Rai. I giornalisti alzano la testa e respingono la “linea Minzolini”

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Cronache - dai Quotidiani

Alla Rai sembra che si esca dal torpore di questi giorni, dai silenzi imbarazzati che  circolavano nelle redazioni. Si apre, di fatto, un “caso Minzolini”. Il presidente Paolo Garimberti lo porta all’esame del Consiglio di amministrazione che doveva discutere le nuove nomine. di Fabrizio Prosperi da Dazebao.org A conclusione della seduta, il Consiglio ha dato mandato al Direttore Generale di ribadire a tutti i direttori di testata che: "Il rispetto del pluralismo e della completezza dell'informazione del servizio pubblico, deve essere il più rigoroso possibile".

Anche la Commissione di Vigilanza aveva all’ordine del giorno la richiesta di una audizione avanzata da numerosi parlamentari del Pd e dell'Idv, contro la quale, la maggioranza governativa ha fatto muro. Non ci sarà nessuna audizione per Minzolini, ma saranno ascoltati tutti i direttori delle testate giornalistiche quando le nomine saranno completate. Per quanto riguarda il Cda dell’azienda, il direttore , Mauro Masi, non è ancora in grado di comporre un quadro di nomine appena decente. Fra Pdl e Lega continua una guerra sotterranea, che si alimenta anche con i risultati ottenuti da Bossi nei ballottaggi. La discussione è stata rimandata alla seduta prevista per il 9 luglio. 

Al Tg2, secondo quanto trapela, dovrebbe andare Mario Orfei, direttore del Mattino, mentre per la direzione della Retedue c’è scontro all’interni dei partiti di governo.Ma il fatto nuovo è la presa di posizione, molto critica, dei  giornalisti della Rai che intervengono in merito alla  linea editoriale di Augusto Minzolini, black-out informativo totale di tre giorni sulla vicenda Berlusconi-D’addario.   comitati di redazione Rai  hanno approvato un documento di denuncia nei confronti del neo-direttore del Tg1 e del suo vano tentativo di difendere una posizione in controtendenza, non solo a livello nazionale ma anche, e forse soprattutto, a livello globale. “L'Assemblea Nazionale dei Comitati di Redazione - spiegano nel documento - chiede alla Commissione Parlamentare di Vigilanza Rai di convocare il neo direttore del Tg1 Augusto Minzolini. Comprenda, Minzolini, qual è il compito del direttore di una testata del Servizio Pubblico, tenuta a raccontare e rappresentare, con tutti i punti di vista, i fatti che hanno rilevanza nella vita del Paese. Un impegno che mai può venir meno e mai può permettersi di tacere notizie o impedire una loro corretta e completa lettura. Siamo tutti Tg1, siamo tutti, noi giornalisti della Rai, contro le scelte editoriali di chi occulta le notizie e rende agli italiani un pessimo servizio pubblico radiotelevisivo». Quanto detto vale “anche per il Tg2, responsabile di analoghe omissioni” e per tutte le redazioni in generale.

 Lunedì scorso, a margine dell’edizione delle 20 del Tg1, Minzolini aveva tentato con un editoriale di spiegare le ragioni che l’avevano portato ad una scelta di questo tipo: “Ad urne chiuse voglio spiegare a voi telespettatori perché il Tg1, malgrado le polemiche, ha avuto una posizione prudente sull'ultimo gossip o pettegolezzo del momento: le famose cene, feste o chiamatele come vi pare, nelle dimore private di Silvio Berlusconi a palazzo Grazioli o Villa Certosa. Il motivo è semplice; dentro questa storia piena di allusioni, testimoni più o meno attendibili e rancori personali non c'è ancora una notizia certa e tantomeno un'ipotesi di reato che coinvolga il premier e i suoi collaboratori”. Questo però non deve aver convinto i Cdr Rai e neanche l’associazione Libertà e Giustizia che invita, almeno finché non sarà chiarita la posizione dell’ex inviato della Stampa, e in segno di protesta, a non guardare più il Tg1. Da giorni ormai vari esponenti politici e parlamentari membri della Commissione di Vigilanza lamentavano l'atteggiamento del Tg1 riguardo le vicende che vedono coinvolto il presidente del Consiglio nell'inchiesta di Bari, ed in mattinata è arrivata la convocazione del presidente della Rai Paolo Garimberti che, in un faccia a faccia durato oltre 20 minuti, ricorda al direttore che “completezza e trasparenza dell'informazione sono un dovere imprescindibile del servizio pubblico radiotelevisivo”.

Durissime le reazioni politiche in casa Pd. Per Giorgio Van Straten “la presa di posizione dei Cdr dimostra che il richiamo a una maggiore correttezza non era un'invenzione né del presidente Garimberti, né del consigliere Rizzo Nervo, che ha invocato la possibilità di licenziamento per giusta causa” e continua lapidario che “se dare notizie in modo distorto è grave, non darle affatto è peggio”. Gli fa eco dai banchi dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro che definisce Minzolini “un gossipparo”, anzi “l'Emilio Fede del servizio pubblico” e annuncia una lettera al Presidente Napolitano per rendicontare sul tema e fare attenzione alle future nomine Rai: “noi abbiamo rifiutato la spartizione e un mercimonio di posti su cui ora deve intervenire la magistratura”. Per Paolo Gentiloni (Pd) “è incredibile che Augusto Minzolini sia l'unico direttore di giornale e di telegiornale del mondo occidentale a considerare 'non notizie' le notizie che da settimane coinvolgono il presidente del Consiglio Berlusconi”. “Si resta allibiti - conclude - del fatto che questa sua teoria Minzolini l'abbia voluta esporre di fronte a milioni di telespettatori. Al Tg1 e in Rai non si era mai vista una cosa del genere”. Ma le tirate d’orecchie arrivano anche dalle fila della maggioranza di Governo. Giancarlo Mazzucca, Pdl e già direttore di Quotidiano.net, commenta: “Ha sbagliato, io avrei dato la notizia mettendo in rilievo le forzature”. {jcomments on}

Ultimo aggiornamento (Venerdì 26 Giugno 2009 17:10)

 
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