L'Elefante irrilevante
| Opinioni nella società - Intellettuali, autori |
di Stefano Balassone da Europa 24 mar 2011 - Ferrara, dopo le prime trasmissioni di assaggio, martedì scorso ha ufficialmente lanciato la sfida a Santoro (complice della fortuna politica di De Magistris, il magistrato fellone).
Se questa sera Santoro risponderà, per Ferrara andrà benissimo perché inizierà una rissa a puntate e così Radio Londra uscirà dall'anonimato in cui naviga; se Santoro non risponderà, a Ferrara andrà non meno bene (già ci aspettiamo un tormentone giornaliero del tipo "le dieci domande a cui Santoro non sa rispondere" etc etc.). E così si avrà, inevitabilmente una ripresa degli argomenti da parte dei giornali e una accentuazione della polarità amico-nemico, con guai per Bersani (il riformista offuscato dal protagonismo antagonistico di Santoro) e un rassodamento dell'elettorato di opinione del centro-destra (quello della rivoluzione liberale, per intenderci), irraggiungibile dai tacchi della Santanché, ma geneticamente diffidente nei confronti dei piagnoni e dei giacobini. La mossa è astuta, non c'è che dire: offre alla platea un protagonista-antagonista di tutto rispetto risparmiando la sovraesposizione polemica (telefonate etc) di Berlusconi; non consente schivate sul piano mediatico (Santoro e gli altri continueranno semplicemente a fare il loro mestiere, che, trattandosi di comunicazione, è quello di raccogliere le provocazioni, non di spegnerle).
Qualcuno si chiederà se tutta questa sulfurea abilità politica e mediatica sia proprio necessaria per riuscire a farsi notare. Non bastava la collocazione alle 20.35, con cinque o sei milioni di spettatori medi garantiti dal lascito del TG1 e dall'attesa del successivo gioco dei pacchi? La risposta è che il problema sta proprio nel riuscire a trasformare in spettatori quei milioni di semplici passanti. Lo stesso problema che avrebbe chi decidesse di pronunciare un discorsetto su una banchina ferroviaria. Di gente ce n'è tanta, ma non sta lì per sentire discorsi. Dunque c'è, ma va conquistata. Stando fermi all'aspetto televisivo del problema, diremmo che per ricavare un pubblico da una transumanza (verso il prime-time) sia necessario, oltre a un bel po' di tempo, innanzitutto una certa affinità con l'audience tipica del Canale su cui si opera. Abbiamo già avuto modo di osservare che i canali televisivi italiani sono meno "generalisti" e più segmentati rispetto alle tv terrestri degli altri paesi (perché il duopolio –oltre a non essere concorrenziale- dispone di tre canali a testa, e non di uno soltanto come accade altrove, in cui incasellare varie zone socioculturali). In questa segmentazione Rai1 è venuta somigliando sempre più a Rete 4 e dunque Ferrara si rivolge agli stessi spettatori che generalmente sono accuditi da Emilio Fede. Qui, secondo noi, potrebbe trovare il suo problema. È passato molto tempo da quando Biagi con "Il Fatto", nella stessa posizione di palinsesto, incarnava il baricentro dello spirito nazional-popolare. Nel frattempo quel baricentro si è scomposto e anche per questo Rai 1 ha iniziato la sua deriva popolana. Né con tutta l'amicizia, ci pare che Ferrara, più polemista che narratore, possa rimettere insieme i cocci. Quindi dovrà accorgersi di essere sulla rete sbagliata. Anzi, secondo noi già lo sa. Per questo si affretta a buttarla in cagnara.
Sostieni il nostro lavoro.
edicolaciociara.it, invisibile.eu, l'Associazione perl'Alternativadicentrosinistra
sono iniziative no-profit i cui fondi provengono solo dalle donazioni di persone che ci leggono. Qualsiasi donazione tu possa fare, grande o piccola, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per fare una donazione tramite , Clicca qui.
| < Prec. | Succ. > |
|---|
Ultimo aggiornamento (Venerdì 25 Marzo 2011 13:29)






