Comunicato Stampa della Rete per la Tutela della Valle del Sacco (RETUVASA)
Per Colleferro e la Valle del Sacco uno sviluppo ancora poco sostenibile
A Colleferro, come nella Valle del Sacco ciociara, si verifica la dismissione di quasi tutte le realtà industriali produttive, che fino ad alcuni anni fa garantivano un alto tasso di occupazione e un relativo benessere. Il prezzo pagato dal territorio è stato enorme sia dal punto di vista ambientale che sanitario, nonché economico, con la compromissione di interi settori dell’apparato produttivo, in particolare quello dell’agricoltura e dell’allevamento, che le istituzioni non sembrano voler seriamente rimettere in funzione.
Ora, come se nulla fosse accaduto, il PUGC (Piano Urbanistico Generale Comunale) di Colleferro prevede la delocalizzazione e reindustrializzazione dell’area, mascherata dal concetto di sviluppo sostenibile. Ovvero, pare di capire, bonifichiamo i siti più inquinati, costruiamoci sopra palazzi, e spostiamo le industrie a inquinare poco più in là. La sapienza del subcommissario per l’emergenza della Valle del Sacco Pierluigi Di Palma acquisisce e sostiene questo acuto progetto, che odora di speculazione edilizia, come l’idea di destinare a servizi aeroportuali 300 ettari di territorio tra Ferentino e Frosinone.
Una delle priorità della delocalizzazione industriale è la necessità di energia elettrica per il funzionamento delle aziende. Per sopperire al fabbisogno energetico esiste oggi una centrale ad olio minerale da 66 MWt, opportunamente definita “obsoleta”. L’immobiliare SE.CO.SV.IM. che detiene il terreno, pur mancando certezze riguardo alla delocalizzazione, ha preventivamente richiesto l’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) agli uffici competenti della Regione Lazio per realizzare una centrale a ciclo combinato (Turbogas) da 82MWt. L’aumento di potenza viene giustificato con la possibilità di nuovi insediamenti produttivi. Tale centrale si insedierebbe in direzione Ovest/Nord-Ovest, verso Artena, a circa 3,5 Km da Colleferro. Ciò richiederebbe la posa di un elettrodotto e di un metanodotto della lunghezza di circa 4 Km, che partirebbe da Colleferro. Tale progetto comporterebbe un nuovo rilevante consumo di territorio, fruibile esclusivamente dalle aziende presenti. Il terreno previsto è sorprendentemente sproporzionato rispetto all’occupazione attuale (circa 600 addetti per AVIO SpA e circa 170 per Simmel Difesa SpA). Viene da chiedersi se questi studi di fattibilità siano così tendenziosi per semplice interesse o per imperizia...
Nel SIA (Studio Impatto Ambientale) relativo alla Turbogas si sottolinea la rilevanza dell’inquinamento da PM10 che grava su Colleferro, seconda in graduatoria nella Regione Lazio, con Frosinone al primo posto ed Anagni al quarto (dati ARPA Lazio 2008). Si nota anche che l’introduzione del bollino blu, sempre a Colleferro, non ha sortito gli effetti desiderati. Forse si comincia a realizzare che l’inquinamento da PM10 non si origina solo dal traffico veicolare...
Ci chiediamo perché non far pagare un bollino verde a costo decuplicato a chi si è arricchito inquinando. E sappiamo invece che gli inceneritori beneficiano degli incentivi CIP6, in quanto assimilati a fonti rinnovabili in barba alle sentenze europee, per i quali ogni utente paga oltre il 7% del costo della bolletta.
Vorremmo segnalare anche una good news. In Regione Lazio è stato presentato un progetto con investimenti privati, in attesa di VIA (Valutazione Impatto Ambientale), per un parco fotovoltaico denominato “Gli elementi” (Aria, Acqua, Terra, Fuoco) in località Colledoro (Colleferro), che produrrebbe circa 24 MW suddivisi in quattro sotto-parchi. Il tutto senza emissioni in atmosfera e con la fonte inesauribile dell’energia solare. Sono questi i progetti che dovrebbero decollare, come quello degli eco-distretti industriali, che potrebbero far nascere un buon numero di posti di lavoro veri e “verdi” tra Colleferro e Anagni. Ma pare che le lobby di chi invece vuole far decollare gli aerei e le delocalizzazioni=rilottizzazioni industriali siano ancora troppo forti. E il Lazio è ancora dietro alle principali regioni italiane per produzione di energia solare, mentre ne supera parecchie per energia prodotta da biomasse e rifiuti (dati Gestore Servizi Elettrici 2008).
Colleferro, 23 Settembre 2009
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