Giovanni Morsillo discute con Ivano Alteri
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Caro Ivano,
il tuo bell'intervento sul tema dell'auspicio del Sakem dei padroni riguardo la fine della fastidiosa lotta di classe, come sempre mi offre diversi angoli sui quali sbattere la testa.
Se da una parte confermi, da par tuo, la correttezza scientifica della filosofia della prassi e dell'analisi economica del povero Moro di Treviri, dall'altra diversi passaggi mi lasciano più perplesso.
Venendo al dunque credo che, se come tu giustamente affermi, le tue riflessioni non fanno parte del bagaglio dei sindacalisti e meno che mai dei politici accuratamente selezionati con metodo e competenza (altro che "porcate"), almeno nella parte sazia del mondo, è anche vero che noi non possiamo continuare nell'errore madornale di considerare nelle nostre analisi solo quella parte, dimenticando che esiste nel mondo una ben più vasta visione del mondo.
Un secondo spigolo su cui vado a sbattere, è la nota "stonata" (non volermene) del riformismo come soluzione duratura del conflitto di classe. Io concordo con te che le contraddizioni dello sviluppo non possono essere né inventate né classificate a tavolino, ma esse esistono in quanto "interne" al sistema, e pertanto decisive rispetto alle condizioni della lotta di classe stessa. Intendo dire che se è vero che non si può stabilire a tavolino l'ora X della Rivoluzione – con la R retorica – è anche vero che i tentativi socialdemocartici di composizione del conflitto di classe "dentro" gli schemi della produzione capitalistica sono crollati ben prima del modello sovietico.
Io non credo, lo sai bene, che quel modello fosse la soluzione, e non lo dico certo per pudore o per opportunismo, che considero una delle poche cose peggiori dell'ignoranza. Ma proprio per il contrario delle ragioni che comunemente vengono addotte, ossia perché non lo considero rivoluzionario, ma assolutamente aristocratico. La rivoluzione – quella seria, con r minuscola – non è un punto di arrivo, ma un processo, un movimento, non un sistema. Ridurla ad una tecnica di governo, oltretutto mantenendo tutte le strutture su cui poggia lo sviluppo economico borghese, vuol dire metterle la cravatta, ma di canapa, non di seta come Deng in Cina (requiescat). E infatti l'Ottobre, miseramente naufragato a Kronstadt, spira ben prima di Lenin, anche a causa della sua lettura "statalista" del marxismo. Fatti salvi i meriti del grande Vladimir Ilic, il suo mi pare tutt'altro che un progetto di dissolvimento dello Stato nella dittatura del proletariato.
Come vedi, è difficile districarsi nel ginepraio di contraddizioni che anche il movimento operaio e rivoluzionario ha prodotto. Tuttavia, tornando al tema del tuo scritto, la lotta di classe è e resta ineludibile, ma il capitalismo sta cambiando metodo, disconoscendo gli stessi istituti liberali che aveva contribuito a costruire, perché non ha più bisogno del consenso, e può farsi da sé le strutture che nei due secoli passati necessariamente dovevano essere fornite dallo Stato. Le Istituzioni, le Costituzioni, il contratto, insomma le regole, non servono più. Magari, questo prelude ad una nuova svolta di crisi e conseguenti sommovimenti, ma nella storia è già avvenuto diverse volte, e loro non fanno altro che approfittare qui ed ora delle condizioni favorevoli, quale che siano le conseguenze a medio termine.
Di questo bisogna ringraziare Ronald Reagan, Margareth Tatcher e soprattutto tutti gli idioti ed i venduti che nelle sinistre del mondo di prima classe hanno dato loro credito.
il problema che oggi è di fronte ai (pochi e male armati) sostenitori non dico della rivoluzione, ma assai più modestamente della democrazia, è di duplice aspetto: un aspetto, classico, è che la democrazia stessa non è che una mistificazione, in quanto consente semplificazioni molto pericolose (la volontà della maggioranza come volontà generale, il concetto di interesse generale mai definito, l'accreditamento del consenso in modalità almeno discutibili, ecc.); un secondo aspetto, anch'esso classico, ma oggi più che mai subdolamente pericoloso, è che essa finisce per presentare come alternative le due facce complementari del sistema (Fini non è l'alternativa al sistema, ma al massimo la sua garanzia di prosecuzione).
Io continuo a pensare che stando nelle gabbie difficilmente si impari a volare. Per questo apprezzo molto i tuoi raid in territori che forse possono aiutare ad aprire le ali e la mente.
Buon lavoro e a presto.
(scusa la frammentarietà, ma ti ho risposto di getto e senza riflettere abbastanza).{jcomments on}
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Ultimo aggiornamento (Giovedì 09 Settembre 2010 16:59)






