Ma davvero Craxi e Berlusconi sono uguali?
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Dieci anni fa moriva Bettino Craxi. Della sua morte in questi giorni se ne fa un uso pubblico e occasione di polemica politica che colpiscono perchè suonano come ricerca di una voglia di vendicarlo per legittimarne il ricordo.
Quello che colpisce è vedere come sanguinano ancora le ferite. Chi vuole vendicarlo rischia di scrivere ancora una pagina di divisione e lacerazione degli italiani.
Che cosa c'è da vendicare? Che cosa c'è da ricordare che manchi così tanto agli italiani? E' ormai definitivamente invalsa, con il berlusconismo, la paratica di parlare di singole figure, certamente potenti (e che altro semmai?) facendo riferimento alla loro "vicenda umana", come convitamente qualche opsipte del salotto di Gad Lerner cercava di affermare lunedì 18 gennaio sera (La7tv).
Prima di tutto chiarisco che non ritengo possa esserci relazione fra Berlusconi e Craxi (come sostenuto da qualcuno) oltre la conoscenza della loro amicizia e dei loro reciproci sostegni (vedi leggi sulle frequenze televisive). Craxi è stato condannato per atti compiuti nella sue attività politiche di partito o istutizionali, Berlusconi è chiamato a rispondere alla giustizia per fatti avvenuti nelle sue attività private. Quindi proprio nulla in comune hanno le due vicende giudiziarie tranne che, appunto, entrambi sono chiamati dalla legge a rispondere dei propri atti. Craxi tuttavia si fece giudicare. E' incontrovertibile, tuttavia, il fatto che il condannato Craxi si sia sottratto, con la fuga all'estero, all'esecuzione di quelle sentenze, rendendosi così "latitante" (non "esule" né "esiliato").
Trovo che parlare di Craxi come si sta tentando di fare, cioè cercandi di appellarsi alla sua vicenda umana quasi ad invocare semplicemente ed esclusiavamente comprensione (di nuovo umana) non serva molto per cercare di capire e giudicare un uomo politico e di governo. (anzi lo trovo mortificante per lui cosi orgoglioso e sicuro di sè)
Si ripete gridando a squarciagola che è stato un "statista". Bene si parli allora della sua opera e del lascito di cui ancora starebbe beneficiando la società italiana. Qual'è la sua eredità? Non basta citare Sigonella! Oppure vogliamo ricordare quella meraviglia dell'abolizione della scala mobile?
La società italiana alla fine degli anni '70, dopo aver sconfitto il terrosrismo con l'aiuto detreminate dei lavoratori e della sinistra quasi tutta, aveva bisogno di impegnarsi per consolidare le conquiste sociali fatte (welfare e diritti e tutele del lavoro) e invece viene guidata a smarrire il suo orizzonte in fumose enunciazioni di novità non meglio individuate che hanno sospinto tutti noi a vivere in una società più ingiusta, con maggiori diseguaglianze, indebitati come non mai. In una parole privati di un sereno futuro.
Capisco che l'affetto, le simpatie, il senso di apparteneza procurino sofferenza in chi ritiene di che si sia vittime d'ingiustizia.
So anche per esperienza personale che cosa signigifichi non veder riconosciuto il senso vero delle proprie azioni e iniziative, la finalità delle proprie scelte e che addirittura i propri comportamenti vengano scambiati per colpe penalmente perseguibili. So anche che tuttavia questa somma ingiustizia, anche quando si rivela tale, non giustifica alcun cambio di campo d'appartenenza. Tanto meno giustifica la voglia di cambiare la Costituzione come oggi vorrebbero alcuni che si dichiarano eredi di Craxi.
Anche in politica c'è un limite invalicabile di coerenza e di moralità. Cambiare opinione è legittimo e a volte doveroso, ma fare il salto della quaglia e cambiare campo sposando le idee e soprattutto gli interssi degli avversari di sempre è amorale e immorale. Forse è un po' lunga questa introduzione, ma ho voluto con essa portarvi a tre articoli pubblicati su "rassegna.it" e dedicati a Craxi, tutti e tre molto interessanti ed anche belli fra cui uno di Tarcisio Traquini, nei quali si tenta in maniera argomentata di valutarne atti e comportamenti in maniera scrupolosa e direi anche molto rispettosa. Buona lettura.
Il tormentato dibattito su Craxi di Davide Orecchio
Craxi preso sul serio da Italia 2013
L'onda lunga di Craxi di Tracisio Tarquini
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Ultimo aggiornamento (Giovedì 21 Gennaio 2010 11:53)







