Demagogia reazionaria contro la Costituzione
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Brunetta. Contro la Costituzione. 3 gen 2010 - Il Ministro Brunetta ha inaugurato il 2010 con un'altra delle sue bordate eversive. Dalle riforme solo annunciate, alla reazione urlata. Con la crisi economica che diventa emergenza sociale ed il dramma dei licenziamenti e della cassa integrazione invocare la modifica della prima parte della Costituzione, soprattutto dell'art 1, è davvero paradossale.
E' una provocazione ed un insulto verso chi è in difficoltà. Ha ragione il Presidente Napolitano a difendere le regole ed i valori fondanti la nostra Repubblica, che sono contenuti in quella prima parte della Costituzione che irrita tanto Brunetta.
«Riforma della Costituzione? Cambierei anche l'articolo 1». Riforma della giustizia, riforme istituzionali, presidenzialismo, federalismo? Secondo Brunetta non è abbastanza. Secondo il ministro per la Pubblica amministrazione le riforme non dovranno riguardare solo la seconda parte della Costituzione, «ma anche la prima, a partire dall'articolo 1: stabilire che l'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro non significa assolutamente nulla». In un'intervista a Libero, Brunetta sostiene che la parte valoriale della Costituzione «ignora temi e concetti fondamentali, come quelli del mercato, della concorrenza e del merito». (da unita.it)
L'uscita del ministro Brunetta, l'ennesima da parte di un esponente della maggioranza che dice spesso cose diverse e ancor più spesso opposte, conferma la necessità di un chiarimento condiviso sugli obiettivi e le finalità che ci si propongono. Il vicepresidente del Senato Vannino Chiti (Pd), che aggiunge: «La modifica della prima parte della Costituzione non è all'ordine del giorno. Non siamo disponibili. Anzi, le modifiche nella seconda parte devono essere assolutamente coerenti con i principi guida della Costituzione. E questa è la ragione per cui non si può essere oggi d'accordo con l'elezione di un'Assemblea costituente. Se la linea della destra è quella di Brunetta il discorso sulle riforme diventa non possibile intesa, ma sicuro scontro».
Contrarie anche associazioni e sindacati. Già in occasione dello sciopero generale di tutti i comparti pubblici dell'11 Dicembre si sostenne la necessità di una mobilitazione in difesa della nostra Carta e dei suoi valori. «Qualora non si fosse difronte all'ennesima operazione mediatica e nell'esecutivo ci fosse davvero l'intenzione di modificare la nostra Costituzione nelle sue fondamenta, sappiano Brunetta ed il Governo che troveranno una risposta netta, generalizzata, di quel sindacato ed di quel movimento dei lavoratori che sono stati tra i protagonisti della conquista della nostra Repubblica, e come è spesso accaduto saranno per l'ennesima volta gli anticorpi della nostra democrazia». L'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Brunetta se ne faccia una ragione. {jcomments on}
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Ultimo aggiornamento (Martedì 05 Gennaio 2010 19:10)







