No ad una resa di conti sulla pelle dei morti
| Pagine di ... - Loffredi |

E' stata avviata a Ceccano una impegnativa discussione storico-politica partendo da un drammatico avvenimento accaduto a Rovatta, un paesino in provincia di Bergamo, ove nel 1945 trovarono la morte 43 militi della Legione Tagliamento e fra questi il concittadino Antonio Aversa, uccisi dai partigiani.
Sulla base di tale crudele avvenimento qualcuno chiede l'inserimento di questo nome nel cippo ove vengono ricordati i soldati che morirono per l'Italia. In un cippo ove, oltretutto, mi dicono sono assenti i nomi dei soldati Italiani morti nei campi di internamento tedeschi perché si rifiutarono di aderire, dopo l'otto settembre alla Repubblica Sociale Italiana, al contrario di quanto fece lo stesso Aversa. Un vero pasticcio che mescolerebbe il ricordo e la doverosa riconoscenza verso uomini che si batterono per l'Italia con uomini che, al contrario, si arruolarono per combattere contro l'Italia.
Altri chiedono, sempre per Antonio Aversa, di intitolare a sua memoria una strada,. dimenticando che esistono Ceccanesi morti nell'eccidio di Cefalonia o eroicamente caduti nella battaglia di Al Alamein, senza parlare poi che cinque Sindaci di Ceccano, scomparsi da tempo ed eletti con suffragio elettorale, ancor aspettano un simile riconoscimento.
Il fine prevalente, si dice, in tutte e due le proposte è la volontà di pacificazione. Termine che chiama in causa pensieri nobili e sentimenti positivi ma evoca anche un altro significativo e decisivo momento: quando nel giugno del 1946, il Governo De Gasperi-Togliatti decretò l'amnistia a favore di fascisti e repubblichini che non si erano macchiati di fatti di sangue. Sulla base di questo provvedimento costoro potettero ritornare ad occupare i posti nella pubblica amministrazione. Se questo fu l'atto che sancì dal punto di vista giuridico amministrativo l'avvio della pacificazione, poi segui la pacificazione materiale nei e con fatti, nella quotidianità. Non dimentichiamo che a Ceccano in tutti questi anni pur essendo forte la contrapposizione non è mai volato uno schiaffo. Qualcuno ha ricordato l'omaggio fatto da Giorgio Almirante alla salma di Enrico Berlinguer e quello di Gian Carlo Paletta successivamente allo stesso Almirante: atti esemplari, di vera pacificazione materiale.
C'è necessità di discutere in maniera oggettiva, senza pregiudizi su certi episodi accaduti durante la guerra? Certo, chi ha competenze, dunque vada avanti ma senza truccare le carte, senza mistificare i fatti, perché il difetto d'origine in questa discussione è costituito dal fatto che si è scritto che la strage è avvenuta a guerra finita. Non è stato cosi, perché essa si consuma nella notte fra il 27 ed il 28 aprile, quando ancora si combatteva ed i cecchini repubblichini sparavano. Le truppe alleate entrano a Bergamo il giorno successivo alla tragedia..
Personalmente non intendo sottrarmi ad un giudizio sul grave fatto di sangue, ne nascondermi dietro il giudizio dato dalla Magistratura nel 1950 quando ritenne l'accaduto "una azione di guerra". Ritengo l'atto riprovevole perché esercitato verso prigionieri che si erano arresi con la promessa di aver salva la vita.
La ricostruzione storica non può essere fatta a bocconi, settorialmente o a pillole perchè è necessario sempre allargare l'orizzonte, approfondire il contesto. Aiuterebbe a capire il clima di quei giorni focalizzare meglio l'attività della Legione Tagliamento e più in generale dell'esercito repubblichino a supporto dell'esercito tedesco a Valgrande, a Fragheto, San Agata Feltria, Bassano del Grappa, Pedesola Vicenza ecc. Sarebbe significativo ricostruire la lunga scia di sangue lasciata in quei mesi. da queste formazioni militari.
A leggere meglio le ultime dichiarazioni mi accorgo però che si è verificata un notevole cambio di argomenti perché si è partiti da sentimenti di umana pietà, dalla richiesta di un riconoscimento, secondo me eccessivo, ma che comunque voleva muoversi verso la pacificazione, a prese di posizione quasi ultimative: chi non è d'accordo con l'intitolazione di una strada, ho letto, è avvelenato dalle ideologie. Mi accorgo che al centro della discussione non c'è più il giovane Ceccanese di cui all'inizio si riconosceva di essere dalla parte sbagliata, ma all'esaltazione acritica delle gesta della Tagliamento e che la guerra di Liberazione sia stata sbagliata. Vedo un tentativo di attualizzare la lotta politica con frasi che mi hanno colpito quali il riferimento ad una "vera destra" contrapposta ai finiani colpevoli di aver rinnegato la "propria storia".
Mi chiedo allora di cosa stiamo parlando: di ricerca della verità per consolidare una identità nazionale o al contrario di un deragliamento della discussione teso a riaprire contrapposizioni che sembravano superate ?.
Infine una domanda, certamente secondaria: perché coloro che oggi pretendono dal Comune una scelta tanto impegnativa e dirompente tale da aprire nei fatti un processo alla Resistenza non hanno intitolato in questi giorni o negli anni passati i loro Circoli o le loro Associazioni ad Antonio Aversa, cosi come fecero con coerenza nel 1946 i fondatori della Sezione missina di Ceccano?
Ceccano 15 gennaio 2011
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Ultimo aggiornamento (Domenica 23 Gennaio 2011 12:14)






