Non illudere che sia possibile eliminare la lotta di classe

Valutazione attuale: / 0
ScarsoOttimo 
Pagine di ... - Alteri

quarto_stato_120qudi Ivano Alteri - I Fini della lotta di classe. Anche Fini, dopo Marchionne, ha ripreso l'idea della fine della lotta di classe, auspicando che i "produttori", cioè i lavoratori e gli imprenditori, siano posti "dalla stessa parte della barricata".

Potrebbe sembrare una modernità, che farebbe dire "finalmente!" a coloro che sono baciati dal privilegio, e anche a coloro che non lo sono, ma che aderiscono con curioso entusiasmo all'ideologia dominante. In realtà, si tratta soltanto di una nuova edizione di una vecchia modalità ricavata dalla Chiesa Cattolica dall'organizzazione sociale alto-medievale, aggiornata nella "Rerum Novarum" di Leone XIII del 1891 (testo fondamentale per la dottrina sociale della Chiesa e per tutti noi), ripresa e ampliata nella "Quadragesimo anno" di Pio XI nel 1931, messa in pratica dal fascismo ed evolutasi ulteriormente nel corso dei decenni successivi. Parliamo della "corporazione", organizzazione che mette insieme i lavoratori e i datori di lavoro appartenenti allo stesso ambito produttivo.

Non sapremmo dire se tale proposta sia propugnata in buona o in cattiva fede, se cioè si pensi davvero di chiudere con essa la lotta di classe o se sia semplicemente la sua prosecuzione con altri mezzi; ma riteniamo che l'idea del "tutti insieme amorevolmente" sia in ogni caso una scorciatoia particolarmente pericolosa: innanzitutto perché storicamente infondata; e poi perché illusoria. Ci spieghiamo meglio.

Nell'organizzazione sociale del Medioevo, le differenze tra gli appartenenti alla stessa associazione di "arti" e "mestieri" erano, per così dire, soltanto di "grado" e non di "genere"; in altre parole, i diversi membri erano soltanto più o meno ricchi, ma tutti proprietari dei mezzi di produzione attraverso cui l'arte o il mestiere si esprimevano, e quindi tutti proprietari della ricchezza derivante dal loro lavoro. Al contrario, col sistema capitalistico, nelle corporazioni vedremmo presenti soggetti disuguali non solo in termini di "grado", più o meno ricchi, ma anche di "genere": proprietari dei mezzi di produzione, e quindi proprietari della ricchezza prodotta, i capitalisti; NON proprietari dei mezzi di produzione, e NON proprietari della ricchezza prodotta, gli operai. Quindi, mentre le associazioni medievali organizzavano tutti artigiani, diversi per grado ed eguali per genere, le "nuove" corporazioni organizzerebbero capitalisti e operai, soggetti sistemicamente antagonisti, differenti dunque per "grado" e per "genere". Se si leggono anche solo le prime righe della Rerum novarum, questa confusione tra artigiano ed operaio è straordinariamente evidente. Di qui, a nostro parere, l'infondatezza di tali proposte.

Ma a quel tempo la Chiesa stava combattendo un nemico mortale, il neo-comunismo marxista, che si proponeva quasi come una chiesa alternativa e le contendeva la rappresentanza degli ultimi con l'accusa di tradimento, di complicità nella sopraffazione del più forte sul più debole, di copertura ideologica di questa sopraffazione, sulla base di una lettura storica mai tentata prima e suffragata da una rigorosa analisi scientifica. La Chiesa aveva, a quel tempo, la necessità di svuotare di senso le asserzioni marxiste che tanto sommovimento stavano causando sul pianeta, e che mettevano a rischio la sua stessa esistenza, senza troppo badare ai fondamenti scientifici delle sue affermazioni. Oggi non siamo più in quella situazione, oggi non c'è più il Comunismo: esso ha dimostrato la propria inconsistenza sistemica e non costituisce più uno spauracchio ateo. Ma l'analisi marxiana resta inconfutata; a tal punto, che oggi la stessa Chiesa Cattolica non rinuncia più a quelle conoscenze, ma anzi le utilizza al fine di combattere le manifestazioni anticristiane, quando non atee, del capitalismo, come abbiamo già più volte detto a proposito dei recenti scritti di Papa Ratzinger e prima ancora di Papa Woityla. Le contraddizioni che quella scienza mette in luce, inoltre, sono oggi tanto mature da non avere più bisogno di grandi masse di volontà rivoluzionarie, consapevoli o indottrinate che dir si voglia, per esplodere fragorosamente: esse esplodono per auto-innesco, proprio per raggiunta maturità; tanto che la fame, la sete, la paura, la disperazione... prodotte più o meno direttamente dal sistema economico nel corso dei secoli, sono oggi capaci da sé di attivare la reazione, magari soltanto ribellistica, anche del più apatico dei popoli. Basti citare il conflitto fra il sud e il nord del mondo, tragicamente espresso dal sempre più incontrollabile fenomeno delle migrazioni dei disperati. La proposta corporativa, dunque, presunta a-classista, s'inquadra in un contesto in cui delle conoscenze un tempo prigioniere di una specifica ideologia si liberano per immettersi nel corso generale della storia; e le contraddizioni che esse avevano svelato stanno via via esplodendo per raggiunta maturazione. Ragion per cui, tale proposta non può che apparire come il tentativo dello struzzo che, mettendo la sola testa sotto la sabbia, pensa di aver nascosto al pericolo tutto il corpo. Di qui, dunque, l'illusorietà di quella proposta, sempre secondo il nostro parere.

