Legalità, optional poco gradito
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Diciamocelo. Per molti italiani, la legalità è un optional. Il rispetto delle regole non è attributo dell'"onesto", del "leale", del "ben educato"; ma del "moralista", del "giustizialista", spesso del "fesso", che con le sue fesserie rischia di rendere tutto più "rigido" (e meno gradevole la vita!).
La legalità è uno stato d'animo, è una variabile dipendente dall'interesse che si ha o no, in quel momento, a rispettare la legge.
La legalità è una cosa sacrosanta, finché riguarda gli altri; ma se mai dovesse riguardare noi, diventerebbe una grande scocciatura. Da persone comuni e furbastre, ne lamenteremmo la disparità fra forti e deboli, mentre continueremmo a costruire abusivamente e a fare finta di effettuare la revisione dell'auto; da mariuoli, l'accuseremmo d'inefficacia con quelli più mariuoli di noi, mentre cercheremmo di diventare anche noi intoccabili; da imprenditori, la denigreremmo parlando "di lacci e lacciuoli", e continueremmo a non rispettare neanche le regole di buona creanza con i nostri dipendenti; da mercanti le diremmo: "Troppe tasse!"...
Se fossimo furbastri, mariuoli, imprenditori e mercanti insieme, con patologiche pulsioni cesariste, affermeremmo che la legalità è soltanto la maschera di una persecuzione politica.
Forse per questo, quando osserviamo invidiosi le strade pulite delle città europee, le code ordinate di cittadini davanti agli sportelli pubblici di Parigi o Londra, ci viene da pensare che ci sia qualcuno che ce li ha messi in quell'ordine, che quelle strade devono essere state pulite da amministratori più solerti dei nostri. Deve esserci qualcun altro che fa per loro, insomma. Vai a pensare che quell'ordine non è imposto ma è già presente nella testa di quei cittadini; e che quelle strade sono linde non perché qualcuno le pulisce, ma perché nessuno le sporca! Roba dell'altro mondo. Da non crederci.
"Ci vorrebbe una legge che...", diciamo dopo essere stati colti in fallo così slealmente, e dopo aver inveito contro le troppe leggi. Ma lì, la legge non c'entra niente; non si tratta ancora di legalità, di leggi, di divieti. Si tratta, invece, di qualcosa che viene molto prima della legge, senza la quale nessuna legge potrà mai efficacemente funzionare, e che nessuna legge potrà mai prescrivere o vietare: la capacita e la volontà di giudicare preventivamente i propri atti sulla base di un solido codice intimo ed autoprodotto (che solitamente usiamo chiamare legge morale, ma non vorremmo scandalizzare qualcuno) che valuti quegli atti in funzione delle conseguenze che da essi deriverebbero per noi e per gli altri; e non soltanto in base alla categoria miope del nostro "utile qui ed ora". Per molti di noi, questa è un'impresa titanica, pressoché incomprensibile, devastante per le nostre più intime convinzioni (per quanto pervicaci, ancorché preconcette).
In questo mare nostrum, consapevolmente o meno, affogano: gli onesti padri e madri di famiglia, i rispettosi del prossimo e della comunità, i fedeli servitori dello stato, i politici e gli amministratori curatori del bene comune, i commercianti e imprenditori coraggiosi che pagano le tasse e si ribellano al pizzo, gli operai e impiegati laboriosi e coscienti di sé, gli automobilisti prudenti, gli studenti meritevoli e i bambini che non raccontano bugie.
In esso, in piena consapevolezza, sguazzano: le mafie e i caudillos, i fannulloni ricchi e poveri, gli sbafatori, i cortigiani, i ladri, i parassiti, gli sciacalli, i viscidi, i traditori, i servi e i vili. Ma anche i pedofili che predicano la castità, i moralisti con l'amante, i difensori del matrimonio con tre mogli, i difensori della vita ma soltanto morente o nascitura, i corruttori che fanno leggi contro la corruzione, i giornalisti-zerbino che difendono la libertà di stampa, i costruttori che sghignazzano per i terremoti, i responsabili d'immani fallimenti che prendono liquidazioni d'oro, i servi che inneggiano alla libertà e i mafiosi che citano Socrate; tutti altrimenti detti ipocriti.
Quelli che sguazzano sono spesso perseguitati dalla Giustizia; quelli che affogano, dall'Ingiustizia. Per i primi la legalità è un optional; per i secondi, un'assoluta necessità.
Il 28 marzo, e nelle elezioni future, bisognerebbe tenerlo presente. Sempre se si vota, ma non è sicuro. Dipende da cosa gli converrà fare al momento.
Ivano Alteri
Frosinone 20 Marzo 2010
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