Anche il potere economico riscopre il lavoro
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Il Governatore della Banca d'Italia Mario Draghi ha affermato, nella Lectio magistralis tenuta alla Facolta' di Economia 'G. Fua'' di Ancona, che bisogna stabilizzare i precari per assicurare piu' produttività: "Senza la prospettiva di una pur graduale stabilizzazione dei rapporti di lavoro precari, si indebolisce l'accumulazione di capitale umano specifico, con effetti alla lunga negativi su produttivita' e profittabilita''.
Questa presa di posizione ha suggerito un commento di Giovanni Morsillo che qui di seguito pubblichiamo.
«Questo link è rivoluzionario: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2010/11/05/visualizza_new.html_1704861716.html, leggere per credere.
Draghi, Governatore della Banca d'Italia e stimato uomo dell'estblishment capitalista, ossia modernamente finanziario, analizzando i dati del non-sviluppo italiano si è finalmente arreso alle tesi lavoriste dei paladini del contratto di lavoro.
Questi ultimi, dipinti dalla pubblicistica reazionaria di destra e disorientata della sinistra da salotto (ormai da sottoscala) che abitano indegnamente le stanze del potere come vetero-boscevichi assetati del sangue innocente dei portafogli padronali, chiedono da sempre esattamente la stabilizzazione del lavoro, ancora convinti che sia questo, e non la speculazione, a creare la ricchezza. Anche qui, si sprecano le dichiarazioni, i convegni, gli articoli, che ne sottolineano l'arretratezza, la pochezza, e perfino la malafede e la rozzezza culturale.
Forse i lavoratori, e quel che resta delle "loro" organizzazioni sindacali e politiche, saranno retrò e rimanticamente nostalgici, magari non conoscono le ultime acquisizioni teoriche dei geni della finanza (che puntualmente sbattono il grugno contro la testa dura della realtà, vedi new economy, bolle e bollette varie, mutui americani, ecc.), però le dichiarazioni di Draghi dicono chiaro e pulito una cosa: essi hanno ragione!
Chissà cosa sta rimuginando adesso il diversamente utile ministro Brunetta, che ha trionfalmente annunciato che entro il 2013 (speriamo vada via molto prima) butterà sul lastrico 300.000 lavoratori dalla PA? Per gli smemorati a orologeria, vogliamo ricordare che quel numero corrisponde esattamente, guarda tu il caso!, a quelli stabilizzati dal noto e dimenticato emendamento di Manuela Palermi alla finanziaria dell'allora Governo Prodi di tre anni fa.
Draghi dice anche che il non sviluppo del Nord non è diverso da quello del Sud, sebbene taccia (non è un politico né un sociologo) sulle responsabilità delle imprese del Nord anche sul malaffare e sulla devastazione del Meridione. Se Draghi ha torto, che lo teniamo a fare alla testa della Banca d'Italia? Ma se avesse ragione, che ne facciamo del federalismo?
Quando recupereremo l'uso del cervello, e rifiuteremo di sentire come verità quello che propina la propaganda del luogo comune, forse vedremo con chiarezza che il nostro sfruttamento si regge, in buona parte, sulla condivisione di menzogne e comprenderemo che le ricette proposte da questi figuri sono in realtà il male.»{jcomments on}
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Ultimo aggiornamento (Sabato 06 Novembre 2010 12:15)






