Ma è proprio vero che il capitalismo non ha alternative?
| Pagine di ... - Alteri |
"Perché le aziende che operano in maniera corretta devono essere distrutte da investitori del breve termine in cerca di speculazioni, mentre i loro complici nella City si arricchiscono? Perché i dirigenti si dimenticano delle loro responsabilità appena si sventola un assegno sotto il loro naso? Il capitalismo non fa prigionieri e uccide la competizione dove può". Queste affermazioni, come riportato su queste pagine, sono di Vince Cable, liberal-democratico, responsabile delle Attività Produttive nel governo britannico. Sembrerebbe essere l'ennesima dimostrazione di come la caduta dei "muri" stia causando un salutare rimescolamento delle conoscenze e delle idee che ne sono derivate. Così può accadere che via sia il riconoscimento esplicito del valore del capitalismo quale ineguagliabile (ad oggi) strumento di produzione della ricchezza, da una parte; e un contestuale riconoscimento del valore della scienza marxiana, quale ineguagliabile (ad oggi) strumento per la corretta lettura delle dinamiche capitalistiche, anche le più truculente, dall'altra. Insomma, le idee che un tempo erano prigioniere di distinte ed opposte ideologie, tendono ad entrare in un circuito più ampio, contribuendo alla creazione di una nuova visione del mondo (di una "weltanschauung", si sarebbe detto un tempo) molto più composita, foriera di nuovi quanto ancora confusi paradigmi.
Che il capitalismo tendesse all'accentramento di capitale in ambiti sempre più ristretti, infatti, e che questo non corrispondesse sempre alle esigenze di una buona produzione ed economia, era noto da tempo; come era nota la sua natura "parassitaria", secondo l'intuizione di Rosa Luxemburg recentemente ripresa da Bauman, che lo costringe a ricercare sempre nuove "terre vergini" pre capitaliste, dopo aver radicalmente depauperato il proprio attuale "ospite", fino ad arrivare all'oggi, con la devastante "terra vergine" rappresentata dalla finanziarizzazione dell'economia a scapito dell'economia produttiva, causa prima dell'attuale crisi planetaria ex equo con l'impoverimento progressivo del Lavoro. Soltanto oggi, però, è possibile ascoltare da un politico liberale, membro di un governo conservatore, le perentorie affermazioni di cui sopra; solo oggi che i muri sono caduti con le ideologie che rappresentavano, è possibile ricercare nuovi orizzonti: non perché "liberati" dalle ideologie, ma perché "deprivati" di esse siamo costretti a perseguire la creazione di una nuova.
La Confindustria del suo Paese, d'altra parte, gli risponde: "E' strano che Cable pensi sia appropriato utilizzare un linguaggio così emotivo - ha detto Richard Lambert - dice cose molto dure sul sistema capitalista: sarebbe interessante sentire che idee ha sull'alternativa". Come si può notare, l'unico argomento "contro" quelle tesi è la mancanza di alternativa, quando invece si dovrebbe innanzitutto chiarire se esiste il problema da lui posto. Questo escamotage dialettico consente ai filo capitalisti radicali di sviare l'attenzione proprio dalla responsabilità della ricerca di quell'alternativa; e dalla domanda se questa debba essere prerogativa dei soli anticapitalisti o se non sia, invece, compito comune a tutti i soggetti giunti all'alba del nuovo millennio. Probabilmente, la tentazione di continuare a mantenere privilegi tanto insopportabili quanto ormai ingiustificabili è troppo forte per non offuscare il corretto ed onesto ragionare; probabilmente, questa è la conferma che l'evoluzione può venire in massima parte, e paradossalmente, da parte degli sconfitti, i quali hanno intrinsecamente qualche ragione in più per riflettere sulle proprie asserzioni.
E gli sconfitti siamo noi...!
Ivano Alteri
Frosinone 24 Settembre 2010{jcomments on}
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Ultimo aggiornamento (Venerdì 24 Settembre 2010 17:20)






