La regola del sei
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di Ivani Alteri per il quotidiano l'Inchiesta - Un nostro amico ginevrino, collocato a un ottimo livello nella gerarchia della Bank Of America, sede di Londra, ci ha rivelato quella che, tra gli addetti ai lavori dell'alta finanza, è stata definita la "regola del sei". Sembrerebbe, infatti, che nel caso di uno dei primi fallimenti di grandi banche all'inizio dell'attuale crisi finanziaria, sia avvenuto questo fatto curioso: sei persone, in sei giorni, hanno causato un danno di sessanta miliardi di dollari. Ma forse era solo un gioco di parole.
Ora però veniamo a sapere da una rivelazione del New York Times (ripresa da Repubblica.it) che "il terzo mercoledì di ogni mese, nove membri di élite di Wall Street si riuniscono a Midtown Manhattan. I dettagli delle loro riunioni sono coperti dal segreto. Rappresentano Goldman Sachs, Morgan Stanley, JP Morgan, Citigroup, Bank of America, Deutsche Bank, Barclays, Ubs, Credit Suisse". Questi signori si riuniscono segretamente per decidere le sorti della finanza mondiale, compresa quella delle nostre tasche; ora è in corso un'inchiesta da parte di un'agenzia governativa americana, ma sembra che sia difficilissimo trovare le prove.
Per chi volesse maggiori dettagli, può rintracciarli sul web. Ma quel che a noi interessa qui rilevare, è la constatazione angosciante di essere nelle mani di pochissime e avidissime persone, che nel segreto di una stanza decidono della qualità dell'esistenza dell'intero pianeta.
Non è il destino cinico e baro che condanna a morte per fame milioni di persone, che impedisce ad altre moltitudini di curarsi da malattie spesso banali, che non fa arrivare alla fine del mese chi lavora e che getta nella disperazione chi il lavoro non ce l'ha. Non è fatale che si debba cancellare lo stato sociale, il diritto alla salute, che si debbano affossare le scuole e le università pubbliche, che vi siano milioni di disoccupati nei paesi sviluppati e milioni di miserabili nei paesi poveri; e neanche che debbano esserci milioni di bambini costretti a lavorare come schiavi o ad essere vittime del traffico di organi, che vi siano alle porte dell'Occidente orde di disperati in cerca di pane e pace.
No, non c'entrano il destino e la fatalità. "Tra l'assenteismo e l'indifferenza, poche mani non sorvegliate da alcun controllo tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un'eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente".
Sono parole scritte cento anni fa, da allora non è cambiato molto; e le mani in tutto non arrivano a venti. L'unica differenza è che oggi non abbiamo più l'alibi dell'ignoranza.
Ivano Alteri
(Redattore di Edicolaciociara.it e Invisibili.eu)
Frosinone 14 Dicembre 2010
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