Arte e cultura nella ciociaria frusinate
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Michele Santulli 28 set 2011 - Ammettiamolo, pragmaticamente: è come parlare di frigoriferi ai lapponi o di fedeltà coniugale alla puttana o di legalità al corrotto e ladrone. Eppure, ecco la nemesi storica inaudita, la lingua italiana è nata qui, qui sono stati stampati i primi libri in Italia, da qui è partita la civiltà europea col monachesimo e la regola benedettina, in Ciociaria è nato colui che ha inventato l'arte tipografica e ha inventato la punteggiatura e il corsivo, in queste contrade si è parlato per la prima volta della funzione del lavoro quale attività libera che ci avvicina alla Divinità: ciò significa che il contributo maggiore, fondamentale, di civiltà e di cultura all'Italia, e non solo, è partito da queste contrade! La nemesi? La considerazione che godiamo nel Paese è così bassa che perfino questi fatti storici unici e come tali eccezionali, che tra l'altro nemmeno abbiamo avuto, né abbiamo oggi, la capacità e qualità di saper correttamente gestire e valorizzare, vengono messi in dubbio poiché troppo abissale la differenza tra allora e oggi: nessuno ti crede. Ultimamente si parla perfino di teatri! Ne hanno costruito uno a Cassino (dedicato a Manzoni, come nell'anteguerra: che cosa c'entra Manzoni?), ora è il turno di Frosinone (lo chiameranno: Teatro Leopardi, si mormora). Cioè iniziative e intraprese che partono dal tetto, che non tengono alcun conto della realtà storica del territorio e quindi altamente distruttive o inutili, autoporti, eliporti, aeroporti, palazzoni per i senza tetto, dorsale appenninica.....
Isola del Liri, imperdonabile per essere venuta meno, nei confronti della civiltà e della cultura, anche ad un suo preciso obbligo e dovere connaturati e congeniali, quello cioè di mettere a disposizione dei cittadini e della collettività nazionale un luogo che avesse illustrato e rammentato e fatto tenere presente la memoria di una vicenda storica imprenditoriale della massima importanza in tutta l'Europa. Nulla e zero: hanno tutto o quasi, distrutto e annientato della prodigiosa architettura industriale, barbaramente: la turbina è stata sostituita dalla trombetta! La loro cura principale fino ad oggi è stata la cementificazione farneticante del territorio, l'ammutolamento di una delle due prodigiose cascate, la istituzione della biblioteca comunale due o tre anni fa, con sommo ritardo, e poi zero totale.
Fallimenti paurosi e ormai difficilmente recuperabili, anche a Fiuggi, Cassino, Ferentino con in testa il più biasimevole: il capoluogo, Frosinone. Il livello è talmente basso che parlare di una pinacoteca o di una galleria d'arte anche quella coi pittorelli locali che, in effetti, non si nega a nessuno, come a nessuno si nega un museo archeologico, in queste città invece è motivo perfino di riso e di ilarità, talmente siderale è divenuta la distanza da certi concetti ed esigenze e talmente ormai radicata nella, a dir poco, inconsapevolezza della mentalità generale. Al di là delle Alpi, anche nei paesi di tre mila abitanti, è facile rinvenire un luogo di incontro e di aggregazione e di gratificazione dove gli abitanti e soprattutto gli scolari e studenti vengono abituati ed educati a frequentare e a studiare e allo stesso tempo a edificarsi, e cioè il cosiddetto museo o galleria civica dove è presente tutto quanto attiene e pertiene il loro territorio, dagli umili arnesi di lavoro agli uomini importanti del luogo, alla storia locale, ai personaggi di rilievo, ai fatti civici, messi in condizione tra l'altro ad aver dimestichezza col bello e col buono e col valido della esistenza, col rispetto delle regole, ecc. Da noi, di norma, la cultura e la educazione e la consapevolezza dell'appartenenza ad una comunità, la memoria storica dunque, tutto ciò si coltiva e si promuove, invece, con le panzane politiche, le sagre della mozzarella e quella del fagiolo, tuttalpiù con qualche festival 'internazionale'. A proposito di obblighi e doveri connaturati e congeniali, si sa che Fiuggi nel passato, e anche oggi pur se di meno, ha giuocato un ruolo di rilievo nel turismo termale, quindi qualificato, in Italia, quindi luogo di incontro di ospiti da tutte le parti, per decenni e decenni, non è stata in grado di dotarsi di un centro di aggregazione e di bel vivere da offrire ai suoi ospiti, non dico una istituzione artistica adeguata (galleria o pinacoteca) che esige ben altri presupposti che comunque non esiste, nemmeno a livello embrionale o progettuale, ma quanto meno di una istituzione scientifica e culturale che si proponesse di informare e di mostrare le virtù non solo terapeutiche dell'acqua di Fiuggi e delle acque minerali in genere. Nulla.
