“Qui ad Atene noi facciamo così”
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di Ivano Alteri 22 lug 2011 - "Qui ad Atene noi facciamo così". Quando Pericle pronunciò il suo celeberrimo discorso agli ateniesi nel 461 a.c., gli era già chiaro quanto fosse necessario introdurre un meccanismo che consentisse concretamente la partecipazione del "demos", del popolo, alla vita pubblica: "Quando un cittadino si distingue, allora egli sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato... e la povertà non costituisce un impedimento". A tale scopo, già allora si dovettero prevedere dei compensi per tutti coloro che sarebbero assurti agli onori delle cariche pubbliche; senza i quali compensi, la Politica sarebbe rimasta un privilegio dei soli già potenti e facoltosi. Questo principio è oggi messo in discussione dai comportamenti poco edificanti di troppi rappresentanti del popolo, non tutti, fino ad essere paradossalmente percepito dalla società civile come un abuso, un privilegio di pochi, proprio esso che invece costituisce la conditio-sine-qua-non per la potenziale partecipazione di tutti alla conduzione della cosa pubblica. Quei comportamenti e la percezione che ne deriva, pongono quindi a grave ed evidente rischio la democrazia medesima.
Molti critici, non disinteressati, della "casta" appuntano la propria attenzione sulla quantità: i politici prendono troppo. Sarà anche così. Ma è davvero questo il problema? Se i parlamentari, o i consiglieri regionali o i sindaci, prendessero meno e continuassero però a pensare agli affaracci propri, come molti fanno, il problema sarebbe per caso risolto? A noi non pare. Secondo noi, il problema reale, al quale dovremmo attenerci strettamente, è che quei soldi sono troppo spesso immeritati (e diciamo troppo spesso, non sempre). Il ruolo di rappresentanza, per cui sono stati concepiti, è sempre più frequentemente tradito o completamente misconosciuto, in special modo con l'attuale legge elettorale che svincola l'eletto da ogni impegno di lealtà con l'elettore (che, in effetti, non lo elegge). Se, al contrario, potessimo riscontrare nei nostri rappresentanti comportamenti coerenti e limpidi, probabilmente nessuno avrebbe niente da ridire sulla loro condizione relativamente agiata (per lo meno rispetto alla nostra): perché mai un degno rappresentante del popolo dovrebbe vivere peggio dei molti parassiti della casta vera? Un nostro degno rappresentante vale molto di più di un loro parassita. Il problema è dunque di qualità della rappresentanza, non di congruenza del relativo compenso.
Ma l'attuale rivolta anti "casta", migliora la qualità della rappresentanza? Migliora la democrazia? E come? Sparando nel mucchio? Dando del pappone al Presidente della Repubblica, Napolitano? Non crediamo proprio. Piuttosto, sembra che il vero nemico da abbattere sia proprio la democrazia, giacché a sputare sentenze sono i servi della casta di sempre: quella dei ricchi. Chi fosse, invece, in buona fede, dovrebbe tener conto che gli attacchi indiscriminati ai compensi dei politici possono diventare lo strumento per mettere noi fuori delle decisioni della polis. Pericle già lo sapeva, quasi duemilacinquecento anni fa.
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Ultimo aggiornamento (Giovedì 28 Luglio 2011 10:53)







