Flexsecurity in Italia. A quali condizioni?
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"Cosa si aspetta?" è la domanda finale che Michele De Gregorio si pone nel suo intervento su queste pagine, dopo aver sollecitato la concretizzazione delle proposte del Pd (in particolare, del Sen. Pietro Ichino) sulla "flexsecurity".
Dice De Gregorio, che essa deve essere intesa nel senso della "de-mercificazione" del lavoro, utile nel contempo ad una maggiore dinamicità economica. Sarebbe l'uovo di Colombo, se non fosse che...
In Italia, come ripete spesso De Gregorio, non è mai avvenuta una rivoluzione liberale, e se non è avvenuta, qualche ragione ci sarà; né si è resa possibile una sua "importazione", poiché le stesse ragioni che ne hanno impedito la germinazione endogena ne hanno anche impedito il mero trapianto. Esse, secondo me, si trovano sintetizzate nel carattere cialtrone di certa borghesia imprenditoriale, e in quello accidioso di buona parte di quella genericamente intellettuale. La prima caratteristica ha dato luogo nei decenni alla ricerca spasmotica di scorciatoie ciniche, quali il fascismo, ieri, e il berlusconismo, oggi; la seconda, figlia della detestabile indifferenza, ha consentito che i peggiori comportamenti conseguissero una legittimazione, tacita ma totale, tra la popolazione. Sembra paradossale dirlo proprio nel Paese "ospite" della più grande religione organizzata del pianeta, ma l'unica morale che sembra attecchire con una certa facilità riguarda gli appetiti dalla cintola in giù (ovviamente, in pubblico...); tutto il resto, gli stomaci, i cuori e i cervelli, sono lasciati alla condizione ferina, senza freni e senza direzione, armi letali in mano a manipolatori e profittatori d'ogni risma. E non per accidente. La Borghesia italiana, insomma, non ha saputo produrre morale laica ed ha probabilmente distrutto quella religiosa; e, quale classe dominante, si è dimostrata incapace di svolgere il ruolo di classe dirigente, di individuare e tutelare, cioè, il bene comune.
In Italia, perciò, aprire alla flessibilità, come pure ha fatto lo stesso centro sinistra col cosiddetto "Pacchetto Treu", ha significato arrivare ad oltre quaranta (quaranta!) tipologie contrattuali diverse con la legge 30 di Berlusconi, ipocritamente detta "Biagi"; ha significato attacchi indegni, e ripetuti sino all'oggi, alla legge 300 del 1970, dello Statuto dei Diritti dei Lavoratori, cioè quella legge che ha introdotto nel consesso civile milioni di lavoratori, fino allora trattati letteralmente "a calci in culo"; ha significato, soprattutto, la scomparsa di ogni minima traccia di rappresentanza politica del lavoro, relegato in una marginalità assolutamente inaccettabile, che non potrà durare ancora per molto. Addirittura, in occasione dei proclami sulle riforme in casa di Confindustria, Berlusconi ebbe a dire che avrebbe incontrato tutti, "i produttori, i lavoratori...". Non so se è chiaro: i lavoratori, per lui e per quelli che degnamente rappresenta, non sono i produttori; i produttori sono soltanto i detentori del capitale. Abbiamo sentito qualche voce della buona borghesia liberale indignarsi per queste scempiaggini?
Mi chiedo, perciò: siamo sicuri che ci siano i presupposti politici e culturali per realizzare i buoni propositi, tecnicamente condivisibili, contenuti nella proposta di flexsecurity? Io temo proprio di no. Ma allora, si potrebbe legittimamente obiettare, in che senso è possibile la creazione di una linea comune del centro sinistra, se esso consiste nell'aspirazione ad una rappresentanza trasversale, mentre contestualmente continua a persistere un radicale antagonismo tra Capitale e Lavoro?
A me sembra possibile, a due condizioni: la prima, una rappresentanza vera del lavoro, fatta di principi, di riconoscimenti, di rispetto, di partecipazione attiva, di tutele dalla sopraffazione, di equa remunerazione del lavoro; la seconda, una esplicita richiesta di alleanza da parte di quella borghesia d'ispirazione liberale, se esiste, per combattere tutti insieme quegli istinti truculenti ben rappresentati dalla destra al potere.
La realizzazione di queste due condizioni, secondo me, creerebbe la fiducia necessaria, l'abitat ottimale per rendere possibile e probabile l'adozione di soluzioni quali la flexsecurity, che, allora sì, significherebbe davvero "de-mercificazione" del lavoro. Altrimenti, sarebbe soltanto una maschera diversa per nascondere lo stesso volto del padrone delle ferriere. E il centro sinistra avrebbe fallito.
Ivano Alteri
Frosinone 25 Maggio 2010{jcomments on}
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