Riguardo, poi, la sua presunta natura a-classista, è sufficiente osservare cosa accadrebbe ai vari soggetti interessati se quella proposta fosse applicata, per capire che poche altre proposte sono tanto classiste quanto quella.

Dal punto di vista del Lavoro, il tutto equivarrebbe infatti a un disastro. La sua rappresentanza sociale ne verrebbe completamente sconvolta, venendo in quel modo deprivata dei concetti di "bene comune" e "interesse generale", relegata come sarebbe ad occuparsi dei soli interessi specifici di quell'ambito della produzione; ma ne verrebbe stravolta di conseguenza anche la sua già fievole rappresentanza politica, con una totale emarginazione dei lavoratori dall'agone politico, e la conseguente, totale e definitiva scomparsa del Lavoro in quanto soggetto produttore di Storia. A seguire, si determinerebbe la completa "cristallizzazione" dell'esistente, il totale blocco della cosiddetta mobilità sociale, già abbondantemente operante in tutti i paesi capitalistici, a partire da quelli più avanzati come gli Stati Uniti, con la realizzazione di quella "fine della Storia" profetizzata da Francis Fukuyama ne 1992, e sicuramente auspicata da molti tra coloro che si trovano dalla parte del privilegio. Se questa è l'idea di Fini, non è dissimile da quella di Berlusconi, e non si può dire che non sia lotta di classe.

Dal punto di vista del Capitale, d'altra parte, tutto dovrebbe funzionare a meraviglia. La compressione del conflitto lascerebbe libero sfogo a tutti gli "spiriti animali" che lo vivificano. Tradotto in termini pratici, ciò vorrebbe dire per esso la possibilità di "naturalizzare" ogni propria specifica necessità come fosse necessità universale; di modificare o anche ribaltare la scala dei valori a proprio piacimento; la possibilità di liberarsi da ogni responsabilità sociale, anzi, di poter affermare definitivamente che "non esiste nessuna società"; consolidare l'apparenza di parità di rapporti tra soggetti che in realtà pari non sono; detenere "naturalmente" il potere di decidere quanta parte della ricchezza prodotta tenere per sé e quanta distribuirne... Altro che flessibilità!

Questo idillio capitalistico, tuttavia, è destinato a crollare come un castello di carte, non appena si consideri il punto di vista della Politica, il cui significato, come afferma Fini, risiede nel senso etimologico stesso della parola: occuparsi del bene delle polis, della città, della comunità. Cosa accadrebbe alla Politica con l'apparente eliminazione di uno degli antagonisti sistemici del capitalismo? Non sembri strano, se per rispondere a questa domanda partiamo dalla recente affermazione di Cesare Romiti, mitico capo della FIAT, acerrimo anticomunista e avversario del sindacato, protagonista di innumerevoli lotte dalla parte del padrone, secondo cui il conflitto tra il lavoratore e il padrone è permanente e ineliminabile.

Una prima considerazione in proposito è che dire "basta con la lotta di classe!" proponendo le corporazioni o è soltanto l'ennesimo tentativo di turlupinare i membri di una classe a vantaggio dell'altra, quindi lotta di classe; o è una dabbenaggine. In secondo luogo, l'infondatezza storica di tale proposta e la sua illusorietà rischiano di far apparire superfluo ogni reale tentativo di regolazione del conflitto, immaginandolo eliminato dalla disputa politica, quindi fuori controllo e perciò straordinariamente distruttivo. Il proliferare degli egoismi corporativi, tanto più ingovernabili quanto più numerosi ed egoistici, inoltre, causerebbe necessariamente una riedizione della forza quale strumento di governo; una prospettiva neo-barbarica che nessuno vorrà auspicare, tanto meno Fini, ma soprattutto il Paese.

