A proposito di "Come si difende l'onore dell'Italia"
| Pagine di ... - Alteri |
Dopo la pubblicazione dell'articolo "Come si difende l'onore dell'Italia", di Ivano Alteri, si è avviata un'interessante corrispendenza fra lui e Giovanni Morsillo e l'autore mi scrive: «A proposito del mio intervento sull'invettiva anti-italiana dello Spiegel, ho avuto da Giovanni Morsillo un articolo del Corriere della Sera del 2009 (che segue), nel quale si racconta la storia di un tedesco, figlio di un tenente delle SS presso i lager di Bolzano, che ha chiesto all'Anpi del posto di indagare su suo padre, per capire se fosse responsabile di qualche crimine.
Venne "assolto" dagli studiosi dell'Anpi. C'è una bella differenza con la rimozione operata dagli italiani. Giovanni dice di poter anche recuperare la lettera che il figlio inviò all'Anpi. Fammi sapere se può essere utile. Ciao. Ivano» Certamente, pubblicheremo tutto. Intanto cominciando dalla corrispondenza e dall'articolo del Corriere della sera del 3 febbraio 2009. im
la corrispondenza:
- 26 genn 2012
Da: giovanni.morsillo@libero.it A: ivanoalteri@hotmail.com
Per dovere di rispetto alla gerarchia dei fatti, bisogna aggiungere al lungo quanto necessariamente incompleto elenco che hai redatto, che la Germania, ben prima dell'unificazione, ha saputo fare i conti con il suo vergognoso e criminale passato, mentre da noi la rimozione è pressoché totale. Veniamo a sapere proprio dai tedeschi che i primi governi della Repubblica hanno coperto e insabbiato atti e documenti che testimoniavano qualità e dimensioni del crimine nazista durante l'occupazione. Abbiamo inventato il fascismo, e non sappiamo dichiarare al mondo colpe e colpevoli, rimanendo in una palude tutta italiana. Intitoliamo strade e luoghi frequentati da persone perbene a gerarchi e sottopancia della illegittima repubblichina, menter in Germania non risultano strade chiamate con i nomi di Goering, di Hess, di Himmler o di altri figuri loro sodali. Anche i primi governi tedeschi hanno coperto, e obbedienti agli ordini della CIA hanno permesso a criminali responsabili di eccidi e pratiche disumane continuate di salvarsi in America Latina, molti di essi assunti proprio dai servizi del paese più democratico del mondo. Tuttavia è stata poi capace di riscattarsi, e non elegge alla Camera i nipoti del Fuhrer come facciamo noi (eleggendo Alesssandra Mussolini ndr). Non parlo ovviamente dei deformi cervelli che inneggiano oggi alle crudeli schifezze di ieri, di quelli che si rasano la capoccia alla vana ricerca di qualcosa al di sotto dei capelli, che organizzano pestaggi e assassinii ai danni dei migliori della terra, cioè dei poveri e dei liberi pensatori. Parlo di istituzioni, di governi, di civiltà.
Fa male, certo! E fa male ancor più a chi in questo verminaio alleva i propri figli, ma è la verità. Chiudere gli occhi o offendersi serve solo a farla perpetuare. Cancellare queste vergogne si può, facendo come dici tu. Ma costa impegno, costanza, e soprattutto onestà intellettuale, cosa cui ci hanno diligentemente disabituati.
Un caro saluto.
Giovanni.
- 27 gen 2012
Da: ivanoalteri@hotmail.com A: giovanni.morsillo@libero.it
Non ho contatti diretti con la Germania, ma ho un amico svizzero con la mamma tedesca che mi ha fatto percepire nettamente quanto sia profondo e diffuso quel senso di colpa di cui parlo. Da noi, ancora oggi ci sono pubblicità che alludono al ventennio, come quella del campari e della schiuma da barba; segno che quei riferimenti trovano ancora tante e tali sensibilità da essere commercialmente interessanti. Forse questo ci dice che serviamo ancora a qualcosa, noi che che ci indigniamo più per quello che siamo che per quello che ci dicono; forse, nonostante tutto, la nostra vita ha ancora un senso, in questo mondo di merda. Ciao. Ivano
- 27 gen 2012
Da: giovanni.morsillo@libero.it A: ivanoalteri@hotmail.com
La nostra vita si giustifica di per sé e "in sé". La scelta solidale e antifascista la iscrive nel libro dei giusti, di quelli che hanno a cuore l'umanità e non solo il minimo rappresentato da sé stessi.
