Le veline? Per non parlare di lavoro, forse

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La stucchevole vicenda delle veline da inserire nelle liste della destra, con la funzione di “specchietti per le allodole”, in occasione delle prossime elezioni europee è soltanto l’ennesima conferma di una forma mentis devastante e perniciosa come una pandemia.

Al solito, l’intenzione era di distrarre i cittadini italiani dalla politica concreta, quella che decide come vivono materialmente le persone; e quindi il capobranco protempore delle jene ridens avrà cinicamente pensato: cosa c’è di meglio, per occultare le mie reali intenzioni, di belle donne esposte a quarti, come le vacche in macelleria? Niente, e quindi perché non farlo? Nella sua totale amoralità non ha trovato uno straccio di risposta da dare a quella domanda, e quindi, da degnissimo capobranco qual è, lo ha fatto.

 
            In realtà, di risposte ostative poteva trovarne almeno due. La prima: le donne, anche quelle belle e bellissime, non sono carne da esposizione, hanno dignità di persona e, dice la Chiesa da qualche tempo, hanno perfino un’anima. La seconda: i cittadini sono esseri pensanti, non idioti da turlupinare, come usa suggerire ai suoi accoliti; sono i soggetti alla base del sistema democratico, che per essere efficaci partecipatori della vita pubblica, e perché la vita pubblica non assuma gli odierni caratteri orgiastici, avrebbero bisogno di essere correttamente informati, anziché imboniti a colpi di tette. D’altra parte, però, mettetevi nei suoi panni: se dovesse ricevere soltanto il consenso degli elettori che lui effettivamente favorisce, avrebbe percentuali di voto da prefisso telefonico.
 
            È stata probabilmente quella totale mancanza di scrupoli, quella sfacciataggine, quegli atteggiamenti da scapestrato strapaesano, ad indurre la moglie (che lui chiama freddamente “la Signora”!) a prenderne vigorosamente le distanze, se non altro per non fare con lui la figura della cafona. Forse un po’ in ritardo, per la verità, poiché l’attività pecoreccia a scopi propagandistici del signore in questione non è iniziata ieri, ma diversi decenni fa, quando le sue televisioni hanno dato avvio all’esposizione permanente di carne umana, prevalentemente femminile, ventiquattr’ore su ventiquattro, per la quale siamo famigerati all’estero. Esilarante, poi, l’autodifesa secondo cui “la Signora” si sarebbe fatta fuorviare dalla disinformatia della sinistra: ma come, il gran comunicatore che non sa comunicare con la moglie? Ma forse la moglie non guarda la televisione ed ha altro a cui pensare.
 
            D’altra parte, l’uso strumentale delle donne fa il bittico con lo sfruttamento a scopo di lucro dei lavoratori, e il trittico con l’appropriazione indebita delle risorse naturali. La strumentalizzazione e lo sfruttamento delle persone, la dissipazione valoriale, il saccheggio del territorio sono, infatti, nella natura del Capitalismo, almeno come fino ad oggi lo abbiamo conosciuto, e di quella particolare specie umana d’indole predatoria e irrimediabilmente incivile. Infatti, negli anni trascorsi al governo del Paese, oltre che preoccuparsi di non andare in galera per le nefandezze compiute nel corso della vita, il signor Berlusconi non ha fatto altro che favorire i ricchi derubando i poveri. Solo per fare qualche esempio: mentre decideva di eliminare la tassa di successione sui patrimoni miliardari in euro, quindi anche il suo, decideva anche di aumentare le tasse sul TFR (la liquidazione) dei lavoratori dall’11,50 al 23 per cento; mentre tutti gli altri governi europei vigilavano per il regolare passaggio dalle monete nazionali all’euro, lui come primo provvedimento del suo governo cancellava la commissione creata appositamente a tale scopo dal governo Prodi, permettendo in questo modo ai suoi seguaci di compiere la razzia che gli italiani hanno dovuto subire col raddoppio dei prezzi (salvo, poi, incolpare l’euro); mentre elargiva ai suoi amici sedicenti imprenditori “soldi veri”, come lui stesso li definì, alla povera gente dava la carta della povertà, che ha condannato molti italiani all’umiliazione di riconsegnare la merce alla cassa, perché quella carta in realtà era anche vuota!
 
            Dunque, è evidente che le veline in lista per attirare gli allocchi non sono un incidente di percorso, ma l’espressione di una visione della vita assolutamente becera, primitiva, irrispettosa di tutto e di tutti. E anche ora che da buon capobranco delle jene ridens ha fatto vilmente marcia indietro, almeno in parte, non si può per questo affermare che abbia compiuto atto di contrizione. La ragione per cui ha cambiato idea, infatti, è peggiore dell’idea stessa: con la moglie che gli dice pubblicamente che sta compiendo nefandezze contro le donne, il danno d’immagine in campagna elettorale sarebbe irreparabile, perciò, così come strumentalmente erano state messe in lista, altrettanto strumentalmente quelle donne sono state scaricate. Deprimente.
 
            Ivano Alteri
 
            Frosinone 1° Maggio 2009

Ultimo aggiornamento (Giovedì 07 Maggio 2009 17:37)

 

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