Pensieri di "uomini di buona volontà" di roncalliana memoria
| Pagine di ... - Alteri |
Così si duole don Farinella. E noi ci associamo al suo dolore, pur da non credenti; poiché, come lui, non condividiamo né la Corte, che vieta i crocifissi a scuola; né la Chiesa Cattolica che grida allo scandalo per la sua decisione, in compagnia dei loschi figuri da lui elencati. Entrambi, tra l'altro, mancano di rispetto ad uno dei caratteri peculiari degli esseri umani, quale è la religiosità; essa, pur sottesa ad ogni ragionamento, è retrocessa a mero fatto intimo, con carattere a-sociale, dalla Corte; e, dalla Chiesa, sacrificata nell'ambito ristretto della propria specifica religione.
Non condividiamo la Corte, dunque, perché riteniamo che laicità non possa significare, appunto, a-religiosità, ma libera espressione delle religiosità. La religiosità è insita negli uomini e nelle donne e ha sempre svolto un ruolo sociale; pensiamo che non si possa estirparla dalla sociale natura umana. La sua cristallizzazione in religione ne ha notevolmente alterato il senso, spesso sfociando in truculente aberrazioni. È vero; ma questo non giustifica la sua esclusione dal sociale (dalla scuola); non si possono scaricare sulla religiosità i problemi che si hanno con le religioni: i credenti non sono le chiese; la ricerca di dio non è una esclusiva funzione delle chiese, e forse neanche del solo "religioso", ma di tutti gli uomini e le donne in quanto cercatori di senso.
Inoltre, nel caso dell'Italia, non si tratta di decidere se può esserci o no il crocifisso a scuola; ma se debba restare o essere tolto. Esso è, infatti, il simbolo di una tradizione millenaria di cui per millenni l'Italia si è informata; anche a noi, non credenti, non pare una bella cosa quell'espulsione dalle aule scolastiche; si pensi, poi, cosa possa significare per un cattolico, vedere buttar fuori dal luogo della formazione il proprio simbolo, come fosse qualcosa di funesto!
Ci convince, perciò, molto di più l'ipotesi che nelle aule scolastiche possano esserci più simboli, ove necessario e nei modi opportuni, e lo studio della storia delle religioni. Questa, a nostro parere, è la laicità di cui avremmo bisogno.
D'altra parte, non condividiamo neanche le gerarchie della Chiesa Cattolica, e i suoi non sempre degni epigoni, che pretendono di avere l'esclusiva per i propri simboli e significati. Pensiamo che sia una posizione non solo sbagliata, per la contraddittoria mancanza di rispetto e tolleranza per l'altrui sensibilità; ma anche piuttosto debole, che fa intravedere, nella stessa Chiesa, il timore che il Cristianesimo non possa competere con le altre religioni, in una libera gara per la conquista dei cuori, e ad esse possa un giorno soccombere; quasi che le parole di Gesù non sappiano reggere il confronto con quelle di Maometto o di chi altro. Sembrerebbe quasi che gli uomini di chiesa non siano troppo sicuri del valore "universale" di quelle parole, della loro capacità di conquistare le coscienze e di trovarvi saldo ancoraggio per l'eternità. Se così fosse, ci parrebbe oltremodo mortificante per tutti i cristiani, cattolici e non cattolici. Ma anche per noi non credenti, che di quei valori siamo in qualche modo impregnati, non sarebbe gradevole pensare che siano custoditi da chi non vi crede fino in fondo, e li lascia strumentalizzare per scopi bassamente temporali.
Soprattutto, poi, non riusciamo ad accettare che si usi il potere morale della Chiesa, e il crocifisso, per interessate frequentazioni tutt'altro che edificanti, come denunciato da don Farinella, con una mancanza di scrupoli che desta scandalo in ogni persona onesta; non riusciamo ad accettare di vedere il crocifisso usato per il tradimento degli "ultimi", compiuto proprio per mezzo di quell'istituzione millenaria che su di essi si è fondata, secondo le parole del "povero" Gesù di Nazaret. Quelle parole hanno conquistato nei secoli miliardi di cuori e di menti, anche di persone non inclini ai riti e alle devozioni; ed ora sono ridotte a coprire, come foglie di fico, le malefatte di soggetti assolutamente ed evidentissimamente a-morali. Con la compiacenza, appunto, delle gerarchie.
Noi, semplici "uomini di buona volontà" di roncalliana memoria, aderiamo quindi e senza esitazione al grido di don Farinella per l'uso indecente che si fa dei valori cristiani; noi auspichiamo, con lui, che la Chiesa torni in fretta alla considerazione degli "ultimi", dei penultimi... per proteggerli dall'arroganza, l'ipocrisia, l'ingordigia, la nocività dei se-dicenti "primi".
Noi, come lui, stiamo con i crocifissi in carne ed ossa, di ogni terra e di ogni tipo: quelli inchiodati alla croce della fame, dello sfruttamento, della marginalità, della paura, della disperazione. Chi sta con loro è nostro amico.
Ivano Alteri
Frosinone 17/11/2009
- Da parte nostra dobbiamo aggiungere che non vi sono soltanto ladroni, ipocriti e debosciati vari a difendere il crocifisso; vi sono anche persone per bene e in perfetta buona fede, probabilmente anche coscienti di essere strumentalizzate dai primi, ma assolutamente determinate a difendere il proprio credo: nessuna scelleratezza papale, o ecclesiale, riuscirebbe a farle desistere.
Alcuni link per conoscere Don Paolo Farinella: 1 - 2 - 3
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Ultimo aggiornamento (Mercoledì 18 Novembre 2009 12:05)