Ma soprattutto, se davvero si riuscisse per un certo tempo a zittire uno dei due antagonisti, cosa altamente improbabile, la politica si priverebbe di quella dialettica intrinseca nel sistema che è fattore di progresso e di equilibrio; inoltre, lo strapotere del Capitale si tradurrebbe istantaneamente nella riduzione della Politica a strumento passivo dello stesso, come accade gia ampiamente oggi, con buona pace per l'auspicato ritorno della Politica. La dittatura del Capitale, denunciata da uno dei più brillanti campioni del capitalismo americano, insomma, costituisce un rischio incombente che la politica non può non considerare, neanche una politica di destra.

C'è un dato, infine, che se non fosse tragico e insopportabilmente ipocrita, farebbe sorridere: come giustamente ha risposto quel lavoratore FIAT a Marchionne che diceva di voler chiudere la lotta di classe, la lotta di classe, in Italia, la sta facendo solo lui e i suoi simili! Non esiste, nel nostro Paese, un soggetto politico o sindacale che fondi la propria iniziativa sulla lotta di classe dei lavoratori; semmai, si potrebbe affermare che sia proprio quest'assenza ad aver creato e a creare gli squilibri che si registrano nella situazione italiana, che ne stanno determinando il declino, che rendono il Paese tanto bizzarro e incomprensibile agli occhi del resto del mondo. Nei paesi dove non si fa finta che il conflitto tra lavoratore e imprenditore sia eliminato, la Politica è intervenuta e interviene a sedare i bollenti spiriti capitalistici, governando l'inevitabile conflitto con l'introduzione di pesi e contrappesi che impediscano la definitiva sopraffazione di un contendente sull'altro. In quei paesi è possibile registrare una legislazione sociale a protezione dei soggetti economicamente più deboli, una dinamica salariale più evoluta di quella italiana, un rispetto per le prerogative per i soggetti rappresentativi delle istanze sociali, pur privilegiando il rapporto col Capitale, che resta il migliore strumento per la produzione di ricchezza sinora conosciuto.

In altri termini, dove ci si è resi conto delle grandi potenzialità produttive del capitalismo, ma anche delle sue potenzialità distruttive e della sua totale incapacità nella redistribuzione della ricchezza prodotta, si tenta, non sempre con successo e pur col persistere di insopportabili diseguaglianze, di sfruttare le prime senza dover subire le seconde. Consegnando il Lavoro legato mani e piedi fra le braccia del Capitale, invece, si rinuncia anche al potere regolatore della Politica, con tutte le conseguenze nefaste che abbiamo cercato di illustrare.

In conclusione, ciò che dovrebbe guidare le decisioni politiche di questo cruciale periodo storico, non dovrebbe essere, secondo noi, la fregola di eliminare il conflitto, ma di preservarlo governandolo, per trarre da esso tutta l'energia necessaria alle ulteriori e auspicabili evoluzioni della comunità umana. Senza illudersi e senza illudere che sia possibile eliminare la lotta di classe, che sia possibile stare tutti "dalla stessa parte della barricata", che il sistema da sé sappia trasformarsi anche in produttore di giustizia, oltre che di ricchezza. Senza pensare che si possa fare a meno della buona Politica nel governo delle esistenze e senza pensare che si possa fare a meno di quelle esistenze, per fare buona Politica.

Ivano Alteri

Frosinone 7 Settembre 2010 {jcomments on}

Usa Google per trovare nel sito altri articoli sullo stesso argomento

Ricerca personalizzata

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 08 Settembre 2010 11:30)

 
da Twitter
imazzoli: imazzoli Prof. Monti , ma lei in che mondo vive? http://t.co/Fq3hIo0l
imazzoli: che monitonia da un salvatore della patria come lui...un grande oracolo..... l'art 18 non è un tabù...il posto... http://t.co/ZuXGm26u
imazzoli: imazzoli Armando Mirabella candidato con Bachelet http://t.co/ofkWYlEt
Acquista da qui su Unilibro

Banner

Spese di Spedizione GRATIS...anche in Contrassegno. Per acquisti in Contrassegno ti regaliamo anche le spese per diritto di incasso! La CONSEGNA sarà GRATUITA in 24/48 ore per ordini di almeno 34,99 €.

al masso
Banner
Il tuo contributo

Ti informiamo con continuità e serietà. Abbiamo bisogno del tuo aiuto per andare avanti. Non far mancare il tuo sostegno a edicolaciociara.it e ad invisibili.eu. Clicca su PayPal e versa quello che vuoi e quello che puoi. Grazie

ePlaza - 365 giorni di convenienza

JoomlaHost

Ricerca nel web
Iscrizione alla newsletter

Per ricevere la newsletter della Rete di edicolaciociara.it e di invisibili.eu scrivi Nome e Cognome veritieri e l'indirizzo email che usi regolarmente per ricevere la tua posta.

Pixmania
Facebook Share
Share on facebook
Diffondi RSS
Unable to retrieve Items!
Youbuy
Elettronica al miglior prezzo

Videocamere digitali