Tornando all'argomento: il presidente dell'ANPI di Bolzano, partigiano, mi raccontò che gli aveva scritto il figlio di un sergente della Wehrmacht che aveva combattuto in Italia durante l'occupazione in quella provincia, chiedendo se l'ANPI potesse aiutarlo a ritrovare notizie su cosa avesse effettivamente fatto suo padre all'epoca. La sua preoccupazione era quella di accertare per quanto possibile se si fosse macchiato di qualche crimine, non potendo sopportare il dubbio che lo torturava.
Te lo immagini tu un italiano che scrive ad una associazione patriottica dell'Etiopia o della Grecia o dell'Albania, dell'Istria, della Dalmazia, della Russia, della Libia o della Somalia per lo stesso scopo?
Chissà se il Signor Tarquini ci ha pensato qualche volta?
Stasera alle 17 sono ad Arce a tenere un'assemblea pubblica sullo sterminio, organizzata dal Comune.
Come al solito dirò cose un po' fuori dal rito; spero di far fare bella figura ai nostri valori.
A presto.
Giovanni
- 27 gen 2012
Da: ivanoalteri@hotmail.com A: giovanni.morsillo@libero.it
Saprai certo aggiungere anche qualcosa, ai nostri valori; se non avessi un appuntamento col dentista (tortura a pagamento!) parteciperei volentieri, sono in astinenza da buone riflessioni.
Stavo pensando che dovresti raccontare nel dettaglio la storia di quel figlio tedesco, per pubblicarla, magari attraverso una piccola intervista al compagno di Bolzano; darebbe plasticità a quello che stiamo dicendo. Anzi, potremmo pubblicare anche la lettera. Fammi sapere.
Ciao. Ivano
- 27 gen 2012
Da: giovanni.morsillo@libero.it A: ivanoalteri@hotmail.com
Per ora ti invio un articolo comparso sul Corriere ai tempi della lettera (2009).
A presto
Giovanni
- 27 gen 2012
Da: ivanoalteri@hotmail.com A: giovanni.morsillo@libero.it
Sei gentilissimo. Potresti inviarmelo davvero? Grazie. Ivano
- 30 gen 2012
Da: giovanni.morsillo@libero.it A: ivanoalteri@hotmail.com
Il solito pignolo!... Eccotelo, va bene così?
GM
l'articolo del Corriere della Sera:
Nazismo È stato il figlio a chiedere agli italiani di fare luce. L' associazione ha incaricato tre esperti: «Assolto dalle carte»
Bolzano, il tenente del lager riabilitato dai partigiani
Guidava la polizia del campo. L' Anpi fa una ricerca storica: non fu un aguzzino
MILANO - Paul Kreutz era sempre stato un uomo di poche parole. Pochissime se il discorso cadeva sul Nazismo. «Durante la guerra facevo il poliziotto, mi hanno mandato a Riga e poi in Italia, a Bolzano, a combattere i partigiani», diceva a suo figlio Hans Joachim prima di cambiare in fretta argomento. L' altra parte della storia Hans l' ha scoperta per caso, all' inizio dello scorso autunno, 27 anni dopo la scomparsa del genitore: «Ero in viaggio, passavo per Riga e ho saputo che lì c' era un campo di concentramento. Negli archivi ho trovato il nome di mio padre: era un ufficiale delle SS in servizio al lager». Lo choc, la rabbia, la paura di immaginare l' inimmaginabile. Ma anche la ferma determinazione a guardare in faccia la verità. Così, a novembre, l' ex impiegato 65enne che vive a Bergisch Gladbach, un paesino nei pressi di Düsseldorf, chiede aiuto all' Anpi di Bolzano per sapere se Paul Kreutz, comandante della polizia del campo di via Resia dall' estate del ' 44 all' aprile del ' 45, fosse un aguzzino. Ora è arrivata la «sentenza» dei tre storici incaricati dai partigiani di esaminare il caso: «Non risultano sue