Appunti a margine di un incontro
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Come previsto sabato 3 luglio 2010, non proprio alle ore 9.30, presso la sede provinciale della Confederazione Italiana Agricoltori (Cia) in via Brighindi, 39 si sono riunite alcune associazioni che si sono distinte per aver affrontato e in qualche caso risolto determinati problemi e si sono poste il raggiungimento di partecipazione e di protesta per modificare situazioni di ingiustizia, di malgoverno e ad anche di palese illegalità.
Le associazioni sono state convocate da Valerio Ascenzi che guida la "fabbrica di Nichi" di Frosinone e hanno descritto la loro esperienza sui territori.
Lo scopo dichiarato dell'iniziativa era di cercare "gli spunti necessari per colmare il divario che c'è oggi tra politica e collettività" come si legge su Facebook.
Anche la rete di edicolaciociara.it ha partecipato a questo appuntamento che per il suo "scopo dichiarato" si presentava oltremodo interessante e aperto alla ricerca di proposte e di obiettivi.
Infatti, dice ancora la FdN (Fabbrica di Nichi), «c'è un gap fra collettività e politica che va necessariamente ridotto, poichè "il nostro unico obiettivo è fare in modo che la politica torni ad essere espressione delle esigenze dei cittadini. E' dal basso, dalla gente comune, che deve arrivare la spinta propulsiva alla nuova politica che sognamo. Se ci rivolgiamo alla collettività, dobbiamo avere la forza individuare i problemi della quotidianità e trovare a questi una soluzione."»
Certo, chi meglio delle associazioni che organizzano cittadini giovani e meno giovani intorno ad obiettivi di soluzione di alcuni scottanti problemi può rappresentare il volto attuale di una collettività inascoltata, scontenta, frustrata, ma carica di rabbia?
Ieri mattina erano presenti: il "Coordinamento per l'acqua pubblica" reduce da tanti successi per aver inchidato davanti alla legge e ad altre istituzioni le irregolarità e le propotenze dell'AceaAto 5 con Severo Lutrario, il neonato "Popolo Viola" provinciale con Vincenzo Cellini, "La guerra di Piero" era lì con una folta delegazione giudata da Simone Atturi, la "Rete degli studenti medi di Frosinone" con Antonio Folchetti e "Tolerus" con il suo Giovanni Pizzuti, rappresentavano una bella fetta di "reattività" del nostro territorio provinciale. Erano i rappresentanti di quelli che non s'arrendono e non ci stanno a subire. Autonomi l'uno dall'altro, ma tutti senza partito. Prevaleva nella riunione un orientamento di centrosinistra.
Ascenzi ha dichiarato in apertura: «questa è la prima di diverse iniziative che abbiamo in mente. Il clima non sarà "pomposo", tipico di quella politica che potremmo definire istituzionale. Il nostro intento è quello di svolgere iniziative garantendo un'ampia partecipazione. Daremo a tutti la possibilità, dopo le testimonianze delle associazioni, di prendere la parola per esprimere il proprio pensiero e proporci nuove idee.»
Perciò tutto bene? In gran parte si.
Voglio segnare qualche appunto che mi è venuto in mente durante l'incontro. Innanzi tutto un sincero apprezzamento alla FdN di Frosinone che ha preso l'iniziativa di far incontrare soggetti nati spontaneamente e sparsi sul territori provinciale, dal capoluogo ad Anagni, a Sora e chissà quante altri ce ne sono ancora. Che senso può avere questa occasione di reciproca conoscenza? La prima ragione si scopre abbastanza presto: il comune ed irrefrenabile bisogno di rappresentare per quello che sono le esigenze vere che si determinano sul territorio. La seconda comunanza è la critica al modo come i partiti presenti nelle istituzioni si raccordano con la società addomesticando i bisogni di questa alle logiche di potere che ispirano i singoli dirigenti dei partiti stessi.
Quello del rapporto con i partiti è un punto dolente che produce un forte strabismo tra chi ne riconosce la funzione prevista dalla nostra Costituzione e li vorrebbe cambiare per ricondurli alla loro funzione di strumenti e luoghi in cui si organizza e vive la democarazia politica e chi considerandoli persi ad ogni giusta causa stranamente li accetta così come sono dimentico che la crisi dei partiti in Italia ha aperto la strada ad una perocolosissima deriva autoritaria da cui ancora non si vide la via d'uscita.
Qui c'è un nodo della riunione, ma non solo di quella. Mentre da un lato si sente fortissima l'esigenza di organizzarsi per rivendicare e rappresentare le istanze di profonde sofferenze sociali, dall'altra manca la ricerca delle cause che queste ferite producono. La critica ormai generica ai partiti rischia di diventare l'alibi alla ricercata svolta autoritaria che il centrodestra berlusconiano sta imprimendo al Paese.
Anche fra coloro che sentono il bisogno di raccordo con tutti o con alcuni partiti di centrosinistra, manca la consapevolezza critica dei rischi che le libertà democratiche dell'Italia corrono.
