Siamo tutti meno liberi
| Pagine di ... - Alteri |
Con l'approvazione al Senato della legge-bavaglio si apre ufficialmente la dittatura illegalista e amorale di Silvio Berlusconi. Oggi, siamo tutti meno liberi.
Nonostante le dure proteste delle opposizioni parlamentari e di gran parte del paese, il governo e la maggioranza hanno aperto una vistosa crepa nella legalità costituzionale, la quale consentirà di compiere infinite altre illegalità di cui i cittadini non sapranno niente. La corruzione, che in ogni paese sano è considerata un male da estirpare, qui da noi diverrà strutturale, fino a costituire l'asse portante dell'economia e delle relazioni sociali in generale. Il comportamento delle opposizioni, nonostante la durezza delle dichiarazioni e il rifiuto di partecipare al voto, ha però un sapore antico che, più che rassicurare, procura ulteriore allarme. Ricorda, infatti, quel simbolo d'impotenza passato alla storia italiana sotto il nome di "secessione dell'Aventino", che consistette nell'abbandono del Parlamento da parte delle opposizioni al fascismo.
Ciò che interessa oggi rilevare è, appunto, l'atteggiamento di quelle opposizioni che non riuscirono a fermare la barbarie fascista. È importante capire dove sbagliarono, per evitare di ricadere oggi negli stessi errori. Spulciando sul web, ho rintracciato un intervento di Carlo Rosselli, pubblicato su Giustizia e Libertà dell'8 giugno 1934, a proposito della "scelta aventiniana" di dieci anni prima. In molte sue parti, cambiando i nomi delle persone, sembrerebbe un articolo scritto... fra dieci anni!
Parlando di quelle opposizioni, Rosselli dice che vedevano nel fascismo "un'avventura di stile sudamericano destinata a concludersi fatalmente nel giro di qualche mese"; che "non si preparavano in nessun modo a resistere e a contrattaccare nelle piazze", poiché "per condurre la lotta con stile offensivo nel paese" avrebbero dovuto essere nella "illegalità"; e invece, "ora l'opposizione era la legalità, la vecchia legalità, mentre il governo era l'illegalità... Il governo, non l'opposizione, era rivoluzionario". "Il governo era un gruppo deciso, senza scrupoli, che messosi con un colpo di mano al centro della vecchia legalità, la scomponeva a pezzo a pezzo. Quella legalità non era che un residuo sospeso ad un filo, al filo della continuità costituzionale che il sovrano aveva voluto che si rispettasse (violare, ma con le forme). L'opposizione si attaccò disperatamente a quel filo. Il giorno che il filo sarà tagliato, l'opposizione - quella opposizione - sarà liquidata". E ancora: "Come minoranza, avrebbe potuto darsi una psicologia virile, d'attacco. Ma aveva troppi ex nelle sue file, era troppo appesantita da uomini che avevano gustato le gioie del potere e della popolarità, che si erano fatti in tutt'altra atmosfera"; "La decisione di ritirarsi dai lavori della Camera non fu un atto volontario diretto a portare battaglia nel paese, ma un atto necessario di chi, non potendone più, si ritira"; "Essi, che concepivano la rivoluzione sotto la forma di dimissioni di due ministri militari, giudicarono quel discorso l'ultimo disperato tentativo di salvataggio di un uomo ormai liquidato di cui non valeva la pena di occuparsi"; "Fu questo il miracolismo dell'Aventino. Credere di poter vincere con le armi legali l'avversario che ha già vinto sul terreno della forza...Supporre che i valori morali possano da soli rovesciare i rapporti obiettivi di classe"; "c'era stato il timore di diffondere preoccupazione nei cosiddetti "benpensanti", i quali finiranno per stare sempre dalla parte dei dittatori". Fra dieci anni, se oggi non correremo presto ai ripari, non dovremo cambiare una virgola.
Come diceva Rosselli, non poteva essere sufficiente abbandonare il parlamento e mettere a nudo la natura del fascismo, come oggi stanno facendo lodevolmente le opposizioni nei confronti del berlusconismo; sarebbe stato necessario "portare la battaglia nel Paese", come lo sarebbe oggi.
Ma quale Paese? Si può credere ancora di poter impedire la deriva illiberale del berlusconismo con l'attività parlamentare e di palazzo o con la sola mobilitazione dei cittadini italiani? Esse sono sicuramente necessarie, ma non sufficienti. Non sono mancate, in questi ultimi quindici anni, mobilitazioni anche poderose e ampie che, però, poco hanno potuto di fronte alla furia disperata di chi deve scegliere tra lo sfasciare tutto e finire in galera. Oggi sarebbe perciò necessario avere una visione più ampia e avanzata di paese, che includa senza tentennamenti l'Europa. Si potrebbe scoprire che, a fronte di una costruzione colpevolmente economicistica dell'Unione Europea da parte dei governanti, ne esista in nuce una più avanzata e consapevole dei governati. Dovremmo trovare il coraggio di metterla in luce, perseguendo contestualmente l'obiettivo di ostacolare la deriva autoritaria italiana, e un avanzamento nella costruzione politica dell'Unione. I popoli europei portano impresse sulla carne le cicatrici della nostra comune storia recente e dimenticano più difficilmente di quanto accada ai governanti dalle loro postazioni privilegiate; tutti, comunque, sanno già che i ducismi italici sanno causare tragedie inenarrabili a tutto il resto del continente e dell'intero pianeta. Mobilitare questi popoli potrebbe fare dell'Europa finalmente un Paese a riparo da autoritarismi.
Le associazioni di ogni genere, i massmedia, i movimenti, i lavoratori e gli studenti, l'opinione pubblica italiana convochino una manifestazione europea da tenere a Roma, in occasione del voto definitivo di questa legge alla Camera. Essa potrebbe davvero contribuire a salvare gli italiani da altri decenni di minorità; ma renderebbe anche possibile evitare di dire in futuro: "abbiamo fatto l'Europa, ora bisogna fare gli europei".
Per opporsi alla privazione della libertà ogni strumento è lecito. Ma la mobilitazione dei popoli è sicuramente quello più efficace; poiché ogni dittatorello se la dà precipitosamente a gambe, di fronte al rumore dell'umanità che cammina. Mobilitiamo i popoli europei e riconduciamolo ad uno.
Ivano Alteri
Frosinone 11 Giugno 2010{jcomments on}
| < Prec. | Succ. > |
|---|
Ultimo aggiornamento (Sabato 12 Giugno 2010 14:29)







