Pd, Pci e archivi
| Pagine di ... - Alteri |
Come abbiamo più volte detto, alcuni di noi sono anche elettori del Pd, senza però farne parte. Lo votiamo non per quel che dice e fa, ma per quel che "potrebbe" dire e fare. Il Pd per noi, insomma, rappresenta più di una speranza, ma anche meno di una reale possibilità.
Certo non ci aiuta ad oltrepassare la soglia della speranza quel che accade nei suoi ranghi a livello provinciale. Non solo per le competizioni iper personalistiche, ciniche e prive spesso di reale contenuto politico; ma soprattutto per l'alto tasso d'ipocrisia che consente di dire tutto e il contrario di tutto, se lo scopo è raccattare voti e poltrone. Certo, sempre meglio di chi non sa neanche presentare una lista, o non ci riesce per beghe tutte interne (e calpesta costantemente la legalità per i suoi opachi interessi); ma non è sufficiente per avere un consenso costruttivo: se mai, costretto.
Ora apprendiamo dalla stampa locale che i dirigenti del Pd di Frosinone hanno "donato" l'archivio storico del PCI della nostra provincia all'Archivio di Stato. Un bel gesto. Condito di dichiarazioni altisonanti sul valore di quel grande partito e d'inni innalzati alle sue sentite battaglie sociali. Peccato che qualcuno degli autori del bel gesto abbia da tempo fatto pubblica abiura del proprio passato di comunista, affermando di non esserlo mai stato. Così almeno ci è stato riferito, ma non potremmo giurarci, non avendolo ascoltato personalmente. Saremmo perciò lieti di essere eventualmente, ed altrettanto pubblicamente, smentiti.
Intanto, ci preme dire che sarebbe politicamente molto più significativo se, anziché gli archivi, alla comunità si donassero i valori che quel partito ha coltivato e fatto coltivare a milioni di persone per lunghi decenni, i suoi gesti, le parole, i sensi, la straordinaria capacità di rappresentanza, esercitata ben oltre i confini della sua naturale area di riferimento. Le battaglie sociali e politiche che rendevano grande quel partito; la discussione che in esso si svolgeva, sulle piccole scelte amministrative fino alle decisioni di politica internazionale; la dirittura politica e morale dei suoi dirigenti, anche di quelli più modesti e sconosciuti, sono tutte cose relegate nelle soffitte delle ex federazioni ad opera delle terze e quarte file di un ex partito; esse sono completamente ed evidentemente estranee alla pratica politica quotidiana dei "donatori", che di esse pare vogliano soltanto sfruttare elettoralisticamente la loro residua capacità d'attrazione.
Noi restiamo in ogni caso convinti delle potenzialità di quel partito, poiché riconosciamo che i suoi fondatori hanno avuto il coraggio di fondere due culture che il luogo comune, e i biechi interessi di bottega, vorrebbero contrastanti e inconciliabili: quella cattolica e quella marxista. Ma, nonostante la martellante propaganda decennale, esse costituiscono, secondo il nostro modesto parere, quella tradizione che ha dato dignità a milioni di persone che, se fosse dipeso da "lor signori", sarebbero rimaste affogate nell'infima condizione di plebaglia; quella che ha fatto risorgere l'Italia dalle macerie del fascismo; che ha ridato dignità alla Patria agli occhi della comunità internazionale e dei suoi stessi cittadini. Una lettura meno ideologica degli ultimi cento anni, rimetterebbe certamente in luce tutto questo.
Ma, proprio per questo, il Pd avrebbe un gran bisogno di rinnovare la classe dirigente locale, trovarne una di maggiore spessore e di diversa sensibilità; che sappia interpretare i bisogni, nuovi e vecchi, della società nel suo complesso, senza alcuna preclusione preconcetta; che sappia introdurre modi nuovi di azione politica, innovare la prospettiva territoriale, creare spazi di partecipazione; che sappia esprimere il senso profondo della comunione tra quelle due culture. Insomma, avrebbe bisogno di una classe dirigente territoriale nuova, diversa e consapevole, che non dia perennemente l'impressione di seguire l'antico motto secondo cui "Parigi val bene una messa!".
Noi, da parte nostra, non disperiamo, e ci accingiamo a dare il nostro contributo svolgendo come sempre il nostro ruolo di semplici elettori. Noi che abbiamo, almeno, una lista da votare.{jcomments on}
Ivano Alteri
Frosinone 10 Marzo 2010
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