Cresce la mobilitazione per la manifestazione Pd del 5 novembre. Decine di treni, due navi, centinaia di pullman, decine di migliaia di militanti che hanno già confermato la propria presenza: a una settimana di distanza dall'appuntamento organizzato dal Partito democratico per sabato 5 novembre in piazza San Giovanni, a Roma, sono questi i primi numeri. Molti altri se ne aggiungeranno man mano che si avvicinerà la data della grande festa in piazza che il Pd ha indetto "In nome del popolo italiano" per presentare le sue proposte per la ricostruzione democratica, sociale ed economica del paese.
Spazi per le famiglie, punti di attrazione per i bambini, spettacoli con diversi gruppi musicali ( nei prossimi giorni sarà reso noto il programma con presenze di primo piano): la manifestazione sarà una festa di popolo voluta dal Pd per lanciare la proposta dell'alternativa al berlusconismo, della quale il Pd sarà un imprescindibile pilastro, e per riconquistare alla democrazia la piazza simbolo delle manifestazioni che hanno segnato la storia dell'Italia repubblicana. Nel corso dell'appuntamento del 5 novembre prenderanno la parola in piazza San Giovanni, tra gli altri, i leader dei principali schieramenti progressisti in Europa, il candidato alle presidenziali francesi Francois Hollande e il segretario del Spd tedesco, Sigmar Gabriel.
Quello del 5 novembre è un appuntamento fra altri che segneranno il percorso del Pd e del centrosinistra per contrastare il degrado che sembra inarrestabile del quesdro politico italiano. Pronti ad affrontare la sfida del governo, che sia ora con un esecutivo di transizione, o che sia dopo elezioni anticipate. Perché una cosa è certa, avverte Pier Luigi Bersani sul Messaggero, "così al 2013 non ci si arriva". Il segretario del Pd traccia la sua road map: primarie di centrosinistra dopo aver stretto un accordo "di credibilità" con Idv, Sel e Socialisti, che metta al riparo dagli errori del passato sulla tenuta della coalizione attraverso precisi meccanismi parlamentari (un vero e proprio vincolo di maggioranza nei gruppi parlamentari); e apertura ai moderati con un patto di legislatura. Obiettivo: "Ricostruire il Paese" dopo il ventennio berlusconiano. Chiarendo che, quando sarà il momento di scegliere dal basso il candidato premier, il candidato del Pd sarà lui.
Primarie nel centrosinistra per scegliere il candidato premier e intesa con i moderati per 'un patto di legislatura'. Questa la 'road map' indicata dal segretario del Pd, Pier Luigi Bersani prima al messaggero e poi a Radio Anch'io.
Alle primarie "io ci sono, e non dirò mai 'ci sono perché lo dice lo statuto del Pd'. Ma il Pd, che è nato con il metodo delle primarie, proporrà il suo candidato con un'assunzione di responsabilità politica ("L'eccesso di personalizzazione è il passato e non il futuro" ha sottolineato). La coalizione - spiega Bersani deciderà a proposito delle primarie e chi può partecipare. A quella discussione non ci si aspetti un Pd o un Bersani che chiudono la porta".
Vincolo di maggioranza
Bersani spiega che con Idv, Sel e Socialisti ( il segretario del Pd corregge l'errore di Veltroni del 2008, ndr) "stiamo lavorando ad una ricostruzione dal lato democratico e dal lato del patto sociale. Stiamo facendo importanti passi avanti su cose molto concrete' per la definizione di un programma che 'credibile'. E per assicurare questa credibilità stiamo ragionando su un preciso meccanismo: nella vita dei gruppi parlamentari dovrà esserci un vincolo di maggioranza".
Da questa posizione "il centrosinistra deve rivolgere un messaggio alle forze moderate per un governo di ricostruzione. Non sto parlando di un'ammucchiata ma di un incontro tra progressisti e moderati per un patto di legislatura su una dozzina di riforme". E , a proposito dell'asse con Pier Ferdinando Casini, il segretario del Pd spiega che, a parte la simpatia, nei colloqui con il leader dell'Udc, diciamo che la parola d'ordine debba essere: al prossimo giro "ricostruzione democratica", perché "ci sono da fare riforme e per farle ci vuole uno schieramento largo".
Sostenibilità come in Francia e Germania
"Chiunque governi o governerà, ha spiegato il leader democratico, deve prendere misure dure e giuste. Se sono giuste non sono sicuro che siano anche impopolari".
"L'unica chiave per rispondere è un atteggiamento di fiducia e di verità che dica: chi ha di più deve dare di più, chi è stato disturbato meno ora dovrà disturbarsi di più. E si parte con una cura di riforme secche e vere. Quando io feci da ministro le mie liberalizzazioni, l'Italia si svegliò al mattino con una sorpresa: ecco, il metodo è quello. Il giorno dopo il nuovo governo l'Italia deve svegliarsi con una sorpresa: cose serie e incisive, ma eque. Sto parlando innanzitutto di tagli ai costi della politica, semplificazione amministrativa, un fisco più giusto, liberalizzazioni vere, lotta alla precarietà e così via. E ripeto: eque. Perché la cosa più scandalosa di queste ore è che tra Bce, Ue, lettera e tutto il resto, è scomparso, per esempio, il tema dell'evasione fiscale che è il vero punto di differenza tra noi e il resto d'Europa».
