Idee e proposte per una svolta politico-programmatica nel Lazio

Centro Studi ASSET - ARS - Sinistra Romana

Un contributo di idee e di proposte per una svolta politico-programmatica nel Lazio

Premessa

Nell'approssimarsi delle elezioni, appare sempre più chiaro che per sconfiggere la destra, respingere il tentativo ormai sfacciatamente dichiarato di abbattere la Costituzione repubblicana e lo Stato di diritto, e imprimere una netta svolta politica alla Regione Lazio in grado di fronteggiare con efficacia la crisi economico-sociale e di assicurare occupazione e sicurezza ai giovani, come pure alle donne e agli anziani, a tutti coloro che vivono del proprio lavoro o che il lavoro hanno perso, è necessario creare le condizioni per uno schieramento ampio fondato su un programma coerente e coraggioso, che metta in sintonia fini e mezzi, parole e fatti nell'assoluta trasparenza della pratica politica. Dunque, prima il programma e poi le liste e le alleanze, prima il programma e poi il leader. Ciò vuol dire sollecitare la più ampia partecipazione già nella definizione degli indirizzi programmatici, rovesciando un metodo di governo che in questi anni ha anteposto gli interessi del ceto politico a quello dei cittadini elettori, e richiede da parte della stessa sinistra una seria autocritica e un deciso cambio di passo. Il documento che proponiamo vuole essere un contributo in questa direzione.

1. Ristabilire la legalità istituzionale

L'imprevista e repentina uscita di scena di Piero Marrazzo, per le modalità con cui è avvenuta, anche a prescindere dalle interpretazioni più torbide, ha determinato nella Regione una condizione difficilmente definibile nella norma dell'ordinamento costituzionale. L'assemblea legislativa è come se fosse in Cassa Integrazione. Si è venuta a determinare una situazione di sospensione della capacità legislativa perché il Consiglio Regionale è stato dichiarato sciolto in ragione delle dimissioni del presidente della Regione e il governo è affidato ad un signore mai eletto, che guida una giunta di cui fanno parte altri assessori che, come lui, non hanno altra legittimazione se non quella derivante dalla nomina da parte di un presidente costretto alle dimissioni.

Questa compagine, sottratta ad ogni sindacato di controllo, guida oggi la Regione mentre i rappresentanti del popolo non esercitano le funzioni derivanti dal mandato ricevuto. E' legittimo dubitare della legittimità di un tale stato di fatto; ed è certamente necessario riflettere sui danni prodotti da una scriteriata riforma dell'ordinamento costituzionale relativo alle regioni, come pure di un azzardato assetto statutario, fortemente voluto da Storace ma votato anche da DS e Margherita, volto a garantire l'esercizio del potere del presidente sulla vita del Consiglio, piuttosto che il corretto ed efficace funzionamento dell'insieme dell'istituzione regionale.

Ed è segno del degrado culturale che ha investito il paese se tutti, dai politici ai giornalisti, anche quelli professionalizzati nel dare lezioni di etica alla "casta", si sono fermati a rimestare morbosamente nello squallore degli scenari dello scandalo Marrazzo, peraltro resi inquietanti dalle morti sospette di soggetti coinvolti, ma non hanno minimamente riflettuto sulla vera e propria crisi formale e sostanziale in cui veniva a cadere l'istituzione. In realtà il caso Marrazzo è fortemente emblematico della privatizzazione della politica, sia nella fase della designazione dei candidati a rilevanti cariche pubbliche, sia nella forma dell'esercizio del potere da parte di chi quelle funzioni esercita, in assenza di qualsivoglia controllo pubblico e autocontrollo personale.

Di qui bisogna partire se si vuole recuperare alla Regione, e non solo nel Lazio, anche se di questa ci occupiamo in questa sede, la funzione ed il ruolo della politica e di una istituzione fondamentale per l'organizzazione della vita di una comunità di persone, di interessi, di attività, di servizi e di scambi culturali economici e sociali.

A partire dall'analisi concreta dei fatti concreti, è necessario svolgere un lavoro di costruzione di una regione aperta, partecipata e trasparente non disperdendo le forze di una sinistra che, diversamente da quella che si è espressa in questa legislatura, sia capace di promuovere e realizzare una regione diversa.

