Il dovere? E’ sempre quello degli altri
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di Ivano Alteri - Sarà una nostra tara ideologica, ma noi pensiamo che quando un lavoratore si alza alle quattro del mattino per stare in fabbrica alle sei, abbia già compiuto gran parte del suo dovere; quando poi vi ha trascorso le sue otto ore lavorando al ritmo imposto dalle macchine, e non viceversa, abbia ragioni a sufficienza per chiedere, lui agli altri!, se abbiano svolto il loro. Soprattutto ai vari Marchionne, quelli che a sentir parlare di diritti s'indignano, considerandosi essi i paladini del dovere. Degli altri. leggi tutto
La differenza che passa tra loro (gli imprenditori) e i lavoratori è che loro, quando lavorano, lavorano per vivere (per stra-vivere!), mentre i lavoratori vivono per lavorare (per stra-lavorare!). Loro (i padroni) sono dotati di una dose massiccia d'ipocrisia che gli consente di imbonire gli allocchi mentre ricattano la povera gente. Ma siamo certi che la loro ipocrisia non serva soltanto a perseguire bassi scopi; essi stessi ne hanno assoluta necessità, per zittire le urla della coscienza, per guardarsi allo specchio senza imbrattarlo, per non dover dire ai loro figli: "È vero, campiamo sulle spalle di altri, e tutti gli agi di cui godiamo ci vengono dallo sfruttamento di altri esseri umani. Sì, il vostro papà è uno sfruttatore di esseri umani!". Voi capite, non è semplice dire questo ai propri figli; il loro, dunque, è uno scopo che, in un certo qual senso, potremmo definire nobile.
Questi, è vero, sono effettivamente nemici del Paese, se per Paese intendiamo l'insieme dei cittadini che vivono sulla stessa terra. Ma, vi sembrerà strano, non sono i peggiori nemici del Paese. Ve ne sono altri che meritano questo titolo. Sono quelli che Bersani ha definito come malati di "conformismo".
A noi, per la verità, sembra un po' eufemistico; vi sarebbero altri epiteti più consoni al loro comportamento, che non la semplice accusa di conformismo. Ma non è questo che c'interessa. Quel che interessa è capire chi siano, per portare la mano a proteggere il portafoglio e non solo, nel caso dovessimo incontrarne qualcuno per strada. Essi sono quel genere di cittadino che, sì, s'indigna per le ingiustizie procurate ad altri; ma nel frattempo incassa i condoni, schiva la crisi, gode dei privilegi di classe, gentilmente donategli e protetti da chi quelle ingiustizie procura. Per dirla in poche parole, sono quelli ai quali Berlusconi si rivolge chiedendogli retoricamente: "Non sarete mica così coglioni da votare per quelli lì!?". No, non lo sono. I coglioni siamo noi, che crediamo che ci sia qualcuno disposto a mettere in gioco i propri interessi in nome della giustizia, della democrazia, della convivenza civile. Soprattutto se riguarda gli altri.
Di questa stessa specie fanno parte anche quelli ricordati da Claudio Fava, che nella frase riportata integralmente su queste stesse pagine si chiede perché non vi sia stata la stessa indignazione per l'offensiva padronale della FIAT, da parte di coloro che invece l'hanno veemente espressa sul bavaglio ai giornalisti: "Perché? Perché?". Ma come perché, Fava! Perché il padrone dei giornali non è diverso da quello della FIAT; e mentre la libertà dei giornali e dei giornalisti è "cosa loro", quella degli operai sarebbe una iattura: quale uomo libero accetterebbe di essere sfruttato come si è sfruttati in fabbrica? Quale uomo libero andrebbe a votare con la pistola alla tempia come dovranno fare gli operai di Pomigliano? Quale uomo libero scenderebbe in piazza per difendere gli interessi del padrone aguzzino? Vi sono, quindi, libertà e libertà; c'è chi è libero di sfruttare, e chi è libero di essere sfruttato; chi è libero di parlare e chi è libero di stare zitto; chi è libero di vivere e chi è, forse, libero di lavorare. Come si sa, non siamo tutti uguali.
Ma lor signori non devono preoccuparsi: un po' d'ipocrisia e i loro figli non sapranno niente del mestiere che fanno! L'importante è avere e trasmettere il senso del dovere. Degli altri.{jcomments on}
Ivano AlteriFrosinone 21 Giugno 2010
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Ultimo aggiornamento (Martedì 22 Giugno 2010 10:30)







