La Ciociaria tra crisi economica e gravi condizioni ecologiche
| Cronache - da Provincia |
Riflessioni sul progetto Marangoni/car-fluff, di Valerio Ascenzi - La provincia di Frosinone sta vivendo uno dei periodi più scuri della sua storia. Almeno questo è quel che crede una parte della popolazione. Ci sono problemi legati alla disoccupazione e alla crisi globale, che si ripercuote maggiormente su uno Stato – l’Italia – incapace di prendere provvedimenti seri per arginare il problema.
A differenza di Francia, Germania, Gran Bretagna e Spagna, che registrano un incremento del Pil anche con la crisi in corso, il nostro Governo si limita a lanciare assurdi spot su gabbie salariali, esami di dialetto nelle scuole, le ronde. Inoltre in controtendenza con quanto accade nel mondo, in barba a tutte le discussioni aperte in materia di ecologia, si approvano leggi per il ritorno alle centrali nucleari. E poi ci scandalizziamo delle decisioni, in merito al nucleare, prese dal governo iraniano. Forse dovremmo guardarci in casa, prima!
Senza voler divagare troppo però, intendo portare all’attenzione dei lettori la questione ambientale della valle del Sacco. I problemi di inquinamento, purtroppo persistono, e alle ipotesi di realizzazione di assurdi impianti con forte impatto ambientale, si aggiunge qualcosa veramente mostruoso. La Marangoni Tyre ha avanzato un progetto, attualmente sottoposto al vaglio della Regione Lazio e del Ministero dell’Ambiente, in cui chiede di poter bruciare il car-fluff nel combustore di sua proprietà, già attivo da anni, situato ad Anagni nello stabilimento Marangoni. In questo impianto attualmente vengono bruciati pneumatici in disuso e attualmente la popolazione non conosce il grado di impatto di queste emissioni in atmosfera.
Il progetto per la combustione del car-fluff non è cosa recente. Figurava sul sito dell’assessorato all’Ambiente della Regione Lazio già prima della campagna elettorale per le europee. A dir il vero lo abbiamo segnalato noi a più di qualche giornalista. I giornali locali però si sono accorti che la questione poteva far notizia solo dopo la fine delle elezioni europee e provinciali. Nel dir questo non voglio alludere a nulla, è solo una constatazione dei fatti realmente accaduti.
Cos’è il car-fluff? E’ semplicemente tutto ciò che resta degli scarti plastici delle auto demolite: cruscotti, sedili, pannelli e tutto ciò che in un’automobile è realizzato in materiale plastico. Quindi tutto quello che si trova nell’abitacolo. Questi rifiuti dovrebbero andare in discariche speciali, o riciclati e non bruciati. Come del resto i pneumatici in disuso non andrebbero bruciati e riutilizzati in mille modi.
In questo periodo numerose associazioni nate e associatesi tra loro spontaneamente in difesa della salute pubblica, stanno portando avanti una lotta sostituendosi, a mio avviso, alle forze politiche che un tempo avrebbero dovuto cercare di dare alla società determinate garanzie. L’associazionismo cerca di supplire alle lacune della politica. Gli ambientalisti, almeno da queste parti, sembrano essere scomparsi. Ce ne sono ancora pochi, e quei pochi finiscono sempre per fare la figura del “matto del villaggio”.
Questa volta però il problema non è di Anagni e basta. Non è del nord Ciociaria e basta. Numerosi studi e diverse interpretazioni di quanto accade in altri luoghi d’Italia, in prossimità di impianti combustori simili a quello che è in progetto per Anagni, danno modo di credere che le ricadute sull’ambiente e sulla salute causeranno mali incurabili non solo per chi abita ad Anagni e dintorni. Il raggio di azione delle polveri immesse in atmosfera da questo genere di combustione può arrivare fino a 30, 40 e anche 50 km. Il veicolo principale in grado di trasportare queste polveri è quello degli agenti atmosferici – il vento e le piogge in particolare.
