Questo Paese all'incontrario
| Cronache - dai Quotidiani |

cento euro per tre rose
di Antonello Piroso da ilriformista.it
La moglie dichiara di voler divorziare “senza clamore” ma fa filtrare la notizia su ben due quotidiani. Il marito, per replicare ad accuse infamanti, si siede in un salotto televisivo quasi rimettendosi al giudizio del popolo televisivo
Italy's Prime Minister Silvio Berlusconi sits near the image of his wife Veronica Lario during the taping of the television program Porta a Porta ("Door to door" in Italian) in Rome May 5, 2009. His wife Veronica said over the weekend she planned to file for divorce, days after criticising Berlusconi for attending an 18-year old aspiring model's birthday party and a "shamelessly trashy" selection of female candidates for European elections. REUTERS/Remo Casilli (ITALY POLITICS)
Non c'è niente da fare. Purtroppo. Viviamo in un Paese “all'incontrario”.
In quel Paese “all'incontrario” che è l'Italia, infatti, succede che i politici siano ormai i protagonisti di storie e vicende buone per la stampa rosa, di solito attenta ai pettegolezzi che riguardano personaggi dello spettacolo, mentre questi ultimi finiscano per essere oggetto di analisi dei quotidiani di informazione.
Così, nel Paese “all'incontrario”, accade che un (ormai ex) comico diventi un capopopolo che ripete all'infinito, anche in forme verbali violente, volgari e gratuite, gli stessi slogan, gli stessi concetti, gli stessi insulti. Mentre il capo del partito che, piaccia o non piaccia, è risultato il più votato dagli italiani, risulta apparire l'attore di una pochade dai contorni sfuocati e incerti, che quindi autorizzano ogni genere di illazione (soprattutto quelle di stampo boccaccesco).
Nel Paese “all'incontrario”, quindi, il blogger buontempone veste i panni del guru, del predicatore, del pubblico ministero da Tribunale speciale (il suo), senza che naturalmente si capisca da chi o cosa gli derivi tale autorità. Mentre, sempre nel Paese “all'incontrario”, tocca parlare del Presidente del Consiglio non per la sua azione politica, ma per i suoi affari privati. Con la moglie (di cui abbiamo in passato condiviso alcune osservazioni di sano buon senso) che dichiara di voler divorziare “senza clamore” ma, sempre nel Paese “all'incontrario”, fa filtrare la notizia su ben due quotidiani - Repubblica e Stampa - e confermando il tutto all'agenzia Ansa. Mentre il marito, nel Paese “all'incontrario”, per replicare ad accuse infamanti (una lo è a tal punto che definirla grave è un eufemismo) si siede in un salotto televisivo, quasi rimettendosi al giudizio del popolo, almeno nella sua versione da tubo catodico.
E pretendendo lui, nel Paese “all'incontrario”, che le scuse questa volta le presenti lei (”all'incontrario” dell'altra volta in cui fu lui a prendere carta e penna per fare ammenda di talune “bagatelle”), perché, aggiunge, «è la terza volta che in campagna elettorale mi gioca uno scherzo di questo tipo».
Il primo giornale italiano, che - sempre nel Paese “all'incontrario”- all'esplodere del caso aveva preso, sia detto con tutta la stima per il suo incolpevole Direttore, un tragico “buco”, rimedia raccogliendo nuove, amare riflessioni della signora, che accorata si chiede: «Bisogna specchiarci in questo Paese, vederlo per quello che è in realtà. Un Paese nel quale le madri offrono le figlie minorenni in cambio di un'illusoria notorietà».
A noi, sempre nel Paese “all'incontrario”, sono tornate alla mente le immagini di “Bellissima”, il film con Anna Magnani, che la diceva lunga su certe madri già negli anni Cinquanta, e certe storie su mamme che spingevano le figlie a partecipare ai programmi di un noto regista, che non ha mai fatto mistero di preferire le 18enni (appena maggiorenni) alle proprie coetanee. Il tutto, nella ben più casta - sulla carta - Prima Repubblica e nella ancora più morigerata tv in salsa democristiana, quella Rai che, sempre nel Paese “all'incontrario”, tutti a parole vogliono privatizzare, ma solo quando a governare non sono loro.
Questo mentre il leader di un'opposizione in cerca di autore, frastornato, preoccupato o allietato da quanto succede al rivale, per spiegare la caduta e la perdita di senso nel Paese “all'incontrario”, si ritrova a ripetere un ritornello già più volte ascoltato, e tutto sommato consolatorio: la tv (del premier, ca va sans dire) non ha informato, ma formato e deformato la testa dei nostri connazionali. Naturalmente in peggio.
Italiani che naturalmente, prima dell'arrivo del Sultano (il copyright se lo contendono Giovanni Sartori e Giuliano Ferrara), e sempre nel Paese “all'incontrario”, non parcheggiavano in doppia fila, pagavano le tasse, non costruivano abusivamente, non tradivano il partner, non puntavano ad avere soldi e successo qualche volta a qualsiasi costo, vivendo la loro innocenza in una sorta di Eden.
Così, ci siamo ricordati delle invettive di Giuseppe Prezzolini, anti-italiano per eccellenza, come di quelle di Indro Montanelli che, sempre nel Paese “all'incontrario”, è diventato un'icona - a chi si nega più il termine, oggi? - di sinistra pur essendo lui di destra (chiamò “sciacalli”, tanto per dire, i politici e i giornalisti dell'Unità che avevano messo in guardia sulla possibile tragedia del Vajont, continuando a rivendicare - ma di certo ci sbagliamo - di aver sposato una dodicenne durante la campagna di Abissinia, ma si sa, quelli erano tempi di guerra, e chi non ha mai fatto una sciocchezza in gioventù?).
Ecco perché noi, cittadini del Paese “all'incontrario”, qualche volta ci facciamo prendere dal pessimismo. Concludendo che più di cambiare il Paese, avremmo voglia di cambiare Paese.
venerdì, 8 maggio 2009
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Ultimo aggiornamento (Venerdì 08 Maggio 2009 18:29)