Ma si pensi a Cassino che ad ogni occasione sfoggia retorica e pathos parlando di pace e di martirio, che non è stata in grado di realizzare -sempre secondo i parametri di cui sopra- un simulacro di istituzione che concretamente e scientificamente e visivamente rammentasse ai propri cittadini e al mondo quelle vicende storiche inaudite che si sono svolte sul suo suolo e, allo stesso tempo, ne ricordasse il passato, ad ammaestramento ed ammonimento. Zero totale. Altre località dell'Europa dove si sono svolte vicende belliche di gran lunga meno significative, sono state in grado di realizzare strutture e accomodamenti che richiamano centinaia di migliaia di persone all'anno.
Parlare di Frosinone e della sua situazione culturale e artistica è così squalificante ed umiliante che è meglio astenersene e attenersi alle statistiche nazionali che sanzionano e certificano scientificamente tale suo ruolo ontoso di ultimo o quasi dei capoluoghi italiani. Catanzaro sette musei, Oristano due, Ragusa tre, Enna due, Sassari quattro, Crotone cinque, Cagliari la gloriosa addirittura quattordici, Frosinone zero assoluto, anzi no: un museo archeologico -senza citare il contenuto- che non si nega a nessuno, dove il visitatore è rappresentato solo dall'impiegato.
La disgrazia grande è che non ci si rende conto di quello che comporta la mancanza di tali strutture civili -ben funzionanti e ben gestite- in una società, in termini di educazione sociale e di edificazione e quindi di normale esistenza. Ma la tragedia perfino storica è costatare che laddove in tutti i musei del mondo o quasi, è presente appeso alle pareti almeno un quadro che raffigura il personaggio in costume ciociaro o il pifferaro o lo zampognaro ciociari, vale a dire i simboli e i marchi eccezionali ed unici della Ciociaria, dimostrazione e riprova di quanto e quale interesse abbiano esercitato le creature ciociare nel loro splendido costume nei secoli trascorsi, a Frosinone invece si registra, di nuovo, lo zero assoluto: non dico la pinacoteca ciociara, che è il suo esito connaturato, ma almeno un quadro nelle sue pubbliche istituzioni. Il termine 'tragedia sociale' non è una esagerazione: infatti il massimo dell'insulto al passato e al presente è rappresentato dalla ignoranza voluta o inconsapevole della propria storia e della sua gestione intelligente: è la memoria storica che preserva dal degrado, dall'approssimazione, dalla improvvisazione. Uno si chiede perfino: ma è stata mai amministrata nel senso etimologico della parola, Frosinone da qualcuno? Possibile che la cementificazione fine a sé stessa è stata la sola e totalizzante incombenza di tutti?
Nelle note a venire ci soffermeremo sulle istituzioni museali nel frusinate.
Maria Bruzzese da Gallinaro in 'Eva' di Rodin
Ammettiamolo, pragmaticamente: è come parlare di frigoriferi ai lapponi o di fedeltà coniugale alla puttana o di legalità al corrotto e ladrone. Eppure, ecco la nemesi storica inaudita, la lingua italiana è nata qui, qui sono stati stampati i primi libri in Italia, da qui è partita la civiltà europea col monachesimo e la regola benedettina, in Ciociaria è nato colui che ha inventato l’arte tipografica e ha inventato la punteggiatura e il corsivo, in queste contrade si è parlato per la prima volta della funzione del lavoro quale attività libera che ci avvicina alla Divinità: ciò significa che il contributo maggiore, fondamentale, di civiltà e di cultura all’Italia, e non solo, è partito da queste contrade! La nemesi? La considerazione che godiamo nel Paese è così bassa che perfino questi fatti storici unici e come tali eccezionali, che tra l’altro nemmeno abbiamo avuto, né abbiamo oggi, la capacità e qualità di saper correttamente gestire e valorizzare, vengono messi in dubbio poiché troppo abissale la differenza tra allora e oggi: nessuno ti crede. Ultimamente si parla perfino di teatri! Ne hanno costruito uno a Cassino (dedicato a Manzoni, come nell’anteguerra: che cosa c’entra Manzoni?), ora è il turno di Frosinone (lo chiameranno: Teatro Leopardi, si mormora). Cioè iniziative e intraprese che partono dal tetto, che non tengono alcun conto della realtà storica del territorio e quindi altamente distruttive o inutili, autoporti, eliporti, aeroporti, palazzoni per i senza tetto, dorsale appenninica…..
Isola del Liri, imperdonabile per essere venuta meno, nei confronti della civiltà e della cultura, anche ad un suo preciso obbligo e dovere connaturati e congeniali, quello cioè di mettere a disposizione dei cittadini e della collettività nazionale un luogo che avesse illustrato e rammentato e fatto tenere presente la memoria di una vicenda storica imprenditoriale della massima importanza in tutta l’Europa. Nulla e zero: hanno tutto o quasi, distrutto e annientato della prodigiosa architettura industriale, barbaramente: la turbina è stata sostituita dalla trombetta! La loro cura principale fino ad oggi è stata la cementificazione farneticante del territorio, l’ammutolamento di una delle due prodigiose cascate, la istituzione della biblioteca comunale due o tre anni fa, con sommo ritardo, e poi zero totale.
