Fare branco
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di Ivano Alteri 16 nov 2010 - "Fare branco" è la locuzione utilizzata dal presidente dei giovani industriali della provincia di Frosinone per rinnovare l'invito alla classe dirigente ciociara ad essere maggiormente coesa su alcuni obiettivi prioritari per il territorio. Lo spirito è senz'altro lodevole, se non fosse per le insidie che quella locuzione nasconde.
Nel branco vige la legge del più forte; e la legge del più forte, a Frosinone e nel mondo, è già ampiamente applicata. È la legge del più forte che ha consegnato l'intera ricchezza del pianeta nelle mani di pochissime persone, che rende precarie le vite di generazioni di lavoratori, che condanna alla fame decine di milioni di persone, che priva di medicinali anche banali i malati dei paesi poveri, che sfrutta i bambini di quei paesi nel lavoro nella prostituzione e nel commercio degli organi, che devasta il pianeta e copre il mare di petrolio, che lascia tutti soli nella disgrazia.
Il branco è uno stadio primitivo dell'evoluzione umana. Il branco condanna i più a starne fuori o a sottomettersi. Il branco non è la soluzione del problema; anzi, secondo le correnti analisi scientifiche, sono state proprio le enormi iniquità esistenti sul pianeta, derivanti dall'ideologia del branco, a determinare le crisi finanziaria ed economica in atto. Esse, infatti, hanno reso tanto marginale il valore del lavoro umano, da dare l'illusione che il denaro potesse produrre denaro, senza l'apporto del lavoro; esse hanno tanto degradato il fare umano da mortificare lo stesso valore della persona, da rendere il lavoro riprovevole.
"Fare branco" è, insomma, una metafora mortifera. Proporemmo di usarne un'altra: fare comunità. Della comunità, infatti, potrebbero far parte dei soggetti che dal branco sarebbero automaticamente esclusi, gli anziani avrebbero la considerazione che meritano, i bambini sarebbero tutelati dallo sfruttamento e dalla mercificazione, le donne non sarebbero il sollazzo dei potenti, il lavoro tornerebbe a dare dignità agli uomini anziché toglierla. E non è vero che sia un mondo impossibile, tutt'altro: senza la "collaborazione", che si fonda proprio sul senso di comunità, staremmo ancora tutti a dondolarci sugli alberi. La nostra metafora ci sembra, quindi, decisamente migliore, rappresentantiva di uno stadio più avanzato dell'evoluzione umana, foriera di buoni frutti.
Ma sarà difficile estirpare l'ideologia del branco, se non con grandi sacrifici e con lungo tempo. Ad oggi dobbiamo registrare che ci sono quelli che combattono la povertà ma anche quelli che combattono i poveri, quelli che pensano al bene comune ma anche quelli che pensano soltanto a se stessi, quelli che hanno grande rispetto per gli uomini e le donne di ogni colore ma anche quelli per i quali il prossimo è soltanto una macchina da sfruttare fino in fondo.
Insomma, ci sono quelli che stimano le persone per quello che sono e non per quello che hanno, ma anche altri che confondono la povertà delle tasche con quella delle teste, e tra i poveri, perciò, si sentono migliori. Poverini.{jcomments on}
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Ultimo aggiornamento (Martedì 16 Novembre 2010 19:51)






