"Verso sud, il nostro amore per la politica", Nichi Vendola alla Fiera del Levante
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12 SET 2009 - L’intervento di Nichi Vendola all’inaugurazione della 73esima edizione della Fiera del Levante segnalato da Bruno Roveda.
Signor Ministro, autorità, signore e signori,
c’è una crisi che corre come un fiume carsico sotto i nostri piedi, che apre voragini nella terra di tutte le nostre certezze, che si srotola nelle algebre della recessione e della disoccupazione, che rincorre come un’ombra cattiva l’ansia di lavoro e di futuro, che esplode non solo nella narrazione economica ma persino nella trama del nostro vivere associato.
Dico della crisi civile che talvolta leggiamo, come in filigrana, attraverso la lente raggelante della cronaca nera: la cronaca del bullismo che gli adolescenti mutuano dagli adulti, della violenza alle donne e ai bambini, dell’intolleranza razzista e omofoba. Dico della crisi culturale di un Paese che stenta ormai a riconoscersi unito nelle sue diversità, e che non è più capace di percepire quella differenza che noi abitiamo, cioè il Mezzogiorno d’Italia, come una ricchezza per tutti. Il Sud, in tanta immaginazione mediatica e ormai in tanta parte dell’opinione pubblica nazionale, appare come una minaccia o come un danno o come un peso: non un territorio ricco di articolazioni e differenze interne, non una storia lunga e larga di genti e di borghi che con stenti e fatica seppero vestire la vita nuda di dignità e di virtù, non il cuore di quell’Europa mediterranea che già dalle feritoie del castello ottagonale di Federico II scrutava orizzonti di conoscenza e di bellezza, nulla di tutto questo, bensì il Sud come metafora rinsecchita e livida del degrado e del regresso. Abbiamo camminato tanto – noi meridionali dei molteplici meridioni d’Italia – eppure siamo prigionieri della fissità retorica del racconto altrui, di noi dicono che viviamo sulle spalle degli altri, che siamo irrimediabilmente legati al palo delle nostre malefatte, che siamo il solito incorreggibile e dissipatore Sud, la patria lussuriosa e indolente del Gattopardo. Non è solo un racconto cattivo, è soprattutto un racconto interessato. Interessato a timbrare ideologicamente l’avvio della riforma federalista, a farne non la traccia di una più matura unità del Paese ma una sorta di rendiconto rancoroso che quelli di su presentano a quelli di giù, a proiettarla come una secessione lenta e fatale, come il trionfo della tribù sulla patria, come la rottura dei vincoli di solidarietà e la caduta rovinosa dell’universalismo dei diritti. Eppure in questo nostro Mezzogiorno caleidoscopico e vitale, al di là dei tanti abusati stereotipi, ci sono depositi preziosi di eccellenze in ogni campo, dalla produzione industriale alla creazione artistica, e non ci aiuta né ci stimola il pregiudizio o l’anatema. Di questa nostra comunità allargata, e cioè venti milioni di italiani collocati in un crocevia dove tutti i punti cardinali si mescolano e si confondono, noi dobbiamo vedere le luci e le ombre, noi dobbiamo dire il fascino e il genio ma anche, quando e laddove appaia, l’orrore e l’indecenza: e dobbiamo farlo noi in prima persona, se vogliamo esser capaci di riannodare i fili di quel meridionalismo democratico che non fu mai un “partito del sud” o un leghismo capovolto, che non fu piagnisteo sociologico o folclore etnologico, ma rigore intellettuale e passione civile di chi diagnosticava le radici sociali di antiche e moderne patologie; di chi, pur mentre radiografava il male, si sforzava di piantare il seme di quella “riforma intellettuale e morale” che dovrà diventare (lo dico con disperato ottimismo) la fondazione di un nuovo Sud e di una nuova Italia.
