Con la violenza chi ha torto ha buon gioco a confondere i torti e le ragioni
| Pagine di ... - Alteri |
Quando la violenza, ancorchè sulle cose e non sulle persone, irrompe nella scena politica, chi ha torto ha buon gioco a confondere i torti e le ragioni. Al punto che ora è il segretario della CISL Bonanni a chiedere conto dei suoi atti a quello della CGIL, Epifani.
Se "il terrorismo ci toglie la voce", come usava dire Bertinotti anni fa, i fumogeni davanti alle sedi della CISL quantomeno offuscano la vista. Questa, dopo la violenza in sé, è la colpa più grave di quei giovani autori del misfatto.
Come dovrebbe essere ormai chiaro a tutti, la violenza non può più essere giustificata in alcun modo, neanche di fronte al più che fondato sospetto di mercimonio sulle spalle dei lavoratori FIAT da parte di alcuni, neanche in un mondo infarcito di guerre truculente ad opera proprio di quell'Occidente che si fa paladino di una vita pacifica. Essa, dopo il largo uso fattone nel Novecento, sembra essere stata spinta, perlomeno nelle dichiarazioni, fuori dalla storia, anche se nessuno può razionalmente escluderne definitivamente l'uso, sia da parte dei forti, sia dei deboli opportunamente organizzati.
È però necessario notare una certa differenza di trattamento tra la violenza operata dai forti e quella operata dai deboli. Sembra vi sia la tendenza a percepire la prima quale diretta espressione della "necessità", la seconda quale diretta espressione di menti instabili. Le manganellate ai terremotati turlupinati da una banda di affaristi al governo, non causano la caduta di questo né il depotenziamento della sua politica nefasta o le dimissioni di alcuno; i fumogeni di "quattro scalmanati" dovrebbero ribaltare, invece, la situazione: chi aveva ragione ora dovrebbe avere torto, chi aveva torto ora dovrebbe avere ragione.
Tuttavia, se si approfondisse poco poco il concetto di violenza, senza nascondersi dietro uno spesso velo di ipocrisia, tutto sarebbe più chiaro: il terrorismo non ci toglierebbe la voce, né i fumogeni la vista. Basterebbe rispondere ad alcune domande (anzi, basterebbe porsele), e dal caos d'incanto nascerebbe l'ordine.
È violenza costringere una persona e la sua famiglia nella condizione di precarietà per un'intera esistenza? È violenza causare una riduzione salariale dei lavoratori portandoli al più basso livello in Europa e ai limiti della sussistenza? È violenza costringere i lavoratori a scegliere tra l'essere licenziati o accettare le condizioni del padrone? È violenza stipulare contratti e accordi senza chiedere il permesso agli interessati? È violenza distruggere la scuola di tutti per favorire quella di pochi? È violenza condannare intere generazioni a diventare braccia e teste da lavoro, escludendole per condizione di partenza (!) dalla partecipazione attiva nella vita associata? Ancora: è violenza appropriarsi di tutte le televisioni del Paese zittendo tutti gli altri? È violenza attaccare con ogni mezzo la magistratura per i propri porci comodi? È violenza infangare l'onorabilità delle persone con bieche attività di dossieraggio politico? È violenza corrompere i giudici e appropriarsi illegittimamente di importanti attività economiche e culturali? È violenza stroncare le istituzioni per non finire in galera? È violenza piegare un intero paese ai propri interessi per vent'anni, ignorando i problemi di tutti gli altri cittadini? È violenza dare del coglione all'avversario politico? È violenza stravolgere la realtà e trattare il prossimo come un imbecille?
Ecco: ponendosi queste domande sul significato della parola violenza, si torna a comprendere chi ha torto e chi ha ragione, anche tra Epifani e Bonanni. Ma per fare questo non c'è alcun bisogno della violenza. Soprattutto se si ha ragione.
Ivano Alteri
Frosinone 8 Ottobre 2010
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Ultimo aggiornamento (Venerdì 08 Ottobre 2010 12:33)






