Chiesa ad un bivio
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di Ivano Alteri 9 lug 2010 - A toccare alcuni temi si rischia di scottarsi le dita, specialmente a sinistra. Uno di questi è sicuramente quello relativo ai rapporti con la Chiesa Cattolica. Siamo intervenuti più volte su di esso sapendo di correre questo rischio, proprio perché consideriamo il tema fondamentale per la stessa prospettiva della sinistra. leggi tutto
Abbiamo detto Chiesa Cattolica, e non mondo cattolico, proprio per mettere in evidenza che, a nostro modesto avviso, la sinistra dovrebbe affrontare il tema, come suol dirsi, di petto, senza parlare a nuora perché suocera intenda, come invece accaduto di frequente in passato. È evidente, infatti, che rivolgersi al mondo cattolico non equivale a rivolgersi alla Chiesa; anzi, quel dialogo "laterale" potrebbe sembrare anch'esso un atto di aggressione, il tentativo di uno scavalcamento, nell'intento di sottrarle e appropriarsi di una parte di quel consenso morale di cui ancora gode in Italia e nel mondo, nonostante tutto.
In questo momento particolare, poi, quando è messa pesantemente sotto stato d'accusa, fino a paventare addirittura una deposizione testimoniale dello stesso Papa di fronte ai tribunali americani per i casi di pedofilia, e quindi pesantemente messa a rischio di destrutturazione, consideriamo doveroso tornare a riflettere sui significati della presenza morale della Chiesa nella società, di ieri, di oggi e di domani; e, da questo punto di vista, vagliare le vere ragioni che inducono le autorità americane ad una così radicale aggressione, che tale resta nonostante la fondatezza e l'atrocità delle accuse. L'odiosa pedofilia ecclesiastica richia di diventare l'alibi per una resa dei conti definitiva contro tutti coloro che non accettano di vedere l'uomo trasformato definitivamente e totalmente in merce, Chiesa compresa. E non vi è dubbio che anch'essa e il Cristianesimo in generale abbiano notevolmente contribuito ad instillare questo seme nei cuori e negli intelletti di qualche miliardo di esseri umani, coerenza a parte. Non lasciamoci abbagliare troppo, pertanto, dall'elezione del nero Obama alla presidenza degli Usa, che pure costituisce un fatto di straordinario valore, foriero di fondate aspettative per il futuro: il Capitalismo, nella sua massima espressione storica, non ha cambiato la sua natura, non ha rinunciato ai propositi di dominazione, né assunto improvvisamente conformazioni obamiane. Per Obama e per noi resta da fare una battaglia senza esclusione di colpi, per impedire che la sua sopraffazione si trasformi da strutturale in irreversibile; quale ancora non è, grazie a molti.
Questa stessa necessità s'impone alla Chiesa, se non vuole essere ricacciata ai margini dell'era moderna, post moderna, o comunque la si voglia chiamare. Ad essa, certamente, bisogna continuare a chiedere di eliminare radicalmente l'ipocrisia con la quale ha coperto per secoli la sopraffazione del più forte; e che la smetta di chiedersi retoricamente come sia accaduto che gli uomini siano finiti "vittime dei briganti": se ieri nessuno lo sapeva, oggi lo si sa scientificamente, proprio da quell'"analisi marxiana" cui lo stesso Ratzinger, anche da papa, in più occasioni ha fatto favorevole riferimento. Bisogna mantenere ferma, cioè, la critica di fondo, alla Chiesa e alle chiese, da parte del marxismo: che esse siano la legittimazione ideologica di una sopraffazione, storicamente provata, ad opera di una piccola minoranza di uomini sulla stragrande maggioranza dell'umanità; che esse forniscano elementi a sostegno della tesi della "naturalità" di tale condizione di sfruttamento, storicamente confutata, facendo apparire velleitario ogni tentativo di liberazione da tale condizione. Che esse non abbiano combattuto i briganti, ma con essi abbiano voracemente banchettato; talché è legittimo chiedersi se siano effettivamente contro la povertà, come dicono, e non, invece, contro i poveri, come pare. La stessa carità cristiana nell'accezione cattolica, non riesce ad essere considerata uno strumento per fare giustizia, consentendo essa di lavare sbrigativamente le coscienze lasciando, intanto, le cose esattamente come stanno; ma sembra fatta apposta, invece, per sancire l'ineluttabilità dell'ingiustizia che, è ormai chiaro, più che una presunta fatalità è evidentemente una volontà deliberata dei privilegiati di cui sopra. Anche per le chiese, dunque, s'impone l'obbligo di una revisione critica radicale del passato, di un recupero dei principi originari, essendo ormai palese che la loro copertura ideologica non è altro che una consapevole e non disinteressata complicità.