Una regione che tuteli gli interessi concreti di quanti hanno perduto la rappresentanza, che funzioni per il loro benessere e non per quello dei consiglieri e del personale politico che ne ha fatto una sorta di feudo privato. Una regione strumento di governo delle comunità e del territorio e non a disposizione dei ceti forti che hanno il potere di condizionare la politica.

Per questo è necessaria una sinistra capace di sottrarsi alla soggezione del Partito Democratico e a qualsiasi condizionamento esterno, attrezzata per sviluppare una autonoma proposta politica in grado di coinvolgere forze sociali e culturali interessate a una svolta nella politica e nel governo regionale.

Noi, che abbiamo fatto e continuiamo una battaglia politica per l'alternativa in formazioni partitiche o associative diverse, riteniamo che la sinistra debba rendersi protagonista di una iniziativa di rinnovamento, unitaria e a tutto campo, per costruire una alternativa anche nel governo della regione.

2.Reagire alla crisi.

A fronte di una condizione sociale ed economica segnata dalla crisi, dalla disoccupazione crescente, dalla precarietà che connota non solo la vita lavorativa ma anche l'esistenza di larghe fasce popolari e, soprattutto, dei giovani, i dirigenti e i militanti della sinistra, non possono restare ancorati ciascuno al proprio porticciolo, nel tentativo miope di salvare il proprio particolare.

Le lavoratrici e i lavoratori, in tutti i settori colpiti dalle politiche padronali e del Governo, nel Nord e nel Sud del Paese, hanno dato vita a importanti lotte e a mobilitazioni che hanno consentito di acquisire risultati come alla INNSE e, in ogni caso, combattono per non essere travolti dalla crisi. La mobilitazione, purtroppo solo di settore, dei precari della scuola è emblematica della volontà di difendere il posto di lavoro e la dignità e, insieme, la scuola pubblica come diritto di tutti.

La sfida delle elezioni regionali riguarda, dunque, i contenuti di una alternativa di politica economica e sociale mentre esplodono contraddizioni profonde che attraversano la opposizione parlamentare e, in particolare, il PD. Ma andare oltre l'antiberlusconismo significa impostare un'alternativa di società e di cultura politica anche a partire dalle prossime scadenze elettorali.

La forte preoccupazione per gli effetti che la crisi economica scarica sul mondo del lavoro, pubblico e privato, anche nella nostra regione, rischiava di tramutarsi in rassegnazione finché le lavoratrici e i lavoratori di Eutelia non hanno mostrato tutta la loro determinazione e capacità di lotta contro la minaccia dei licenziamenti. Le lavoratrici e i lavoratori precari, nelle imprese private come nella pubblica amministrazione pagano per primi e più gravemente la ristrutturazione produttiva e quella volta a restringere l'area dei diritti sociali. Il caso ISPRA e la tenace lotta delle ricercatrici e dei ricercatori costituisce un caso emblematico della inaffidabilità del potere politico rispetto alla importanza strategica di questo Istituto di ricerca pubblico e controllo ambientale e, per converso, della coerenza delle/dei lavoratrici/tori che perseguono, certo, l'obiettivo della loro sicurezza lavorativa ma difendono, anche, il ruolo che un ente come l'ISPRA è chiamato a svolgere.

La disoccupazione cresce, specialmente quella femminile, e neanche il precariato è più in grado di occultare questa realtà.

Del tanto sbandierato "modello Roma" non resta che l'essenza: la attitudine alla deroga di qualsiasi norma e regola sul mercato del lavoro, su quello urbanistico e del commercio, sull'uso dei beni comuni, sulla sanità e, sugli stessi impegni programmatici per i quali si è stati eletti. La vicenda della cosiddetta autostrada Pontina, insieme a tutte le deroghe ai piani paesaggistici, è emblematica dell'attitudine a dichiararsi ambientalisti e fare in concreto il gioco dei cementificatori. Lo stesso vale per la politica dei rifiuti e per il piano energetico regionale. In questo quadro, l'incapacità della Giunta regionale di agire una politica economica e sociale di segno diverso e opposto a quello del Governo Berlusconi, oltre a rappresentare la sostanziale vanificazione del programma sul quale Marrazzo era stato eletto, costituisce un ulteriore fattore di crisi nel Lazio.

