotto fin dagli anni trenta un serio tentativo di costruire in Italia un nucleo interno socialista in contatto con gli esuli viventi a Marsiglia. Si trattava del primo tentativo da parte della direzione del nuovo Partito Socialista Unificato d'insediare un gruppo clandestino e autorevole nel paese, per lottare contro il fascismo al potere. I servizi segreti riuscirono ad infiltrare i loro informatori e scoprirono tutto.
Nonostante questi precedenti l'ing. Romita poteva invitare a Veroli un personaggio politico fascista di rilievo presentandolo alle autorità locali per procurare lavoro ad una delle imprese di quel parlamentare ed a sé stesso. E le autorità amministrative locali avvicinate dal Romita erano tutte chiaramente fasciste;il podestà (lo si comprende da qualche affermazione presente nella corrispondenza) sospettò molto dell'onestà del Mastracchi.
Quest'ultimo, nell'Urbe,era a titolare in via Barbaroux di uno studio di progettazioni in società con un certo Rufo. Credo che nemmeno durante le amministrazioni del dopoguerra in regime di democrazia "partitocratica" fossero avvenuti affidamenti di incarichi di lavoro ad avversari politici, come era accaduto a Veroli negli anni '30.
Dalla documentazione rinvenuta sappiamo anche che Giuseppe Romita praticò uno sconto sulla sua par cella professionale, mentre l'on. Mastracchi non ottenne il promesso aiuto economico dal Duce. Maggiore fortuna ebbe, invece, nel maggio 1943 il vescovo di Veroli mons. Francesco De Filippis (1931-1943).
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Ultimo aggiornamento (Sabato 21 Gennaio 2012 16:20)