La situazione nel nord frusinate è già compromessa dalla presenza, accertata da un istituto Zooprofilattico, di agenti inquinanti su terreni e coltivazioni, falde acquifere e bestiame. Tutto accade proprio qui, dove qualche anno fa iniziò una campagna per la bonifica della valle del Sacco. Dobbiamo iniziare a pensare che si trattò di “tanto rumore per nulla”? Che fine ha fatto il progetto “valle dei Latini”? E’ ancora valido? E se si, perché permettere che a fianco di un progetto del genere ne possano sorgere altri in netta contraddizione?
Non so se l’ignoranza in materia di inquinamento, in merito a questa vicenda, sia propria anche degli amministratori ed esponenti politici locali, oppure si intenzione di questi di mantenere ignorante la popolazione attraverso assurde dichiarazioni sulla stampa. Le associazioni che attualmente lottano contro determinati e scellerati progetti, sono state attaccate da alcuni esponenti del centrodestra anagnino. La questione, secondo questi, è che “non si può attaccare uno stabilimento che dà lavoro a 500 persone con la crisi in atto”. Certo questo potrebbe essere condivisibile, ma l’inceneritore della Marangoni non dà lavoro a 500 persone. Se mai è lo stabilimento di pneumatici, a basso impatto ambientale, che dà lavoro a 500 operai. E non si è trattato di un attacco allo stabilimento, bensì al progetto che prevede la combustione del car-fluff, che di certo non porta ad un incremento del benessere per chi lavora all’impianto di combustione, né in termini economici, né in termini di salute.
La verità, su cui nessuno riflette è, che non è neanche vero che questa tipologia di rifiuti deve per forza essere bruciata. Ci sono migliaia di modi per riciclare la plastica. Ci sarebbero, a dir il vero, migliaia di modi per riciclare anche la gomma: negli Usa usano triturare i pneumatici in disuso per poi mischiarli all’asfalto delle strade. Ed è solo un esempio.
Il fatto vero è che i combustori servono a produrre energia elettrica. La cosa grave è che, grazie ad alcune normative, tipicamente italiane (da furbetti!), quell’energia viene rivenduta, da chi la produce, e pagata profumatamente come energia pulita… come energia prodotta da fonti rinnovabili (eolico o solare). E’ uno scandalo tipicamente italiano, legalizzato però. Nessuno ha mai sentito la sigla CIP 6? Si tratta di una norma che mette sullo stesso piano le energie prodotte da fonti rinnovabili e da combustione. Per questo in Italia vanno tanto di moda i combustori. E non lo dice quel “pazzo” di Beppe Grillo … lo dicono i fatti.
Bruciare non è salutare. Ma lo potrei comprendere se stessimo parlando di rifiuti selezionati e in particolare della cosiddetta “frazione secca”, che è composta rifiuti come carta e legno, esclusi plastica, vetro e materiali riciclabili. Uso il condizionale perché anche le stufe a legna inquinano, ma credo che chiunque preferirebbe riscaldarsi bruciando un pezzo di legno e non un pneumatico.
Tornando alla questione Marangoni, ci sono numerose iniziative in atto, molte delle quali sono pubblicate su www.retuvasa.org . C’è stata, ad inizio estate, una manifestazione di protesta. Molto calma e composta, che ha destato polemiche assurde pur se i manifestanti non hanno dato filo da torcere a nessuno.
Serve un’azione decisa, da parte delle istituzioni e del mondo politico, soprattutto di quei politici sensibili alle tematiche ambientali. Mi riferisco al centrosinistra, al Pd, a Idv e a tutte le nuove formazioni politiche a sinistra. Il primo passo è impedire la trasformazione del combustore della Marangoni, cha attualmente brucia pneumatici, in un ecomostro in grado di bruciare qualsiasi scarto plastico delle automobili demolite. E’ facile, altrimenti, riempirsi la bocca di parole come “green economy”, se poi, percorrendo 40 km fuori della capitale, ci ritroviamo in condizioni disastrose a livello ambientale. {jcomments on}
Valerio Ascenzi
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Ultimo aggiornamento (Giovedì 20 Agosto 2009 18:37)