A Roma, in particolare, la Giunta Alemanno non risponde ai problemi della Città ed emergono i problemi sociali, culturali e politici più drammatici: la mancanza di politiche di accoglienza, l'emergenza abitativa, l'insorgere del razzismo, dell'omofobia e di fenomeni di violenza diffusa che segnalano la caduta della coesione sociale. A questa realtà la norma su Roma capitale, inserita nella legge sul federalismo fiscale, non da alcuna risposta se non quella che alimenta ulteriormente la cultura della deroga alla legislazione ordinaria, e contraddice in modo vistoso il federalismo stesso secondo un orientamento tendente a centralizzare presso la presidenza del consiglio le competenze proprie degli enti Locali.

Sul piano strettamente politico, il rimpasto della Giunta Regionale operato da Marrazzo, oltre a confermare l'incapacità di comprendere che, oltre la formale rappresentanza politica, le forze della sinistra di alternativa costituiscono una componente imprescindibile della rappresentanza sociale, ha rivelato il carattere compromissorio e politicista di quella operazione, legata alle correnti e ai gruppi interni al Partito Democratico e al tentativo di catturare consensi clientelari in vista delle elezioni. Ne è uscito un indirizzo subalterno al governo nella chiusura degli ospedali, dallo Spallanzani al San Giacomo senza avere prima un piano sanitario credibile e condiviso, un indirizzo peraltro incapace di autonomia rispetto agli interessi delle strutture private della sanità e dei rifiuti, disinvolto nelle spese di rappresentanza e nella remunerazione delle consulenze e degli incarichi targati politicamente.

L'uscita di scena di Marrazzo, per le motivazioni poco commendevoli che l'hanno determinata e il quadro torbido nel quale è avvenuta, rende ineludibile il recupero della politica in senso forte. Forte nei principi e nei valori, salda nell'etica e nella coerenza, trasparente in tutti i propri atti e nelle persone che la incarnano e la rappresentano. Questo elemento deve essere non solo dichiarato ma concretizzato nelle proposte e deve rappresentare una limpida discontinuità.

3. Rompere il bipolarismo, recuperare la rappresentanza, riformare la politica

Occorre superare quella sorta di monocolore articolato che si preparava alle elezioni in condizioni di debolezza ed esposto alla perdita di consensi. Il rincorrere le politiche di fondo del centrodestra e, spesso, il convergere con le posizioni di Alemanno e del Governo hanno reso ulteriormente debole ed ambigua la proposta della maggioranza che ha governato la Regione. Per questo anche il ricatto del "voto utile" per impedire alla destra di vincere risulta assolutamente depotenziato e lo stesso impianto bipolare viene messo in crisi per la mancanza di alternativa tra i poli nel concreto delle politiche.

Un confronto con tutte le forze sociali e culturali interessate non può che partire da una limpida proposta politica e programmatica .Di questa proposta politica sono elementi costitutivi quelli che attengono alla riforma istituzionale: modifica dello Statuto, riduzione dei consiglieri e degli assessori, legge elettorale che garantisca proporzionalità, rappresentanza di tutti i territori, stabilità del governo; ripristino della legittimazione consiliare per il Presidente e per la Giunta e riduzione drastica degli assessorati, con un risparmio economico rilevante. E' un segnale di moralizzazione necessario e opportuno perché la moralità passa attraverso atti concreti e non propaganda. E' anche un segnale concreto della idea che le istituzioni non sono fatte per chi le governa ma per gli interessi della collettività:

A questi si affiancano quelli che attengono alla riforma della politica: riduzione significativa, trasparente e accertabile del trattamento economico del presidente, dei consiglieri e degli assessori; e poi la riduzione drastica del numero e del trattamento dei consulenti che non possono avere più di 100.000 € l'anno. La selezione pubblica per tutti i dirigenti di strutture, enti, aziende e società nella sanità e negli altri settori deve essere la norma garantita da soggetti terzi ed estranei alla regione. Coerentemente ci dovrà essere una concreta limitazione delle auto blu, e di ogni altro beneficio non funzionale allo svolgimento dell'incarico ricoperto.

L'obiettivo è l'affermazione di un nuovo metodo di governo, capace di coniugare partecipazione democratica ed efficienza dei servizi anche attraverso il collegamento in rete tra istituzioni, capoluoghi di provincia e loro comuni, e la costruzione di un diffuso sistema informativo al servizio dei cittadini.

