Nessuna nostalgia di Veltroni
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Il 13 maggio scorso edicolaciociara.it ha pubblicato un articolo, da me titolato "Nostalgia di Veltroni?" a firma di Danilo Collepardi, della direzione del Pd e autorevole ex dirigente del Pci, partito nel quale ha ricoperto molti incarichi e per il quale ha anche svolto impegni di carattele istituzionale che lo hanno portato ad essere vice presidente del Consiglio Regionale del Lazio.
Ho aspettato fino ad oggi di vedere qualche scritto che confutasse i suoi convincimenti, ma oltre a qualche email e a molte telefonate che si lamerntavano perchè non ci fosse alcuna risposta, null'altro ho avuto.
Peccato, perchè nella sede dove Collepardi ha esposto la sua analisi (riunione della Direzione provinciale di cui riportiamo qui nel sito il resoconto di Ermisio Mazzocchi) ci sono state interpretazioni diverse ed anche molto diverse.
Così ho deciso di scrivere ciò che penso delle valutazioni del compagno e mio amico Collepardi al quale mi legano anni di comuni impegni e di affettuose comuni consuetudini di conoscenze ed anche di tempo libero. Guardo perciò alle sue posizioni con il massimo rispetto e scevro da ogni retropensiero perchè l'onestà intelletuele di Danilo, per me, è fuori di ogni dubbio. Come fuori di dubbio è l'opportunità e la necessità, anzi, di interloquire con quelle posizioni perchè pur non essendo iscritto al Pd, vorrei che la linea politica del maggior partito di centrosinostra ed i suoi comportamentoi fossero chiari a me ad agli elettori.
Se si vuole partire dai numeri credo che sia necessario citarne qualche altro oltre quelli che aprono l'articolo in questione.
Infatti, siamo nel 2010 e fra questo e il precedente 2008 c'è in mezzo il 2009, con le elezioni europee dagli esiti iniquivocaboli che segnarono l'arretramento dal 34 al 27% nel quale vive (poco più poco meno) tutt'ora il Pd. Temo che quel risultato, che ancor oggi quel partito paga, fu senza ombra di dubbio la conseguenza della "forte posizione" invocata per spiegare le debolezze di oggi. I 7 punti perduti furono e sono la conseguenza invitabile di un anno di egeocentrismo Veltroniano vissuto fra rincorse al centrodestra e scimmiottamenti della berlusconiana maniera. Dando la sensazione netta di un partito che mirava a collocarsi al contro dello schieramenti politico. Quindi in quella fase mai il partito democratico è stato "al centro del confronto politico come vera alternativa alla destra". Se così fosse stato ben altri esiti sarebbero sortiti...
Questo giudizio non è mio, ma è ciò che hanno scritto molti dirigenti del Pd fra cui quelli che per prendere le distanze da Veltroni hanno dato vita alla componente di Ignazio Marino (?). I risultati delle primarie hanno sancito questo diffuso giudizio inseme di "qualità" (commenti autorevoli) e "popolare" (perchè di massa).
C'è un secondo aspetto che esige un giudizio esplicito.
Il Pd di Bersani ha proposto un ritorno alla politica delle alleanze? Mi sembra riduttivo, fuorviante ed anche ingeneroso verso chi ha ereditato un partito-disastro lacerato da faide interne ad ogni livello e senza alcuna linea politica, come tale percepita dalle elettrici e dagli elettori. C'è qualcuno che possa pensare con ragionevole convincimento che bastino due o tre mesi per raddrizzare le sorti di un partito sotto attacco dall'esterno e dall'interno? Credo proprio di no. Ma si percepisce con chiarezza quale mutilazione la direzione di Walter Veltroni ha prodotto? Chi non ricorda una sua famosa (allora) parola d'ordine: il nemico non è la ricchezza ma la povertà? Come suona berlusconiana questa demagogia! Quanto più realistica è l'esperessione che afferma come i soldi bisogna prenderli laddove sono. Frase che Bersani non si stanca di ripetere indicando politiche di redistribuzione del reddito e di ricerca di quell'equità via via ridotta o cancellata addirittura dal liberalismo imperante e senza regole. Si parla tanto di risorse finite, ma ci si dimentica di dire che il denaro è la prima di queste e se non si limitano gli imperi finanziari non ci potrà essere lotta alla povertà.