dirette responsabilità in atti criminosi compiuti nel lager di Bolzano». «Le notizie dall' Italia sono quelle che speravo di sentire», commenta Hans Kreutz, che ha indagato sul passato del padre nonostante tutti gli amici lo avessero sempre dissuaso: «"Lascia perdere, potresti farti molto male", mi ripetevano. Ma dentro di me sapevo che non avrei scoperto niente di orribile. Se mi sono mai sentito in colpa per lui? No, non credo che le colpe siano ereditarie». E cosa avrebbe provato se le avessero detto che suo padre era un criminale? «Me lo sono chiesto tante volte: so soltanto che non sarei mai riuscito ad odiarlo». Lionello Bertoldi, 80 anni, ex senatore del Pci e presidente dell' associazione partigiani bolzanina, è stato il primo con cui Kreutz si è messo in contatto: «È venuto a Bolzano, ha chiesto di vedermi. Gli ho detto di no, non ho trovato la forza. L' ho pregato però di scrivermi. Ha mandato delle foto del padre in divisa e la targa dell' auto che usava in Alto Adige. Sentivo il suo tormento, meritava il mio rispetto e il mio aiuto. Così ho chiesto a tre studiosi che appartengono al direttivo dell' Anpi di cercare notizie di suo padre». Un' impresa non facile, anche perché prima di ritirarsi i tedeschi hanno distrutto i documenti del campo, cancellando gran parte delle prove dei loro misfatti. Con quale certezza si può allora affermare che il nazista Kreutz non era un aguzzino? «Lo dicono i documenti che abbiamo a disposizione - afferma lo storico ed editorialista del Corriere dell' Alto Adige Giorgio Mezzalira -: le testimonianze raccolte sul lager e gli atti del processo Misha, il boia di Bolzano condannato all' ergastolo per i crimini commessi in via Resia. C' è poi un altro particolare: nel processo di "denazistificazione" subito nel ' 49 in Germania, Kreutz fu classificato nella quinta categoria, ovvero tra le persone di cui non è stato possibile trovare alcuna prova di colpevolezza». Nel lager di Gries-Bolzano, gestito dalle SS di Verona e comandato dal tenente Titho, arrivarono quasi 10 mila persone. Erano soprattutto prigionieri politici, partigiani, ebrei e zingari: alcuni ci morirono, altri vennero caricati sui treni diretti a Ravensbrück, Flossenbürg, Dachau, Auschwitz e Mauthausen. Paul Kreutz si sarebbe potuto rifiutare di prestare servizio in un posto simile? «No - afferma Mezzalira -, non avrebbe potuto. Erano ordini ai quali non ci si poteva sottrarre». Chissà però a cosa si riferiva il tenente nazista quando, proprio sul retro di una delle foto in divisa giunte fino al figlio, annotò a penna: «In ricordo dei bellissimi momenti in questa città». Fabio Cutri La struttura Il campo di concentramento Quasi 10 mila prigionieri I numeri Esteso su un' area di due ettari, il lager di Bolzano-Gries raggiunse una capienza 4.000 prigionieri (foto sopra). Furono circa 9.500 le persone che vi transitarono e tra il luglio del ' 44 e il febbraio del ' 45 numerosi prigionieri vennero fatti partire per Ravensbrück, Flossenbürg, Dachau, Auschwitz e Mauthausen La testimonianza Quando nel ' 45 le Ss fuggirono da Bolzano, distrussero tutti i documenti del campo. A testimonianza del lager oggi c' è solo il muro di cinta, delle strutture non resta più alcuna traccia
Cutri Fabio
Pagina 23 (3 febbraio 2009) - Corriere della Sera
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Ultimo aggiornamento (Lunedì 30 Gennaio 2012 16:58)