Di fronte al disegno di legge previsto dal governo contro le intercettazioni e contro la libertà d'informazione non si può restare fermi alla distinzione fra forze vicine e forze lontane dalle proprie opinioni come se vivessimo una stagione di normalità istituzionale e democratica, perchè è chiaro, o dovrebbe esserlo tale a tutti, che siamo costretti alla scelta fra forze che realmente credono alla democrazia e forze che questa considerano solo uno astrumento per impossessarsi del potere impegnati come sono, ogni giorno, a cercare di amputarne le articolazioni che la proteggono.
Durante il dibattito c'è stata una preoccupante teorizzazione circa le migliori condizioni per ottenere successi nelle rivendicazioni. Io penso che si debba dire con chiarezza e rispetto, quali si debbono a persone amiche come lo è il coordinatore per le iniziative che chiedono l'acqua pubblica, Severo Lutrario. E' una teorizzazione improponibile che le riforme positive si ottengono solo con governi avversari, sostenendo addirittura che la Statuto dei Dirittti dei lavoratori è stato ottenuto così. Questa presunta legge o regola del rapporto fra movimenti e partiti, ripeto non corrispode al vero, ma è anche poltiticamente sbagliata.
Se si fa riferimento agli inizi degli anni settanta (1970) e, non può essere che così, bisogna ricordare due elemnti fondamentali. Il primo è la formazione del Parlamento dell'epoca che discendeva da un sistema elettorale proporzionale e quindi rifletteva bene la realtà delle esigenze presenti nel Paese, non dimenticando che all'epoca l'elettore sceglieva con il voto il proprio rappresentante. Oggi il governo "avversario" è espressione di un Parlamento eletto senza voti di preferenza da coalizioni rigidamente controllate da chi quei deputati e senatori ha scelto per tempo a tavolino. Questo governo se è avversario è anche sicuramente nemico. Lo è anche sicuramente quello regionale e quello provinciale. Il secondo dato che consentì non solo di strappare lo Statuto dei Diritti dei lavoratori fu l'esistenza di un poderoso movimento politico-sindacale organizzato e dotato di grande intelligenza poltica che seppe sfruttare non solo le divisioni interne alla maggioranza, ma anche riusci ad aiutare gli alleati che aveva dentro quella stessa maggioranza, come ad esempio il socialista Brodolini che fu il memorabile padre della legge istitutiva dello Statuto, a svolgere fino in fondo il proprio compito. Unità sindacale ed un grande Pci. Fecero non solo il miracolo dello statuto dei lavoratori, ma anche quello della conquista di tutto il Welfare italiano che appunto nacque nel corso deglia anni settanta.
Quell'affermazione è poi sbagliata politicamente perchè nel mentre vuole convincere che tutti gatti sono grigi di notte, di fatto smarrisce gli obiettivi principali delle lotte. Mi spiego meglio. Se mi batto per l'acqua pubblica farò una battaglia sulle tariffe, raccoglierò le firme per il referendum che cancelli le leggi che ne consentono la privatizzazione, ma dovrò anche dire chi sono coloro che teorizzano e sostengono una cultura di privatizzazioni smodate capaci di far nascere centri si speculazione e sopruso sui beni di prima necessità. Ma non basta ancora l'esempio delle culture geneticamente modificate dove il danno principale non è nelle sperimentazioni, me nel rendere sterili i semi per le culture agricole costringendo così i produttori a ricomprarle ogni anno dagli stessi monopolisti. Mentre si lotta per un obiettivo intermedio si deve sempre indicare la prospettiva futura da cui non dover più tornare indietro. Solo così si da speranza certa di una vita migliore. Ed è quello che manca alla politica oggi.
Sabato ho potuto portare anche l'opinione della rete di edicolaciociara.it e quella dell'Associazione per l'Alternativa di centrosinistra. Quelli che collaborano alla vita di questi organismi credono che, in un momento così serio per la nostra democrazia, sarebbe buona cosa per queste associazioni incontrarsi di frequente, considerare le valutazioni politiche che uniscono e cercare di impegnarsi anche per iniziative comuni.
Dobbiamo dire che ci sono state orecchie attente a questa esigenza, in particolare da parte dei più giovani che forse sentono in maniera molto decisa l'esigenza di finalizzare il loro sforzi per preservarli da improvvisi cedimenti o da possibili strumanetalizzazioni. Infatti la loro autonomia è un bene preziosissimo, ma è altra cosa dalla ricerca di convergenze operative su comuni minziative, occasioni in cui sperimentare come partecipare mantenendo la propria fisionomi politica e organizzativa anche e autofinananziare gli obietticvi, non certamente una singola associazione. Non abbiamo proposto di sceglerci un capofila.
Sabato nacque l'dea di portare in provincia il film Draquila e la regista Sabina Guzzanti. E' una bella idea che si può realizzare insieme. Vogliamo provarci?{jcomments on}
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Ultimo aggiornamento (Sabato 08 Gennaio 2011 19:14)







