5 dicembre: gli Internauti hanno le idee chiare
| Pagine di ... - Alteri |
Che il popolo di internet, quello che ci dà appuntamento per il 5 dicembre a Roma per il "No B Day", non abbia un programma politico organico, è cosa nota, evidente e ovvia. Ma che non abbia un programma politico in assoluto, non lo crediamo affatto. Anzi, siamo assolutamente convinti che un programma ce l'abbia, e vasto quanto basta per riempire un bel po' di futuro.
Innanzitutto, è un popolo capace, per quanto possibile, di un'autonoma lettura della realtà, di saper resistere alla micidiale pressione della propaganda berlusconiana; di essere all'altezza del livello tecnologico della società; di aver captato ed intelletto numerose contraddizioni, anche strutturali, dell'ampia società in cui vive ed ha rapporti e vincoli; di avere una scala di valori alternativa a quella dominante, storicamente adeguata e razionalmente ordinabile. Di essere dotato, in sostanza, di tutti i mezzi necessari e sufficienti a sostenere i progetti politici più ambiziosi. Ora, mentre riesce solo con gravi difficoltà a sentirsi rappresentato nel sistema politico, si sta chiedendo cosa fare della propria consapevolezza, come dargli quel senso politico che gli manca. Per adesso, in attesa che qualcuno metta organicamente in ordine le sue idee, ha deciso di metterle disorganicamente in piazza, a disposizione di ogni altro intelletto; così dicendo, implicitamente, che intanto esse esistono e che vuole manifestarle, per libertà autocosciente e non per concessione di qualcuno; che crede in esse e che è disposto a far qualcosa per perseguirle e conseguirle. Anche spontaneisticamente.
Niente male, come incipit di un percorso politico disorganico!
Ma, per essere un popolo caotico, quello dei navigatori del web ha anche altri meriti, spesso misconosciuti per timore che sfuggano al controllo degli attuali dominanti. Per esempio, quello di avere le idee chiare su alcuni caratteri sociali fondamentali; primo fra tutti, la legalità.
Le condizioni attuali della legalità sono rappresentate plasticamente dal corto circuito che vede un accusato fare leggi contro i giudici che dovranno giudicarlo, abrogare leggi della cui violazione è accusato, farne altre che lo pongono al di sopra della legge stessa. È un residuato feudale, in piena società post industriale, che scardina ogni credibilità istituzionale, che inquieta le coscienze più accorte, come quelle degli internauti. La legge è uguale per tutti, e non c'è nessuno più uguale di qualcun altro, sono principi che essi hanno metabolizzato tramutandoli in caratteri quasi antropologici. Si può fare a meno di loro, nella battaglia in difesa della legalità?
Altro merito degli internauti è quello di aver impugnato, e fatto garrire anche senza vento, la bandiera del discrimine tra ciò che può essere mercificato e ciò che non può e non deve esserlo. La mercificazione dell'acqua è stata assunta come simbolo funesto di un'ideologia mortifera, che tende a deprivare gli esseri umani dei beni di cui hanno il bisogno più assoluto, allo scopo di poter esercitare su di loro un comando radicalmente dispotico. Da questo simbolo negativo, il popolo del web ricava la necessità d'impedire altre mercificazioni, gia in atto da decenni e secoli, come quella del lavoro, delle malattie... dell'essere umano nella sua complessità. La resistenza contro la mercificazione dell'acqua può invertire una tendenza che sembra inarrestabile, che si avvia con feroce determinazione verso l'ultima mercificazione possibile, quella dell'aria. Si può fare a meno di loro nel processo di nuova umanizzazione della società?
Gli internauti, inoltre, sono anche quelli che hanno ben capito la differenza che passa tra flessibilizzare il lavoro e precarizzare la vita. Nessuno di loro sarebbe disponibile ad incatenarsi ad un posto di lavoro per tutta la vita; è loro caratteristica peculiare la costante evoluzione, avere ormai piena coscienza che non ci si bagna mai nello stesso fiume; ma anche che bisogna eliminare tutti gli ostacoli antropici che possano loro impedire di bagnarvisi. Hanno capito, in fondo, che qualcuno ha voluto ideologicamente strumentalizzare le esigenze del sistema di produzione, di avere maggiori libertà di movimento, per limitare ulteriormente le libertà individuali di coloro che, secondo i più reconditi auspici di quel qualcuno, dovrebbero rassegnarsi alla condizione di dominati, per ora e per sempre incapaci di produrre storia. Ma prerogativa dei navigatori della rete è proprio quella di "esserci", senza intermediari se non lo strumento tecnologico; di lasciare segni che restano, per quanto possano essere ignorati dai contemporanei, a disposizione degli "archeologi" del futuro; la loro attività è costantemente, ed inevitabilmente, storia in atto, perfettamente dentro il processo di stratificazione culturale. Loro costituiscono un argine straordinario al confinamento delle menti, e quindi degli esseri, all'interno di esoscheletri artificiali e classisti. In che modo si potrebbe fare a meno di loro, in un'ottica di sinistra?
Infine, per la loro condizione di avanguardia nell'attuale grado di sviluppo tecnologico, i navigatori del web infinito si rendono perfettamente conto del ruolo che gioca l'istruzione nel conseguimento delle libertà individuali e collettive; essi sono pienamente coscienti che non può esserci libertà nell'inconsapevolezza, nell'ignoranza, nell'omologazione coartata. Gli odierni tentativi di scardinare l'attuale sistema pubblico di formazione, che con tutti i limiti ha favorito un'evoluzione culturale dei cittadini italiani inimmaginabile fino a cinquant'anni fa, fanno parte, essi sì organicamente, degli stessi propositi di asservimento dei pochi sui molti. Anzi, è chiaro come il sole che l'eliminazione di una libera formazione per tutti è la prima delle azioni per rendere perenne l'attuale condizione di privilegio di quei pochi.
Sulla base di un tale presupposto, ogni assenza alla manifestazione degli internauti sarebbe, quantomeno, ingiustificata; noi ci saremo e non capiamo chi ha deciso di non esserci, non riusciamo a comprenderne fino in fondo le ragioni. Forse bisognerebbe avere il coraggio di navigare con loro in mare aperto, anche senza avere alcun sicuro approdo alle viste; e con tale equipaggio, che alla bisogna può farsi ciurma corsara, si potrebbero scoprire nuove rotte, nuove terre sconosciute, nuovi "nuovi mondi". E forse anche "il naufragar" sarebbe "dolce, in questo mare". {jcomments on}
Ivano Alteri
Frosinone 25 Novembre 2009
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Ultimo aggiornamento (Mercoledì 09 Dicembre 2009 10:29)