Fallimenti paurosi e ormai difficilmente recuperabili, anche a Fiuggi, Cassino, Ferentino con in testa il più biasimevole: il capoluogo, Frosinone. Il livello è talmente basso che parlare di una pinacoteca o di una galleria d’arte anche quella coi pittorelli locali che, in effetti, non si nega a nessuno, come a nessuno si nega un museo archeologico, in queste città invece è motivo perfino di riso e di ilarità, talmente siderale è divenuta la distanza da certi concetti ed esigenze e talmente ormai radicata nella, a dir poco, inconsapevolezza della mentalità generale. Al di là delle Alpi, anche nei paesi di tre mila abitanti, è facile rinvenire un luogo di incontro e di aggregazione e di gratificazione dove gli abitanti e soprattutto gli scolari e studenti vengono abituati ed educati a frequentare e a studiare e allo stesso tempo a edificarsi, e cioè il cosiddetto museo o galleria civica dove è presente tutto quanto attiene e pertiene il loro territorio, dagli umili arnesi di lavoro agli uomini importanti del luogo, alla storia locale, ai personaggi di rilievo, ai fatti civici, messi in condizione tra l’altro ad aver dimestichezza col bello e col buono e col valido della esistenza, col rispetto delle regole, ecc. Da noi, di norma, la cultura e la educazione e la consapevolezza dell’appartenenza ad una comunità, la memoria storica dunque, tutto ciò si coltiva e si promuove, invece, con le panzane politiche, le sagre della mozzarella e quella del fagiolo, tuttalpiù con qualche festival ‘internazionale’. A proposito di obblighi e doveri connaturati e congeniali, si sa che Fiuggi nel passato, e anche oggi pur se di meno, ha giuocato un ruolo di rilievo nel turismo termale, quindi qualificato, in Italia, quindi luogo di incontro di ospiti da tutte le parti, per decenni e decenni, non è stata in grado di dotarsi di un centro di aggregazione e di bel vivere da offrire ai suoi ospiti, non dico una istituzione artistica adeguata (galleria o pinacoteca) che esige ben altri presupposti che comunque non esiste, nemmeno a livello embrionale o progettuale, ma quanto meno di una istituzione scientifica e culturale che si proponesse di informare e di mostrare le virtù non solo terapeutiche dell’acqua di Fiuggi e delle acque minerali in genere. Nulla.
Ma si pensi a Cassino che ad ogni occasione sfoggia retorica e pathos parlando di pace e di martirio, che non è stata in grado di realizzare -sempre secondo i parametri di cui sopra- un simulacro di istituzione che concretamente e scientificamente e visivamente rammentasse ai propri cittadini e al mondo quelle vicende storiche inaudite che si sono svolte sul suo suolo e, allo stesso tempo, ne ricordasse il passato, ad ammaestramento ed ammonimento. Zero totale. Altre località dell’Europa dove si sono svolte vicende belliche di gran lunga meno significative, sono state in grado di realizzare strutture e accomodamenti che richiamano centinaia di migliaia di persone all’anno.
Parlare di Frosinone e della sua situazione culturale e artistica è così squalificante ed umiliante che è meglio astenersene e attenersi alle statistiche nazionali che sanzionano e certificano scientificamente tale suo ruolo ontoso di ultimo o quasi dei capoluoghi italiani. Catanzaro sette musei, Oristano due, Ragusa tre, Enna due, Sassari quattro, Crotone cinque, Cagliari la gloriosa addirittura quattordici, Frosinone zero assoluto, anzi no: un museo archeologico -senza citare il contenuto- che non si nega a nessuno, dove il visitatore è rappresentato solo dall’impiegato.
La disgrazia grande è che non ci si rende conto di quello che comporta la mancanza di tali strutture civili -ben funzionanti e ben gestite- in una società, in termini di educazione sociale e di edificazione e quindi di normale esistenza. Ma la tragedia perfino storica è costatare che laddove in tutti i musei del mondo o quasi, è presente appeso alle pareti almeno un quadro che raffigura il personaggio in costume ciociaro o il pifferaro o lo zampognaro ciociari, vale a dire i simboli e i marchi eccezionali ed unici della Ciociaria, dimostrazione e riprova di quanto e quale interesse abbiano esercitato le creature ciociare nel loro splendido costume nei secoli trascorsi, a Frosinone invece si registra, di nuovo, lo zero assoluto: non dico la pinacoteca ciociara, che è il suo esito connaturato, ma almeno un quadro nelle sue pubbliche istituzioni. Il termine ‘tragedia sociale’ non è una esagerazione: infatti il massimo dell’insulto al passato e al presente è rappresentato dalla ignoranza voluta o inconsapevole della propria storia e della sua gestione intelligente: è la memoria storica che preserva dal degrado, dall’approssimazione, dalla improvvisazione. Uno si chiede perfino: ma è stata mai amministrata nel senso etimologico della parola, Frosinone da qualcuno? Possibile che la cementificazione fine a sé stessa è stata la sola e totalizzante incombenza di tutti?
Nelle note a venire ci soffermeremo sulle istituzioni museali nel frusinate.
Michele Santulli
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Ultimo aggiornamento (Martedì 04 Ottobre 2011 11:25)



