Furori ideologici soffiano su Pomigliano
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di Ivano Alteri - "Accetti le condizioni aziendali o preferisci perdere il posto di lavoro?" A questa domanda bislacca dovrebbero rispondere i lavoratori della Fiat di Pomigliano, se si arrivasse al referundum in fabbrica sulla proposta aziendale. La contraddizione tra la minaccia presente nella domanda e lo strumento del referendum, simbolo stesso della democrazia diretta, salta agli occhi di chiunque voglia vedere. leggi tutto
Abbiamo provato ad immaginare altri referendum, sulla stessa falsariga, che coinvolgessero tutti i cittadini. Per esempio: accetti la marea nera o preferisci andare a piedi? Accetti le centrali nucleari o preferisci tornare all'uso delle candele? Accetti di mangiare gli ogm o preferisci restare digiuno? Accetti la privatizzazione dell'acqua o preferisci morire di sete? Si potrebbe continuare all'infinito e l'effetto straniamento sarebbe sempre più lampante.È evidente, perciò, che il solo parlare di referendum in situazioni come quella di Pomigliano, costituisce esso stesso una minaccia. Tanto che, anche i più strenui sostenitori del coinvolgimento dei lavoratori, la FIOM, nel loro statuto hanno previsto uno specifico articolo che vieta il ricorso al referendum in situazioni del genere: "È fatto espressamente divieto di sottoporre al voto tutto ciò che riguarda i diritti indisponibili delle lavoratrici e dei lavoratori". Aggiungiamo che la stessa Costituzione, in diverse sue parti, definisce alcuni diritti "indisponibili" o "irrinunciabili", per evitare che i cittadini, spinti dalla necessità, siano indotti ad accettare condizioni al di sotto degli standards da essa stessa fissati.
Ma, piuttosto che chiudere la questione, le considerazioni qui esposte la riaprono vigorosamente; ponendo domande ineludibili all'azienda, ai firmatari dell'accordo e a chi non l'ha firmato: si può scaricare sui lavoratori la responsabilità di una decisione così complessa? Si può lasciare una strategia industriale di questa portata alla mercè degli interventi ideologici di certa politica e degli estremisti della Confindustria? Possono le parti negoziali, in una situazione di feroce crisi economica, esimersi dal trovare un compromesso accettabile per tutti i contendenti?
Sono tutte domande retoriche, la cui risposta è ovviamente no. Una domanda non retorica, invece, è: ci sono gli spazi per arrivare a quel compromesso? La risposta è sì; se la Fiat non lascia inquinare la propria strategia industriale dai furori ideologici dei sedicenti moderati.{jcomments on}
Ivano Alteri
Frosinone 16 Giugno 2010
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Ultimo aggiornamento (Venerdì 18 Giugno 2010 12:05)