Limitarsi, perciò, a giudicare la Chiesa per i soli atti di pedofilia (come anche noi, del resto, abbiamo già fatto in altro luogo) significherebbe, nel contempo, regalarle delle ragioni e farle un torto. Le regaleremmo delle ragioni, perché le sue responsabilità vanno ben al di là della già insopportabile violazione pedofila, c'è uno stupro ben più feroce e peccaminoso di cui chiederle conto. Ma le faremmo anche un torto, perché nella nostra ricerca di possibili punti d'incontro, non possiamo dimenticare, per esempio, il contributo che la Chiesa Cattolica, attraverso l'azione stentorea di Papa Woitjla, ha dato alla nascita e all'evoluzione di quel gran movimento contro la "guerra preventiva", che è poi riuscito a smascherare pubblicamente le bugie di Bush; non possiamo dimenticare di aver conosciuto autorevoli cristiani cattolici che sono pervenuti, intellettualmente e spiritualmente, al marxismo ("Il marxismo è l'unico strumento per rendere l'Amore Cristiano storicamente efficace.") fino a sacrificare per esso il loro status sacerdotale, mentre non abbiamo conoscenza di marxisti pervenuti ad una coniugazione filosofico-sociale col cristianesimo. Non possiamo escludere che si tratti di una nostra personalissima ignoranza; ma possiamo, quantomeno, affermare che se mai esistito, un tale fenomeno non ha avuto certo l'evidenza di quella coraggiosa Teologia della Liberazione, opera di Padre Boff ed altri cristiano-marxisti (prontamente "scomunicati" dall'allora cardinale Ratzinger), che tanto sconquasso hanno portato e continuano a portare all'istituzione ecclesiastica; e che, data la sua dirompenza, anche noi distratti abbiamo dovuto necessariamente conoscere. Le negheremmo, infine, il riconoscimento di essere una delle radici co-fondanti la cultura occidentale, di cui il nostro senso di libertà è diretta emanazione. Non possiamo non considerare che lo stesso Marx è espressione del mondo occidentale, che ha le radici appunto nella cultura greco-giudaico-cristiana. Esisterebbe Marx senza il Cristianesimo? è una domanda decisiva, per chi a sinistra anela davvero a rivoltare la storia fino a farla combaciare col senso di giustizia e solidarietà che professa.
Ma, soprattutto, non possiamo non considerare che il "sentire" cristiano viene molto prima, non solo cronologicamente, del "capire" marxiano. Quel "sentire" è più profondo, radicato su solidi presupposti atavici, pre razionali, indisponibili alla volontà. Una volta "debellato" il Cristianesimo, ci chiediamo, o ridottolo ad elefantiaca setta politicamente inerme, quale "ragione" potrebbe mai riuscire a porre argine all'orda dei "briganti", all'onda di piena dell'avidità, dell'egoismo, di tutti quegli istinti che fino ad ora, pur non ancora irreversibilmente, hanno prodotto tanta miseria e disperazione, contro i quali diciamo di voler combattere?
Il tema è particolarmente ostico, è innegabile, e non possiamo che affrontarlo con umiltà. Ma dobbiamo affrontarlo senza girarci ancora intorno, perché il tempo consolida l'esistente; perché l'irreversibile incombe; perché abbiamo ormai piena dimostrazione che "il cuore ha delle ragioni che la ragione non conosce"; e purtroppo dobbiamo constatare che, mentre la laicità di cui vogliamo essere portatori ha saputo spesso saziare gli appetiti dell'intelletto, un po' meno spesso quelli degli stomaci, quasi mai c'è riuscita con quelli del cuore. Siamo sicuri di poterlo lasciare inappetente?
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Ultimo aggiornamento (Lunedì 19 Luglio 2010 12:11)







