Declassamento e mercato del lavoro

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standardpoors_120di Ivano Alteri 21 set 2011 - Correndo il rischio di sembrare difensori del governo Berlusconi (non sia mai!), vogliamo dire che il declassamento del debito italiano sancito da Standard and Poor's non ci piace per niente. Intanto perché, ovviamente, crediamo che non ci sia niente da esultare, di fronte al declassamento del nostro Paese; anche se questo ci consente, da avversari politici del governo Berlusconi, di avere maggiori e migliori prove a sostegno della fondatezza delle nostre tesi. Ma soprattutto perché non ci piacciono i soggetti giudicanti e alcune delle loro ragioni.

I soggetti giudicanti, li conoscete, sono gli stessi che hanno coperto, fino alla fine e ben compensati, tutte le magagne delle banche, sostenendo per anni l'anarchia finanziaria e mandando in malora l'economia reale. Delle due l'una: o sono degli incapaci, o dei criminali. Non si capisce quale attendibilità dovremmo attribuirgli, da cosa gli derivi l'autorità per giudicare le politiche di uno stato sovrano.

Il valore della predica, poi, non è superiore a quella del pulpito. Tra le ragioni addotte per il declassamento, troviamo scritto che nel nostro Paese ci sarebbe un mercato del lavoro "troppo strettamente regolato". Ora, voi sapete che in Italia esistono circa cinquantaquattro tipologie di contratto di lavoro, cioè cinquantaquattro possibilità diverse d'assumere un lavoratore; pensate che si può stipulare un contratto perfino "a chiamata": quando mi servi ti chiamo. Se sommassimo le tipologie presenti nel resto del mondo occidentale, forse non raggiungeremmo quella cifra. Praticamente, l'unica vera regola è che non c'è nessuna regola nelle assunzioni. Altro che strettamente regolato. Quell'analisi, dunque, non vale certo per l'Italia. Ma non crediamo che oggi esista sul pianeta Terra un luogo dove il lavoro sia "troppo strettamente regolato". Il mondo è invece pieno di schiavi che, al contrario di quelli di ieri, oggi non hanno nemmeno la garanzia della sussistenza. E allora, da quale galassia vengono quelli di Standard and Poor's? Quale pianeta analizzano? E soprattutto, dove pensano di portare il nostro?

Dobbiamo concluderne che quella richiesta di "liberare" il mercato del lavoro è, dunque, del tutto ideologica, avulsa dalla scienza economica. È soltanto una spropositata brama di potere che ha come fine la sopraffazione, una manifestazione di pura rapacità, la negazione di ogni accezione di moderna civiltà. Ma quel che più irrita è l'impudenza, l'arroganza di trattare milioni di persone come una massa ebete, alla quale si può propinare ogni baggianata per convincerla che è perfettamente naturale che il novanta per cento dell'umanità debba nascere, procreare, vivere e lavorare per loro. È un comportamento talmente arrogante e offensivo per tantissimi, per troppi, che se vivessimo su un pianeta di persone davvero serie e libere, esso dovrebbe essere considerato un crimine contro l'umanità, e loro dovrebbero essere condotti coattamente verso una vergognosissima Norimberga. E invece ci tocca sentirli affermare che questo è l'unico sistema che funziona. Per loro!

Come si può ben constatare, infine, queste nostre considerazioni nulla tolgono alle responsabilità della destra nostrana, che anzi ha ampliato esponenzialmente quella becera concezione, aggiungendo alle già presenti sfumature delinquenziali, esplicite caratteristiche d'illegalità. Alle efferatezze ideologiche ha aggiunto anche i difetti peculiari di una precisa parte della nazione italiana, quella dominante, incapace di essere classe dirigente, incapace di concepire uno stato imparziale e per tutti, prigioniera di un irrefrenabile e insaziabile istinto all'accaparramento, pregna di quell'ipocrisia che, soltanto per esempio, consente di parlare di famiglia solo a chi ne abbia avute almeno due o a chi per definizione esclude di poterne mai avere una.

Il personaggio Berlusconi, in definitiva, ha trovato i suoi degni autori proprio in quelli che ora lo giudicano, sedicenti "imparziali e apolitici"; e contro i quali ora sbraita e si dimena, mentre però lo misurano esattamente col suo stesso, identico, metro. Col nostro, entrambe non sarebbero mai esistiti.

 

 


 

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Ultimo aggiornamento (Giovedì 22 Settembre 2011 11:53)

 
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