Pedofilia, è molto più grave di come ne parlano
| Pagine di ... - Alteri |
La "nostra" Chiesa, quella che ha forgiato noi, credenti e non credenti per millenni, in special modo in quelle terre da essa un tempo governate anche con piglio secolare, è oggi preda di gravi ambasce.
La sua autorità è ottenebrata dallo scandalo, che incrina fiducia e fede; essa è impedita nei movimenti dalle deformazioni che le vituperano il corpo; molte delle sue parole sono compromesse dal virus diabolico dell'ipocrisia.
A tutto ciò, essa cerca di sfuggire innalzando alte grida contro fantomatici complotti, additando ai fedeli i nemici della Chiesa, facendo imbarazzanti paragoni con persecuzioni vere, quella degli ebrei, ben altrimenti atroci e certamente subite da veri incolpevoli. Ma sono comportamenti che mostrano tutto l'imbarazzo a riconoscere i propri errori, a condannare senz'appello la lesione procurata dai suoi sacerdoti all'infanzia umana di mezzo mondo, e il suo lungo silenzio e la fiducia tradita con gli abominevoli gesti loro. E nessuno più di essa sa quanto grave sia la sua condizione, quanto gravi e letali potrebbero rivelarsi le ferite che le sono state inferte dai suoi stessi, autorevoli, adepti.
Abbiamo cercato di capire, da piccoli osservatori quali siamo, quale potesse essere l'entità delle probabili conseguenze, gli effetti di un tale disdoro, e siamo incappati in alcune congetture, tali da far tremare le vene e i polsi.
Con vergognosa meraviglia, intanto, ci siamo ritrovati ad osservare che per la Chiesa sono divenute impronunciabili alcune parole di Cristo. È un atroce paradosso, ma come potrebbe, oggi, un prete dire "lasciate che i bambini vengano a me...", e pronunciare tutte le altre parole con cui Cristo eleva i bambini ad esempio per gli adulti, senza suscitare sentimenti e sensazioni equivoci in chi ascolta, credenti o non credenti che siano? E gli oratòri? e i seminari, ci chiediamo, che fine potrebbero fare, in una tale situazione? Cosa potrebbe accadere ad una chiesa così profondamente scissa dal suo stesso Vangelo?
Probabilmente, poi, la Chiesa vede messo in pericolo quel processo con cui opera proficuamente nei luoghi del proselitismo, quello che gli antropologi usano chiamare "processo di in-culturazione", consistente nel fornire alle nuove generazioni, e in primo luogo ad esse, le parole della Rivelazione. Tale processo le è necessario per evitare il perpetuarsi del fenomeno quasi blasfemo del sincretismo, il cumolo delle fedi, molto diffuso in Sudamerica e in Africa tra gli adulti convertiti. Ma quale popolo affiderebbe la propria infanzia a chi ha osato violarla? L'intera sua impostazione pedagogica potrebbe, perciò, subire gravissime deviazioni, con danni irreparabili per le vocazioni e la diffusione del cattolicesimo nel mondo.
Inoltre, data la natura degli atti che l'hanno violentemente deturpata, è troppo facile individuare nel celibato la causa di tali nefandezze. Non mancherà chi l'accuserà di imporre comportamenti contro natura ai propri uomini e alle proprie donne, che inevitabilmente portano ad atti deviati; le si chiederà di recedere da tale innaturale ed anacronistica disposizione. Ma la Chiesa non può. Poiché, se dispensasse i propri sacerdoti dal celibato, dovrebbe naturalmente dispensarne anche il Sommo Pontefice; ma se il Papa potesse sposarsi, altrettanto naturalmente avrebbe dei figli. Ed allora la Chiesa si ritroverebbe stretta in un dilemma: limitare i poteri del Papa, il ché sarebbe in contrasto con la sua dogmatica "infallibilità"; oppure, prima o poi, vedrebbe mutare la propria struttura di monarchia elettiva, quale è stata sin dalle origini, in monarchia ereditaria, non essendo mancati nel corso della storia papi che, potendo, vi avrebbero ambito. Ma per essa sarebbe un disastro.
Se a tutto questo aggiungiamo l'interesse dei veri nemici della Chiesa a vederla capitolare, anche ad uno sguardo superficiale su queste amare vicende ci accorgiamo delle inusitate difficoltà con cui si trovano a confrontarsi i suoi capi. Grazie a Dio, da semplici pecorelle più o meno smarrite, noi non dobbiamo sopportare un così grave fardello sulla schiena. Tuttavia, ci ritroviamo a chiederci come potremmo dare il nostro contributo per risollevare dalla miseria in cui è caduta quella che continuiamo a considerare, da non credenti e nonostante tutto, la "nostra" chiesa. Ma per onestà dobbiamo dire che ormai ci chiediamo anche se dobbiamo o no adoperarci per risollevarla; o se non dobbiamo invece risolverci definitivamente a cercare da soli nuovi pascoli, meno aridi di quelli in cui ci ha condotto il pastore, dove continuare a pascere utilmente le nostre anime, e a progredire come natura comanda. Credenti e non credenti, sappiamo che tale scelta potrebbe paventare la catastrofica dispersione del gregge verso luoghi sconosciuti, irti di pericoli, riducendolo fatalmente a facile preda dei lupi. Ma, d'altra parte, la storia dei secoli c'insegna che già lui stesso, il pastore, ai lupi ha concesso abbondante licenza di caccia.
Ci s'impone, dunque, una scelta ben crudele. Talché, se in piena fede noi possiamo dire che le ambasce del pastore sono in qualche misura anche le nostre, non sappiamo bene se le nostre, del gregge, siano anche le sue.{jcomments on}
Ivano Alteri
Frosinone 6 Aprile 2010
| < Prec. | Succ. > |
|---|
Ultimo aggiornamento (Martedì 06 Aprile 2010 15:41)







