Macchè civili! Indecenti.
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Immigrazione. I principali quotidiani hanno incaricato un inviato di raccogliere le testimonianze dei cinque eritrei sbarcati a Lampedusa. Al Corriere della Sera raccontano di esser stati in mare per 23 giorni alla deriva. Arrivati dall'Eritrea in Libia dopo un mese di viaggio, si imbarcano verso l'Italia, ma il pilota, inesperto, perde la rotta, continua a vagare finché finisce la benzina.
Dopo due giorni, finiscono i viveri e l'acqua. I naufraghi raccontano di essersi sbracciati a chieder aiuto, ma invano. Vengono accostati da una barca, non si sa se un peschereccio o una motonave: "ci aspettavamo che qualcuno ci tendesse una corda, una scaletta. Ma ci hanno dato solo del pane, qualcosa da mangiare e alcune bottiglie d'acqua". Soltanto un pescatore ci ha dato un po' d'acqua e del pane, dice uno di loro all'inviato de La Stampa. Anche in questi racconti, viene confermato il diniego di aiuto da parte di molte imbarcazioni di passaggio. Un'analisi dello stesso quotidiano descrive gli effetti della 'linea dura' scelta dal governo, che è riuscita ad abbattere gli sbarchi e ad ottenere la collaborazione di Malta, tanto che i trafficanti di uomini sono "in cerca di nuove rotte", come si evidenzia nel titolo.
"Quando abbiamo visto quel peschereccio avvicinarsi, pensavamo già di avercela fatta -racconta uno di loro a La Repubblica- A bordo molti erano già morti, ma in tanti, almeno una trentina, eravamo ancora vivi". Ma dal peschereccio, qualche bottiglia d'acqua, qualcosa da mangiare, e poi "sono spariti, se ne sono andati". Il quotidiano parla di "tensione" tra l'Italia e Malta: quest'ultima non avrebbe avvisato le autorità del nostro Paese di aver avvistato, martedì scorso, un cadavere che galleggiava in mare libico. il portavoce della Forze armate maltesi, dice: "noi rispettiamo le procedure e non è previsto che il ritrovamento di un cadavere in acque libiche sia comunicato all'Italia. Le informazioni ufficiali tra i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo sono previste solo in caso di avvistamento di imbarcazioni". Ma comunque sono procedure lente, regolate dall'European patrolling network: "in genere, perché le notizie arrivino a destinazione, possono passare 3, 4 o 5 giorni".
Racconta Hampton, il giovane naufrago che sta meno peggio: "Non credevamo a quello che stava accadendo, gli uomini di quel peschereccio hanno visto che stavamo morendo, ma non ci hanno portato a bordo. Non erano italiani, parlavano inglese. Speravamo che magari dessero l'allarme, che segnalassero la nostra posizione a qualcuno, invece siamo rimasti in mare per altri giorni e tutti gli altri che erano ancora vivi, tranne noi cinque, sono morti. Con noi Dio è stato buono, ma tutti gli altri, non ci sono più, sono morti e noi li abbiamo buttati in mare, come quelli di prima".
E' una storia indecente e indegna per chi, "essendo occidentale", ritiene di essere migliore degli altri in questo pianeta. {jcomments on}
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Ultimo aggiornamento (Lunedì 24 Agosto 2009 16:41)