La Puglia, signor Ministro, non si propone come una periferia petulante e questuante. I nostri avi, pure incurvati dalla fatica del lavoro rurale, ci hanno insegnato a tener la schiena dritta. Noi siamo una regione di successo in tante discipline, alcune delle quali abbiamo imparato a maneggiare nel tempo di un cambio di stagione. La crescita certificata e costante del turismo ha percentuali strabilianti in tempi di crisi così dura: siamo riusciti a inventare una politica mirata sulla poliedricità magica delle Puglie, abbiamo mirato con coraggio alla destagionalizzazione, abbiamo investito su un network di voli e di scali che ha visto una lievitazione del traffico passeggeri fino a superare il 20% a Bari e il 13% a Brindisi, i nostri porti hanno smesso di farsi, l’un contro l’altro armati, una demenziale e distruttiva concorrenza e hanno cominciato a funzionare come sistema portuale integrato e Bari è tornata ad avere il porto più trafficato dell’Adriatico, abbiamo investito centinaia di milioni di euro nel rinnovo del materiale rotabile e ora cominciamo ad avere treni che non sono scatole per sardine, in alcuni casi treni attesi da quarant’anni come il Lucera-Foggia; in altri casi abbiamo tagliato nastri di storia e di civiltà, come quello della metropolitana che nella città capoluogo rompe la solitudine e l’abbandono della sua più famosa periferia, cioè il San Paolo. Abbiamo investito poderosamente sulla qualità, sulla cultura, sull’innovazione, sul talento delle giovani generazioni: spesso abbiamo messo risorse per colmare tagli governativi, come per le ingenti risorse finanziarie che abbiamo messo a disposizione del nostro sistema universitario o come per i 22 milioni che dedichiamo alla scuola primaria, per salvare circa 1.500 lavoratori precari e trasformarli in un esercito che operi nei territori del disagio sociale e della dispersione scolastica, laddove dobbiamo far vivere il diritto all’apprendimento, il diritto al sapere come cruciale diritto di cittadinanza. Bollenti spiriti, contratto etico, ritorno al futuro, principi attivi: sono i nomi di programmi che hanno dato speranza a tanti ragazzi e ragazze di Puglia, con cui abbiamo finanziato master di alta specializzazione, costruzione di laboratori urbani di cultura e comunicazione, reti orizzontali di innovazione. A Roma si tagliava il Fondo per lo spettacolo e noi abbiamo aumentato l’impegno a sostenere il teatro, la prosa, la lirica, la danza, la musica. Tornando ad investire in riappropriazione, recupero, rifunzionalizzazione, ristrutturazione o restauro di pezzi del nostro patrimonio artistico, storico, archeologico, paesistico, naturalistico. Il cinema è venuto in Puglia, non solo come andirivieni di troupe cinematografiche accolte e aiutate dalla nostra Apulia Film Commission, ma come incubazione di nuove attività produttive, come officina di nuovi lavori: e nelle prossime settimane inaugureremo il cine-porto di Bari e quello di Lecce mentre abbiamo finanziato la nascita del Polo del cinema digitale. In questa caldissima estate abbiamo spento, senza che nessuno se ne accorgesse, 3.700 incendi boschivi, abbiamo vinto il primo premio di Legambiente per le migliori pratiche di protezione dal fuoco, e abbiamo visto all’opera ciò che solo due anni fa era, per me, ancora un sogno che doveva scalare montagne di inerzia burocratica e decenni di incuria: una moderna protezione civile, attrezzata tecnologicamente di ciò che consente il controllo e la prevenzione, una sala operativa che è un modello di coordinamento interforze, un lavoro sistematico e inedito di formazione, addestramento, coordinamento delle nostre realtà meravigliose di associazioni di volontariato. E anche questa estate abbiamo, un po’ controcorrente, lavorato per accogliere i lavoratori migranti così come si devono accogliere dei fratelli: fornendo loro, nelle campagne di capitanata, acqua potabile, servizi igienici, ambulatori medici, insomma quei diritti minimi che sono insidiati dalla mala-economia e dalla malavita: e se da un lato c’è la legge dei caporali e del caporalato, dall’altro c’è la nostra legge regionale contro il lavoro nero premiata in Europa come migliore esempio continentale di strumentazione utile a guadagnare diritti laddove spesso domina la barbarie. E i nostri medici, sia detto senza polemica, a un bimbo straniero che è anche un bimbo malato non chiederanno i documenti. La Puglia ha imparato nel corso nel secoli a sentirsi parte del mondo, valico intelligente e solidale, e cerca oggi di essere accogliente per le persone e respingente per i traffici criminali: qui con la Guardia di Finanza abbiamo da anni rodato un protocollo operativo, con importanti finanziamenti regionali, che ci ha consentito di conseguire risultati decisivi per esempio nel contrasto al traffico di rifiuti speciali provenienti dai Balcani, o più in generale nel campo dei reati economici. Col Noe dei Carabinieri, con le diverse autorità anti-crimine, abbiamo costruito sinergie per la repressione dei reati ambientali. Ma abbiamo in positivo lavorato per la sottrazione alla speculazione di aree importanti del nostro territorio, abbiamo istituito 15 parchi, abbiamo avanzato progetti di bonifiche integrali di aree inquinate di interesse nazionale come Brindisi e Taranto. Abbiamo fatto vivere ciò che prima era un simulacro, cioè l’Arpa. E se il primo atto del mio governo era stato, con la messa in sicurezza del sito ex Fibronit a Bari, una battaglia vinta contro l’amianto, l’esperienza più significativa della mia vita amministrativa è sicuramente il varo della legge regionale contro la diossina: la più avanzata d’Italia, forse d’Europa, una legge scritta dal dolore di una intera città, Taranto, e partorita insieme ai figli dei lavoratori dell’Ilva. Una legge per dire che il diritto al lavoro e il diritto alla salute possono incrociare i propri passi per fare un cammino comune. E noi, signor ministro, non siamo stati il partito del No.
Ultimo aggiornamento (Sabato 12 Settembre 2009 17:26)






