Ma il Pd vuole l'acqua libera?
| Pagine di ... - Alteri |
Abbiamo letto con attenzione la proposta del Pd sull'acqua, pubblicata sul sito del partito e riportata sulle pagine di edicolaciociara.it. Dopo l'ennesima lettura, ci siamo accorti sconcertati che se qualcuno ci avesse chiesto: "Il Pd vuole l'acqua pubblica o privata?", la nostra risposta sarebbe stata: Boh!
Sicuramente sarà colpa del nostro scarso comprendonio, ma l'unica cosa che emerge con chiarezza da quel progetto "autonomo" è che il Pd non vuole il referendum per la ri-pubblicizzazione dell'acqua, poiché "da 15 anni si perdono tutti i referendum e in buona parte diventano un boomerang", dice Bersani. Come si vede, argomenti stringenti. Dai quali si ricava che l'unica preoccupazione che ha il Pd è quella di apparire "autonomo" da coloro che vogliono l'acqua pubblica, ma non da quelli che vorrebbero accaparrarsela o se la sono già accaparrata, pare. Come al solito, si vorrebbero fare le stesse cose della destra, solo "un po' meno". Salvo poi definirsi "alternativi". La classe non è acqua.
Aggiunge Bersani: "Pur guardando con simpatia a tutti quelli che si stanno muovendo contro la privatizzazione forzata dell'acqua, crediamo che il referendum, per sua natura, non abbia il necessario aspetto propositivo che aiuti a trovare una soluzione". In realtà, nessuno si sta muovendo contro la "privatizzazione forzata" dell'acqua; ci si sta muovendo, invece, contro la sua privatizzazione, senza aggettivi, forzata o meno che sia. E poi, neanche la privatizzazione è stata la soluzione al problema della gestione delle risorse idriche, ma quella si è fatta e si vuole continuare a farla. Coloro che si stanno impegnando in questa direzione ritengono, e noi con loro, che un bene primario come l'acqua non possa essere messo tra le grinfie dei mercanti; che non è vero che la gestione privata sia migliore della pubblica, come dimostra il dietrofront della Città di Parigi; che l'acqua privatizzata potrebbe dare luogo a conflitti inimmaginabili, tra individui, classi e Stati. Bersani e il Pd, invece, cosa pensano? Non si sa.
Analizzando, poi, nel merito i punti del progetto, l'impressione non è migliore. 1) Partecipazione attiva di Stato e Regioni. Cosa significa partecipazione attiva? Non si sa. 2) Creazione di un'autorità per la regolazione del servizio. Autorità indipendente come l'Agcom? 3) Il ritorno ad un quadro normativo chiaro e stabile... Cosa significa? 4) Meccanismi che incentivino gli investimenti, la competenza, l'efficienza e l'innovazione tecnologica; affinché, dice Bersani, "al minimo possibile delle tariffe si associ il massimo possibile degli investimenti". Niente male come auspicio. Poi aggiunge che bisogna lavorare "sulle infrastrutture per dare stabilità al sistema"; e, specifica di suo l'estensore del comunicato, "L'intento è che pure esse siano pubbliche". "Pure esse" in che senso, scusi!? Da nessuna altra parte è stato detto che debba esserci qualcosa di pubblico. S'intende che gli investimenti nelle infrastrutture debbano essere pubblici e gli utili invece privati? C'è qualche refuso di stampa? O è un tentativo subdolo di far credere una cosa per un'altra?
C'è modo di sentire qualcosa di chiaro dal Pd? Non di sinistra, di centro o di destra: soltanto chiaro.
Se il Pd è per la privatizzazione dell'acqua, ma fatta in un certo modo, lo dica e spieghi il perchè e il come; se invece è per la gestione pubblica dell'acqua, lo dica e ci spieghi il perchè e il come. Senza troppi timori: nel caos in cui ci agitiamo, pensiamo che molti italiani troverebbero lodevole che qualcuno tentasse di dare risposte nuove anche a domande vecchie. Ma le dica, queste risposte nuove! Perlomeno, una parte o l'altra dei cittadini italiani avrebbe finalmente un buon motivo per dargli il voto. Con questo modo di procedere, invece, si rischia di offendere l'intelligenza delle persone e di dare l'impressione di non sapere che pesci pigliare.
Lo diciamo, personalmente, da elettori del Pd. Noi siamo convinti che la chiarezza e la determinazione siano una impellente necessità per la stessa esistenza di quel partito, di ogni partito, visto che con questi metodi e queste incertezze non c'è ragione per votare e sostenere politicamente il Pd. Non per le persone normalmente intelligenti, che detestano essere prese per il naso da chicchessia; non per i sostenitori dell'acqua pubblica, con i quali simpaticoni si cerca di non confondersi, come se avessero la peste; ma neanche per quelli che la vogliono privata, che vedono invece minacciare i propri interessi da tutte le pastoie burocratiche paventate dal Pd.
A giudicare dall'odierno andare a tentoni, si direbbe che le "radici" dei due partiti fondatori del Pd siano state messe sotto formalina; che i gruppi dirigenti del Pd, a tutti i livelli, non sappiano che farsene. Siamo convinti, invece, che la maggioranza dell'elettorato del Pd sia legato ad alcuni valori di fondo che da quelle radici traggono alimento. Senza di esse quei valori si estinguerebbero. Il Pd cosa ne pensa di questo? Non si sa.
Ivano Alteri
Frosinone 24 Aprile 2010{jcomments on}
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