Una consapevole falsificazione

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foto_ivano_qu130In un articolo su Repubblica.it del 25 agosto, Tito Boeri rimprovera la FIAT per il comportamento tenuto nel caso dei tre operai di Melfi. Ma il tono è di comprensione, come nei confronti di chi, avendo ragione, per suoi "errori" passa dalla parte del torto. A noi pare che le cose non stiano esattamente così.

Boeri, infatti, mentre critica i comportamenti della FIAT a Melfi, giustifica quelli tenuti dalla stessa a Pomigliano, con questo ragionamento: "Un sistema di relazioni industriali deve essere in grado di prendere impegni vincolanti per le parti. Questo è un presupposto perché ci sia contrattazione, perché i lavoratori possano far valere le loro ragioni. Se non c'è modo di impegnarsi in modo credibile, non ci sarà l'accordo, dunque non ci sarà l'investimento. Cosa fareste voi sapendo che un vostro potenziale assicuratore può ridiscutere i contenuti della polizza che state negoziando, riducendo la protezione che vi ha offerto quando avete pagato il premio assicurativo, una volta che avete avuto un incidente?". Questo ragionamento è veramente paradossale: si accusa la parte sindacale, la FIOM CGIL, di inaffidabilità, a fronte di un'azienda che palesemente, dichiarandolo esplicitamente, viola il contratto nazionale, le leggi e la Costituzione! Quale affidabilità garantisce un'azienda siffatta, dott. Boeri?

Rimprovera poi il sistema di non avere una legge sulla rappresentanza che, secondo lui, non avrebbe costretto la FIAT a quei comportamenti tenuti a Pomigliano. Ma dimentica che quella legge è da anni sollecitata ripetutamente proprio dalla CGIL, di cui la FIOM, che non ha firmato l'accordo, è parte integrante. Se quella legge fosse esistita, gli altri sindacati non avrebbero potuto firmare alcunché, perché minoranza. Così come non avrebbero potuto firmare il contratto nazionale separatamente, senza la FIOM CGIL; così come CISL e UIL confederali non avrebbero potuto firmare la cosiddetta riforma della contrattazione voluta dagli industriali, contro il parere della CGIL, che Boeri critica come inadeguata (non sarà mica d'accordo con la CGIL?!). Cosa hanno fatto gli industriali italiani per avere quella legge? Cosa hanno fatto CISL e UIL? Cosa sta facendo l'attuale governo amico intimo degli industriali? Cosa ha fatto il "capitalismo buono", alla Boeri, per avere quello strumento di misurazione della rappresentanza sindacale? Niente, ci pare. Eppure, esistono esperienze, come nel caso della pubblica amministrazione, in cui quella misurazione si è resa possibile, applicando una sorta di media ponderata tra iscritti e voti attribuiti nelle elezioni delle RSU alle diverse organizzazioni sindacali. È un metodo che si è dimostrato efficace: perché non replicarlo per tutto il mondo del lavoro? Forse non conviene a loro.

Boeri, infine, dimentica una buona parte della storia italiana relativa al conflitto sindacale. Per esempio, ma è solo uno degli esempi possibili, l'accordo del 23 luglio del 93, col quale le parti, Governo-Sindacati-Imptenditori, si impegnavano per una "politica di tutti i redditi". Ebbene, quell'accordo è stato rispettato da una parte sola, il sindacato; le altre, i vari governi e gli industriali, lo hanno sistematicamente boicottato, per esempio imponendo una inflazione programmata molto al di sotto di quella reale, causando così un arretramento di fatto del reddito dei lavoratori rispetto all'andamento del resto dell'Europa, come oggi dimostrato da ogni statistica, e come Boeri certamente sa.

Addebitare al sindacato l'inaffidabilità nel rispetto degli accordi, perciò, è una totale mistificazione della realtà. Anzi, potremmo dire consapevole falsificazione, a copertura di una cultura industriale pecoreccia frutto di una sedicente classe dirigente capitalistica adusa a pretendere elargizioni statali e a scappare con la cassa alla prima occasione, come accaduto con la Cassa del Mezzogiorno e come sta accadendo con FIAT.

Inoltre, se proprio vogliamo dirla tutta, il campione degli imprenditori odierni, il Sig. Silvio Berlusconi, è colui che ha ridotto il falso in bilancio da reato a mera violazione amministrativa, quando ognuno può comprendere che in un paese in cui non vi è certezza nei conti delle aziende, non può funzionare la Borsa, non può funzionare il fisco, non può funzionare la contrattazione sindacale, non può funzionare il sistema previdenziale, non può funzionare il sistema sanitario... È capitato, a Boeri, di sentire qualche voce di industriale indignarsi contro quei provvedimenti? Gli è capitato di sentire qualche lamento della Confindustria contro quel 40% di lavoro nero presente in vaste zone d'Italia? E sugli schiavi in Puglia? Ha assistito all'espulsione dalle associazioni imprenditoriali di aziende che violano sistematicamente il contratto e le leggi?

Nel suo opinabile ragionamento, quindi, a noi pare che Boeri tenti di nascondere che il vero obiettivo non è un sistema di relazioni sindacali più avanzato ed adeguato alle odierne sfide competitive globali, ma le mani libere di una parte, il Capitale, contro l'altra, il Lavoro. Questo sarebbe l'unico sistema di relazioni che renderebbe soddisfatti Boeri e gli industriali italiani: quello in cui, di fatto, il sindacato non c'è, se non come mero erogatore di servizi assistenziali. Si pensa di costruire così una società più moderna in cui vivano uomini liberi?

Vale la pena ripetere, dunque, che la FIOM e la CGIL stanno svolgendo nel caso FIAT un lavoro egregio in difesa dei diritti dei cittadini (!) italiani, non solo dei lavoratori; il punto di riferimento ineliminabile è una società di uomini liberi. Quale tipo di società verrebbe fuori dalla cancellazione del sindacato dalla storia d'Italia? Boeri dovrebbe farcelo sapere, prima di formulare i suoi auspici e di attribuire torti e ragioni.

Ivano Alteri

Frosinone 25 Agosto 2010{jcomments on}

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Ultimo aggiornamento (Mercoledì 25 Agosto 2010 16:27)

 

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