La lettera del governo all'Ue, ha sottolineato, è "fortemente minacciosa sul mercato del lavoro. Quando si parla con tanta leggerezza di licenziamenti per motivi di crisi si deve sapere che in questo momento abbiamo 400 mila cassaintegrati che leggendo questa novità potrebbero apprendere che da oggi sono tutti licenziati".
Pensioni: introduciamo un meccanismo flessibile e volontario
"Negli ultimi anni il nostro regime pensionistico è diventato più incisivo, non meno di quello di Francia e Germania", ha detto il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. "Qualcosa in più si può fare. La nostra proposta è di andare a un meccanismo flessibile e volontario che vada dai 62 ai 70 anni mettendoci in un range di convenienze e sconvenienze per decidere quando andare in pensione. In questo modo l'età media di pensionamento può crescere: questa è la proposta".
E, intanto da dentro il Pd...
La discesa in campo del segretario non è una vera e propria novità. Lo è forse la scelta di ribadirlo a poche ore dalla kermesse di Renzi e Firenze. Così come la coincidenza di aver convocato a Napoli l'iniziativa del Pd per la formazione con 2mila giovani, ma Bersani puntualizza: "C'è chi oggi dice che vado a Napoli non a Firenze da Renzi e che l'ho fatto apposta, ma questa è un'iniziativa su cui lavoriamo da un anno, mettiamo le proporzioni alle cose - dice -, quella di Napoli fa parte parte di un anno di lavoro con 2mila giovani e sarà una cosa meravigliosa".
Quanto alla sua candidatura il segretario già una quindicina di giorni fa aveva rotto gli indugi e mandato un messaggio netto al partito sulle primarie: "Io non accetterei mai di mettermi al riparo di una norma statutaria - ha detto -. Il partito decide il suo candidato in solidarietà e in responsabilità". Questo esclude a suo avviso la possibilità di fare primarie dentro il partito e poi nella coalizione: "Non possiamo fare le primarie due volte.
Ci sono gli organi di partito, decideranno". Insomma Bersani pensa che il Pd debba indicare lui per una scelta politica e non solo perchè così è scritto nello Statuto. Un messaggio che sicuramente non deve essere piaciuto a chi nel Pd sogna di contendere la leadership al segretario. Un nome su tutti: Matteo Renzi. Il sindaco di Firenze, ha aperto e chiuso alla stazione Leopolda il suo 'Big bang' contro i 'dinosauri' del partito, per la verità non ha ancora sciolto la riserva sulla sua candidatura alla leadership del centrosinistra, ma qualcosa l'ha detta: "Uno o una di noi, cioè di ragazzi più giovani, dovrà candidarsi: non si potranno fare le primarie solo con Bersani, Vendola, Di Pietro e basta". C'è,da dire che Renzi, nonostante il pompaggio mediatico, è stato ampiamente contestato dai suoi concittadini di Firenze che ormai lo collocano fra le figure della destra o per lo meno del centrodestra del nostro paese. La ipotesi del sua candidatura è vista come fumo negli occhi da chi ha memoria di Milano e Napoli, che solo qualche giorno fa a microfoni spenti sono arrivati a teorizzare l'espulsione di chi non rispetta la regola per la quale il candidato alle primarie del Pd deve essere uno solo, il segretario. Che oggi ha incassato il sostegno convinto dei 'suoi', Stumpo, Zoggia, i segretari di Toscana, (Manciulli) ed Emilia (Bonaccini) ma anche quello di Debora Serracchiani e Pippo Civati, animatori di un'altra delle componenti giovanili del Pd che lo scorso fine settimana hanno organizzato a Bologna una kermesse dal titolo 'Il nostro tempo'. Bersani ha dalla sua parte anche i T-Q, il gruppo di trenta-quarantenni, molti dei quali sono membri della sua segreteria, che si collocano più a sinistra rispetto alle posizioni di politica economica e che per questo si considerano agli antipodi di Renzi.
Nel dibattito non sono intervenuti i big del Pd, nè D'Alema, nè Veltroni, nè Franceschini, nè Bindi. Soddisfatto Arturo Parisi per il riferimento alle primarie: "Finalmente sulle primarie da Bersani una risposta chiara a chi immaginava che tutto fosse già deciso". Mentre Prodi per la seconda volta in pochi giorni ha fatto smentire dalla sua portavoce il sostegno a Renzi anche se gli amici dell'Ulivo, Parisi e Co, sono andati a Firenze domani a dare manforte al rottamatore, lì hanno trovato anche alcuni parlamentari di Modem.
Raccolta de "nel Centrosinistra"





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