Si dice che l'esperienza di Veltroni ha distrutto i partiti della sinistra. E' quello che appare a colpo d'occhio. E, di per sè, è già un gran danno.
Ma quello che è avvenuto, è ancora più grave. Quel partito, il Pd è stato amputato della fonte di vita che aveva: il voto della sinistra tradizionale del nostro paese. Certo, perchè quell'elettorato a torto o a ragione ha pensato di trovarsi di fronte ad una certa contuinuità d'ispirazione in fatto di giustizia fra ceti sociali, equità economica, rigore morale. Questo è il voto che viene dai lavoratori e dalle famiglie formatesi nella tradizione del Pci e di tutta la sinistra italiana. Il voto cioè di quella parte di popolo e di società italiani che per la cultura in cui si sono formati non possono esser chiamati estremisti. Si tratta di gente che ha senso dello stato, della legalità ed è orgogliosa della coerenza con cui si chiede che alle parole seguano i fatti. Questi sono i veri moderni moderati.
E' un popolo al quale non si può tentare di sfilare sotto il naso l'articolo "uno" della Costituzione repubblicana mettendo allo stesso livello diritti dell'impresa (del capitale) e diritti del lavoro.
Senza il voto di questo popolo si va da nessuna parte. E' chiaro questo?
Ora questi elettori sono mortificati, diffidenti, hanno fiducia in Bersani ma vogliono prove concrete di indirizzi, mobilitazione e occasioni serie di partecipazione. I segnali sin qui non sono mancati basta pensare ai dieci punti per uscire dalla crisi. Quando il Pd ciociaro si darà da fare per farli conoscere? Quando si metterà all'opera per discuterne con donne e uomini giovani e non, in città e nei posti di lavoro?
Altro quindi che politica delle alleanze! Il contesto in cui, l'attuale direzione del Pd, ha posto l'obiettivo di unire il più possibile l'azione delle opposizioni, non dovrebbe apparire oscuro a persone esperte di politica. Il regime berlusconiano ha iniziato il suo declino, che ormai sempre più drammaticamente appare chiaro, cosa c'è di più importante che sapersi rivolgere a tutti gli oppositori perchè si uniscano sforzi ed obiettivi per accellerare una fine che se altrimenti troppo lunga potrebbe produrre danni ancora peggiori per tutto il Paese?
Certo si sono fatti molti errori nel tentativo di entrare in sintonia con altre forze di opposizione (tutte e dico tutte). Ad esempio quelli che vanno sotto il nome di fiducia mal riposta o di errata valutazione. Non bastano però a incriminare il tentativo di dialogo con l'Udc e tanto meno sono sufficienti per rimettere in discussione lo sforzo di costruzione di un partito, fino ad ora mai nato, che Bersani e il suo gruppo dirigente sta tentando di realizzare.
Ma poi, non è stato Veltroni che a Cortona ha detto che voleva incontrarsi con tutti i partiti e movimenti alla sinistra del Pd? Come, dopo l'eccidio la riconciliazione? Come se dice? Ma ce vo' 'na faccia come er c......
Il terzo ed ultimo punto che mi sembra meritevole di attenzione. I gruppi dirigenti locali.
Come si fa a dire che oggi il Pd sarebbe stato ricondotto nella "prima repubblica"? Con una battuta sarei tentato di dire che sarebbe già modernità quella repubblica, visto che questo centrodestra grazie anche alla Lega Nord ha ricacciato il Paese ad un epoca precedente la "maledetta" prima repubblica, basta veder tutta la legislazione prodotta a partire dalla fecondazione assistita fino alle leggi di comodo.
Ma così non farò perchè il mio interlocutore non merita questo torto.
Nella vicenda di Ds, Marcherita e poi Pd i gruppi locali giocano, drammaticamente, un ruolo fondamentale nel bene e nel male avendo goduto di una libertà di manovra che gruppi dirigenti nazionali seri non avrebbero dovuto mai consentire.
