di Tyar Ciangola - Tutti hanno bisogno di modelli da seguire. In ogni ambito della propria vita, dal più personale a quello più "pubblico", sapere qual è il massimo a cui possiamo arrivare, avere presente il "traguardo, equivale ad un libretto di istruzioni sul come plasmare se stessi.
Il primo modello a cui ci ispiriamo, in modo naturale e del tutto intuitivo, è la nostra mamma. Quando da piccole si giocava a "mamma e figlia", cosa si faceva se non cercare di riprodurre il rapporto con il modello materno e immedesimarsi nella sua vita e nei suoi problemi quotidiani, aspettando di essere grandi come lei.
Chissà se qualche bambina gioca ancora all'eterno "mamma e figlia". Sicuramente sì, ma altrettante bambine hanno trovato "nuovi giochi" più esaltanti e stimolanti per i tempi moderni. E sono giochi altrettanto "naturali" e intuitivi ispirati anch'essi a modelli, non più familiari, ma televisivi e sociali.
Perchè giocare, e quindi voler essere, come la mamma quando la vita della soubrette o della diva di turno e molto più divertente. Vista così, nello schermo della tv, è davvero una vita entusiasmante: lei è bella, nel 90% dei casi molto più bella della nostra mamma, sembra non dover mai lavorare e passa il suo tempo libero con un partner altrettanto bello e "senza pensieri".
Giochiamo ad essere come loro. E non solo a 5 o 10 anni. Si parte a quell'età e si va avanti veloci fino all'adolescenza quando seguire il modello non è più un meccanismo per lo più inconscio, ma diventa, spesso, una vera e propria ossessione.
I danni di questa "simulazione" forzata sono ormai tristemente noti: il modello televisivo predominante non è reale e, quindi, non può essere adottato né replicato nella normale quotidianità.
Non esistono esempi valoriali, o meglio, esistono ma non vengono recepiti come tali: valori, gli ideali, le idee, l'intelligenza non trovano ormai più spazio, soprattutto e specialmente se provengono da un individuo di sesso femminile.
"Meglio belle che intelligenti", una frase talmente gettonata che si stenta a credere valga ancora. Ma vale ancora, non come si sarebbe portati a credere, non come frase da bar maschilista, ma come pensiero latente nel cuore delle ragazze e delle donne.
Mettere in luce l'effettiva esistenza di modelli di successo al femminile nella società italiana di oggi non è cosa semplice: esempi di eccellenza in svariati campi professionali ed accademici, esistono ma risultano poco visibili, a causa della scarsa importanza attribuita ad essi dai mezzi di comunicazione di massa, soprattutto dalla televisione pubblica.
Una donna di successo non è una donna con un lavoro che la appaga e una famiglia che non per questo viene trascurata: è una donna-eterna ventenne, bella, se non di natura, di chirurgia, che si diverte, che cambia partner come se fosse un paio di scarpe firmate e che è sempre, irrimediabilmente felice e sorridente.
Non è mai arrabbiata, non è mai stanca, non deve prendersi troppo sul serio, almeno apparentemente, ed è quello che ogni donna, anche se sa di essere meglio di lei, qualche volta vorrebbe essere. Elisabetta Canalis, solo per citare il tormentone di quest'estate, è stata per quasi due anni a fianco di George Clooney: come si fa non volerle assomigliare almeno per un giorno?
Il sogno di essere come la Canalis, o come qualsiasi altra vip/star/cantante, non è diverso da quello di una bambina che vuole essere come Biancaneve e Cenerentola. Ma le bambine capiscono, sanno, che quelle sono favole: vedono le immagini sui loro libri colorati e capiscono che per quanto la magia delle storie ogni tanto faccia capolino nella vita reale, le principesse sono una cosa e loro sono altro. Il guaio è che le nostre star non sono proposte a noi come "favole", che è quello che sono, ma arrivano sotto forma di modelli ideali.
Tralasciando un giudizio negativo troppo facile, l'errore non è considerare le donne della tv modelli positivi, ma considerarli "modelli" tout court. Capire la differenza tra finzione e realtà, riscoprendo sinceramente, e non solo perchè va di moda dirlo, il valore della nostra vita reale con i nostri sogni, i nostri valori e le nostre "bellezze" che sono solo nostre e tali devono rimanere, senza soccombore ai sogni e alle bellezze degli altri.
pubblicato anche sul numero di Familiaria di Giugno-Luglio
Raccolta Cime Tempestose





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