4.Dare alla regione un progetto complessivo e un programma economico-sociale

Sul piano programmatico e delle scelte di politica economica e sociale capaci di supportare la società regionale su una linea di crescita del benessere e della giustizia sociale, la nuova regione dovrà operare prevalentemente sul terreno della qualità dello sviluppo superando la inutile e dannosa dimensione quantitativa della crescita che, anche nel Lazio, ha prodotto una profonda crisi sociale e squilibri consistenti tra i territori e i settori produttivi.

Nel Lazio, anche in ragione della sua struttura produttiva e degli effetti della crisi economica che spinge verso forme selvagge di ristrutturazione, con costi occupazionali insopportabili, è necessario che la Regione si faccia promotrice e garante di una svolta che metta al centro: a) il lavoro materiale e immateriale non solo come generatore della ricchezza reale, ma anche come fattore costitutivo della personalità; b) la costruzione di una solida alleanza tra lavoro e sapere come condizione di uno sviluppo di qualità, basato sulla promozione del fattore umano e sul potenziamento della ricerca scientifica e tecnologica; c) la riconversione ecologica dell'economia dentro un quadro di programmazione finalizzato alla piena e buona occupazione.

Tutto ciò implica una scelta radicale di politica energetica che escluda il nucleare e punti decisamente su le fonti rinnovabili, la riconversione di produzioni industriali che rischiano la marginalizzazione e la chiusura, il sostegno alla ricerca e alla produzione a forte risparmio energetico, la valorizzazione ed il sostegno all'agricoltura che può costituire ancora di più un settore portante dell'economia regionale. Il Lazio può diventare un modello di riconversione ecologica dell'economia.

Occorre con coraggio decidere il trasferimento dei finanziamenti pubblici dalle grandi opere, invasive ed inutili come i programmi autostradali, ai progetti di messa in sicurezza del sistema stradale, ai programmi di manutenzione e riqualificazione idrogeologica del territorio e delle reti idriche, alla ristrutturazione e riqualificazione urbana, allo sviluppo delle reti ferroviarie locali a struttura metropolitana, di telecomunicazioni e a quelle immateriali della conoscenza e della ricerca; alle politiche abitative sociali chiudendo il capitolo della speculazione edilizia e del consumo del territorio; alle reti di cittadinanza e di accoglienza.

La difesa dei servizi e delle strutture pubbliche, a partire dalla sanità, non può e non deve coesistere con la salvaguardia di sinecure o di rapporti clientelari con i quali la politica ha colonizzato la società, ma deve accompagnarsi a riforme profonde nella modalità di gestione e alla istituzione di strumenti e sedi di controllo sociale da parte degli utenti che ne possano verificare, ed eventualmente sanzionare, la funzionalità e l'efficienza. In questo, la riforma di tutto il settore della sanità, dal numero al ruolo delle ASL, costituisce priorità assoluta.

Più in generale si tratta, sul terreno della difesa degli interessi collettivi, di garantire la proprietà, la gestione e la fruizione pubblica dei Beni Comuni, anche attraverso strumenti legislativi che ne identifichino caratteristiche e qualità.

5.Recuperare il significato alto della politica

L'impegno nella costruzione di una alternativa al berlusconismo richiede alle forze politiche una svolta netta nel modo stesso di concepirsi e di operare, se si vuole battere il qualunquismo e affrontare adeguatamente la questione morale, che non diventa tale solo se si trasforma in questione giudiziaria. Per questo, nel rispetto delle diverse posizioni, occorre avviare un processo aggregativo che favorisca, nella costruzione di una forza politica realmente e concretamente alternativa, la ricomposizione di un'autonoma rappresentanza di quelle forze sociali e lavorative, culturali ed intellettuali, che in questi anni si sono sottratte alla omologazione nel pensiero unico mantenendo viva la critica al modello capitalistico dominante, e di quei lavoratori e di quelle lavoratrici che hanno abbandonato l'impegno politico ed elettorale, o che hanno scelto la destra perché delusi dalla sinistra.

Valutiamo che sulla base di questo documento si possano sviluppare confronti con tutte le forze politiche e sociali interessate, e si debba avanzare pubblicamente una proposta politico-programmatica e di coalizione con la quale partecipare, autonomamente o in alleanza con altre forze, alle elezioni regionali.

Ultimo aggiornamento (Sabato 06 Marzo 2010 18:57)

 
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