Affidatisi senza sosta alle pratiche clientelari, queste si, scopiazzate dalla prima repubblica, i dirigenti in causa, hanno scordato gli interssi generali dei loro partiti e di questo loro ultimo. Non basta invocare precedenti risultati non negativi per giustificare la buona condotta di questi dirigenti (o meglio capi o altro..). Anche per distruggere ci vuole tempo. Meno di quanto ce ne voglia a costruire, ma cerramente gli effetti non possono essere immediati.
Tuttavia qualcuno sin dal 1997 aveva anticipato che questa sarebbe stata la fine a cui avrebbero condotto pratiche di gestione individuale esasperate, rapporti strettamente clientelari con gli aderenti al partito, ricerca di finanziamenti poco trasparenti (da dove vengono tutte la faraoniche spese elettorali?), la mancata formazione di gruppi dirigenti giovani impegnati e studiosi e non semplicemente interessati ad una qualche carriera purchessia.
Basta prendere in esame le autocandidature alle ultime elezioni regionali per avere la confrema di ciò che sto scrivendo e da queste alla rissa durante la campagna elettorale il passo è breve. Brevissimo.
Caro Danilo ciò che scrivo è contestabile? Non corrisponde al vero? Non è forse vero che queste sono alcune delle più cocenti critiche che gli elettori di centrosinistra disamorati fanno al Pd ed ai loro esponenti i più in mostra? In quel 40% abbondante di astenuti in provincia quanti elettori di centrosinistra e di sinistra mancano?
Ti chiedi: "Quali le cause di questa "debacle" visto che i gruppi dirigenti provinciali sono rimasti gli stessi?". Esatto. Proprio perchè sono rimasti sempre gli stessi questi (gruppi) dirigenti narcisisti, impreparati e spesso incapaci a fronteggiare le situazioni politiche, sono responsabili delle sconfitte.
Se si vuole un "partito riformista, alternativo alla destra, capace di parlare a tutto il popolo italiano, come i grandi partiti progressisti europei, i socialdemocratici tedeschi, i socialisti francesi o i laburisti inglesi (oggi anche gli inglesi scoprono la politica delle alleanze)" bisogna lavorare duro per fare proproste serie, bisogna parlare con i cittadini laddove lavorano e studiano, dove vivono e non per fare promesse che non si manterranno, ma per aiutarli ad avere una coscienza critica.
Un'ultimo "mi domando". Ma un gruppo dirigente locale come fa a non accorgersi che strada facendo va perdendosi i pezzi? E, questo vale per ex Ds e ex Margherita.
Nell'anno 2004 alle elezioni provinciali le principali forze di sinistra prendevano i seguenti voti: Ds 41.339, Margherita 32.272, Sdi 24.546 per un totale di 98.154. Nel 2009 il Pd prende il 14,9% con 43.056. (fonte, archivi di E. Mazzocchi) Cos'è successo nel frattempo? E' colpa della jella o forse non c'è da ricercare qualche errore? Lascio al lettore la risposta, anche se voglio ricordare che nel risultato del 2004 pesava un grande aiuto che si chiamava Formisano (tutti ricorderanno che quel partito alle europee, nello stesso giorno, era arrivato al 19% scendendo al 6% nelle contemporanee provinciali), che pure nel 2009 c'è stato lealmente, ma questa volta non è bastato, perchè forse gli errori sono stati troppi compreso quello legato ai giochi del candidato Marzi. Le politiche vengono al primo posto, ma poi gli omini ce sono e conteno. O no? (vedi analisi del voto delle provinciali 2009 1 e 2)
Non si possono sempre assolvere i dirgenti locali con le colpe vere o presunte di altri.
Chiudo con un piccolo episodio. Nella fase congressuale della scorsa estate, quella interna per intenderci, i risultati indicavano un partito diviso a metà fra tifosi di Francesco De Angelis e tifosi di Francesco Scalia, poi sono venute le primarie e nulla è stato più come prima. Tutta quella parte di popolo allontanata ed esorcizzata da chi decide nel Pd ciociaro ha ritenuto di dover fare capolino sparigliando i precedenti risultati coltivati nel chiuso delle stanze dei comitati elettorali. Un terzo, un terzo, un terzo con piccolissime differenze. Se lo ricordano gli iscritti al Pd?
Il Pd apra le porte e si liberi degli egoisti e degli ingordi.{jcomments on}
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Ultimo aggiornamento (Sabato 15 Maggio 2010 17:00)







