La sfortuna .....di Amleto Cataldi
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di Michele Santulli - Amleto Cataldi (1882-1930) originario di Roccasecca-Castrocielo, è da considerare, con Rodin o dopo Rodin, tra i due o tre grandi scultori del Novecento europeo, per la elevata qualità nonché per la varietà e ricchezza di opere create. Egli non ha innovato o fondato scuole e correnti, ma ha solamente operato nella scia delle regole e dei principi eterni della classicità, soprattutto greca e romana, nella osservanza e obbedienza dei parametri e canoni degli antichi maestri, rispettandone regole e norme con la massima fedeltà epperò profondendo in ogni sua opera la impronta della sua ricerca personale e della sua abilità e della sua sensibilità, trasponendole con grazia e maestria nel mondo del suo tempo, nel Liberty, nel Décò, nella Secessione, nell'ideale fascista, con enorme capacità di adattamento e di assimilazione del nuovo.
La scultura attualmente nell'atrio della Provincia di FR, assieme alla "Fontana della Ciociara" davanti alla Casina Valadier a Roma, assieme alla "Portatrice d'acqua" nel caffè della Galleria Naz. Arte Moderna a Roma, assieme alla "Ballerina velata" che si ammira nel Museo Comunale di Palermo, alla "Donna che si pettina" nel Beaubourg di Parigi, all'"Arciere" maestoso che si leva al Quirinale, rappresentano -e sono solamente alcuni delle decine e decine - dei punti di riferimento dell'arte della Scultura nel Novecento. Ma parrebbe che si abbia paura a riconoscerlo. In effetti dalla sua morte, salvo per una piccola mostra negli anni '50, nessuno si è mai ricordato di onorare questo artista: totalmente dimenticato: azzerato. Le sole note di vita sono state la presenza della 'Danzatrice' nel palazzo della Provincia di Frosinone e la biografia dell'artista, con non pochi errori, che ne ha redatto la Treccani. Si arriva al punto perfino ingiurioso che alla Galleria Nazionale di Arte Moderna, dove sono conservate cinque opere di Cataldi, se si fa una ricerca del suo nome nel loro sito ufficiale, di Amleto Cataldi non si ottiene risposta: non esiste, non c'è, è stato cancellato, annullato.
E' inaudito e incredibile ma è così. E tale annullamento di visibilità alla Gall. Naz. viene sottoscritto anche dalla Galleria Comunale di Arte Moderna di Roma dove di opere di Cataldi ne sono presenti tre che sono almeno venti anni, se non di più, che sono interdette al pubblico a causa di lavori di ristrutturazione che durano come sempre, una eternità. Ma quello che deve spaventare è la volontà palese e manifesta di oscuramento, conscia o inconscia, come si vuole, di questo gigante del Novecento Europeo da parte dei curatori d'arte romani. Un altro esempio: l'anno scorso hanno organizzato una grossa esposizione dal titolo: "Percorsi del '900 romano in 70 opere della Galleria Comunale d'Arte Moderna di Roma": leggendo l'elenco degli artisti, l'unico assente è Amleto Cataldi! Pur se presente, ripeto, con tre opere in questa Galleria Comunale. A parte le altre considerazioni, nessuna ragione scientifica o storica avrebbe potuto giustificare l'organizzazione di una tale iniziativa senza la presenza di Amleto Cataldi! E' come voler esporre l'Impressionismo senza Monet o il fauvismo senza Matisse.
Gli episodi più sopra descritti possono leggersi e interpretare come si vuole: sicuro e innegabile è il fatto che un titano della scultura italiana ed europea del Novecento è troppo grande per poter essere capito e valorizzato dai curatori romani. L'arretratezza e l'anacronisma delle romane istituzioni in questione a mio avviso si confermano in maniera schiacciante alla luce di questo ulteriore episodio, che non è il solo: nel 2010-2011 il più grande museo al mondo di arte moderna e contemporanea, il Guggenheim di New York, organizza una mostra mondiale sull'arte in Europa tra il 1919 e il 1929 e ritiene normale presentare una scultura in bronzo di Cataldi! A Roma invece Cataldi viene messo in deposito! A conclusione riporto le parole che si leggono nel catalogo della Guggenheim menzionato: "....the little remembered Amleto Cataldi (whose third google result is someone's facebook profile)". Questa è una maniera elegante pur se oltremodo icastica per dire ai curatori romani e agli studiosi italiani: ma che state non-facendo!
Al contrario questo insulto alla critica è la riprova più valida per provare e documentare quanto qui asserito sulla grandezza di Amleto Cataldi.
Che le istituzioni e le associazioni ma soprattutto gli studenti operino per la difesa e valorizzazione di Amleto Cataldi.
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Ultimo aggiornamento (Lunedì 05 Settembre 2011 10:14)



