Buschini infrange il muro dell'eterno accordo

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La Provincia di ieri 1 aprile 2010 conteneva due articoli dedicati al Pd dopo il risultato elettorale che fanno parte di quella che il giornale chiama "La riflessione dentro il Pd". Credo che valga la pena riportare alla vostra attenzione gli elementi portanti di questa "riflessione".

Il primo lo si ritrova nello sfogo postelettorale che Mauro Buschini fa sulle sue pagine di Facebook , ricostruito con la solita intelligenza ed arguzia da Laura Collinoli, sicuramente la migliore notista politica della stampa locale.

Si legga ttentamente questa dichiarazione che mostra come anche dall'interno spuntano risentimenti. Il segretario di federazione uscente, Mauro Buschini tra l'altro dice: «Cominciamo a dire: perché in tanti anni si sono prese tutte le decisioni fuori dal partito?». E ancora: «Mi sono rotto le scatole di queste persone che fanno politica da 100 anni, hanno ricoperto ogni tipo di incarico, non si candidano mai per aiutare il Pd ed ora commentano 15.000 voti di un giovane di 3O annL». Poi una risposta a qualcuno: «Ma quali incarichi e quali poltrone! Io non mi sono spartito proprio nulla! Ho lavorato 10 anni nel partito, ho fatto le feste, i tesseramenti la fatica della politica. Non mi sono mai candidato fino ad ora a 30 anni, quali incaiichi! Ora ho scelto di portare il mio contribu to e 1S.5 voli non sono uno scherzo! Ora chiedo che lavori il Pd con serenità. Però ora che si inizi a dire che se si perde delle responsabilità ce l'ha chi governa da 20 anni o no?»

Perchè in questo rapptus rivelatore Buschini non ci fa sapere a cosa e a chi si riferisce? Sarebbe un grande aiuto che darebbe al dibattito. Ma forse una risposta si può intuire leggendo l'articolo di Franco Assante, sempre da La Provincia di ieri, che inseriamo qui di seguito. Chissa?

L'ex parlamentare Franco Assante va giù pesante... (scrive La Provincia)

«Maglio tardi, che mai qualcuno potrebbe dire. Ma accettarlo sarebbe la continuazione della logica dei potere che causa i danni e poi pensa di scaricarli sugli altri. Per questo rifiuto l'autocritica di Francesco De Àngelis che pensa di scaricare responsabilità che sono quasi esclusivamente sue, per avere gestito tutta la politica del vecchi e del nuovo partito secondo canoni che egli oggi critica, piegando alla sua linea anche giovani dirigenti che - è questo i! toro limite - non hanno avuto il coraggio di dirgli di no sperando probabilmente di ricavare benefici personali elettorali, poi rivelatisi illusori e portando il risultato del partito ad un livello di pura sopravvivenza Così il partito è stato privato di una speranza, di un'anima, di un futuro. Il Pd che doveva essere il partito che univa tuffi i riformisti in una grande battaglia di rinnovamento della società italiana, si è appiattito sul potere, ciascuno pensando a quello proprio da conquistare o da difendere. Mai è stato possibile ragionare in termini politici (che fare?) e la sfiducia ed il disinteresse si sono incuneati ed impossessati anche delle coscienze di chi da anni nutriva la speranza di un rinnovamento della società. Chiedevi moralità ed etica e ti sentivi rispondere che ormai la politica era altra. Parlavi di omologazione ed anche di rapporti amichevoli stretti con avversari che sapevi considerati dalla società non affidabili e ti si opponevano obblighi istituzionali che non consentivano censure di tal genere. Pensavi che localmente fosse possibile decidere la linea politica o le scelte amministrative e ti venivano imposte soluzioni che l'elettorato e gli stessi dirigenti locali rifiutavano. Denunciavi la carenza di vita democratica dei circoli le cui maggioranze venivano costituite da tesserati iscritti fittiziamente al partito e che determinavano maggioranze false e linee politiche discutibili e venivi sbeffeggiato perché "così fan tutti". Chiedevi che la gestione della cosa pubblica rispettasse il canone dell'interesse generale e della legalità e si costituivano enti inutili a capo dei quali si designavano parenti ed amici, assicurando loro lauti stipendi. Chiedevi che si applicassero le regole della meritocrazia e che nessun posto di lavoro fosse assegnato per raccomandazione, nel rispetto del principio di legalità e ti nominavano i soliti sodali, creando in tal modo un precariato, da stabilizzare appena possibile, in barba a tutti gli altri che, non avendo un santo in paradiso, e pur avendone diritto, venivano esclusi.

Assistevi al crescere di ricchezze di tanti che avevano incarichi pubblici, ma nessuno protestava e nessuno si poneva la domanda di come avessero fatto a cambiare così presto posizione economica. Era naturale che in tanti si aprissero i varchi della disaffezione che è l'inizio della fine di . Si fanno le primarie per designare il segretario nazionale e tutti avevamo sperato che si applicasse il principio che le liste dovevano essere aperte alle forze migliori della società. lasciando agli elettori la scelta del voto di preferenza. Ed, invece ti ritrovi, senza un deliberato del Pd, Scalia e Buschini candidati lotta tra loro, con propri comitati elettorali, l'un contro l'altro armati con l'utilizzo delle tifoserie, mentre i circoli dormono o sonnecchiano, senza possibilità di organizzare una campagna elettorale che promuova incontri e dibattiti sulle tematiche di cui ora parla anche De Angelis. Suggerisci di creare un minimo di unità del partito almeno per la campagna elettorale, ma nessuno raccoglie la proposta. La parola d'ordine è: ognuno faccia per sé. A questo hanno pensato gli avversari come dimostrano i risultati elettorali. Ora evitiamo di spargere lacrime di coccodrillo. Se ancora vi sono quelli che ritengono che il Pd è lo strumento per cambiare la società italiana e salvaguardare i valori della solidarietà, dell'eguaglianza, del merito, del rinnovamento, eletti e non eletti, dirigenti e semplici iscritti chiedano scusa agli elettori per gli errori commessi e lavorino per eliminarli. La società è in rapida trasformazione e ci attendono tempi difficili, ai quali occorrerà rispondere con proposte all'altezza dei tempi. Ciò richiede anche una più alta selezione delle elite e dei quadri e cambianti coraggiosi per costruire una moderna democrazia, uno Stato di diritto diverso da quello voluto dal berlusconismo.»

Franco Assante

La Provincia 1 apr 2010 {jcomments on}

Ultimo aggiornamento (Venerdì 02 Aprile 2010 09:43)

 

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