Fisco: togliere ai ricchi per pagare la Cig
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fonte aprileonline.info, 19 apr 2010 - Il Pd torna alle antiche ricette, percorse già in altri paesi come la Gran Bretagna per fronteggiare la crisi.
Il "contributo di solidarietà" per i redditi più elevati non è una novità per il Pd. Un anno fa l'allora segretario Dario Franceschini la propose per i redditi superiori ai 120.000 euro, cioè lo stipendio dei parlamentari; i 500 milioni che se ne sarebbero ricavati sarebbero dovuti andare alla lotta alla "povertà estrema". La proposta fu pure appoggiata da Umberto Bossi ma, poi, una volta giunta in aula fu bocciata dalla Camera.
Oggi le cose sono cambiate sotto vari aspetti. L'emendamento, illustrato nell'aula di Montecitorio da Cesare Damiano, porta l'aliquota marginale superiore dal 43 al 45% per i redditi oltre i 200.000 euro, una platea del 7% dei contribuenti. Dalla misura dovrebbero arrivare in tutto 300 milioni. A beneficiarne, se l'emendamento Pd fosse approvato, sarebbero i lavoratori in Cassa integrazione, che vedrebbero allungato l'ammortizzatore sociale da 12 a 24 mesi. Misura questa che in commissione Lavoro era stata votata anche dal Pdl e dal relatore al provvedimento, il presidente Giuliano Cazzola.
La copertura, però, era stata bocciata dalla Ragioneria generale dello Stato e così la commissione Bilancio aveva decretato il suo "niet", nonostante il sì delle altre 10 commissioni chiamate a esprimere un parere. Infine era arrivato il "no" del ministro Maurizio Sacconi che sta lavorando a una propria riforma degli ammortizzatori. "Ma mentre stiamo tutti aspettando la sua riforma - ha oggi commentato il Pd Francesco Boccia - molti lavoratori in Cassa integrazione non fanno la spesa e non mangiano". Insomma il "contributo di solidarietà" rilanciato oggi dal Pd è una "sfida" ai parlamentari del Pdl perché vengano allo scoperto. Magari le divisioni interne alla maggioranza potrebbero portare qualche sorpresa in aula.
Ma i primi segnali del centrodestra sono freddi: "Sono scettico - ha detto Cazzola - e inoltre andrebbe verificata l'idoneità delle coperture", sulle quali "non ci possono essere colpi di mano".
Altro passaggio importante è stato segnato in un seminario a cui hanno partecipato tutte le parti sociali, compreso il direttore generale di Confindustria, Giampaolo Galli.
Il vice-segretario del Pd Enrico Letta (Bersani, malato, era assente) per la prima volta non ha parlato di "'uscire dalla crisi", ma di ricette "oltre la crisi", vale a dire per aiutare una ripresa con tassi più sostenuti.
Il tutto in un "decalogo" per la ripresa, dieci proposte sulle quali incalzare il governo e sulle quali "potranno essere costruite azioni per uscire dalla crisi".
Nel dettaglio, le proposte enunciate da Letta sono: più fondi per ricerca e innovazione ("Meno tagli e sì al credito d'imposta"); riforma del fisco ("Riduzione del peso fiscale per chi produce e per chi lavora"); riforma degli ammortizzatori sociali ("Una riforma che riesca a guardare alle piccole imprese e a chi non ha un contratto a tempo indeterminato"); interventi sui mancati pagamenti della Pa ("Bisogna risolvere questa situazione, la Cassa depositi e prestiti deve essere attore protagonista").
Quinto punto illustrato dal vicesegretario del Pd è la riforma delle professioni ("Non bisogna tornare indietro, i cittadini devono essere liberi di scegliere"); pensare poi a nuove forme contrattuali per aiutare i giovani a trovare lavoro; semplificazioni burocratiche; iniezione di denaro nelle piccole opere pubbliche; risolvere l'emergenza del Meridione ("Usciremo dalla crisi solo con una crescita delle regioni del Sud"); infine l'energia ("l'Italia deve diventare venditrice di gas, abbiamo alle spalle 15 anni di scelte bipartisan importanti su questo tema").
"In questo momento così duro per l'economia italiana c'è bisogno di dare un messaggio di fiducia e noi dell'opposizione vogliamo darlo". C'è bisogno, ha ribadito Letta, "di riforme, a partire da quella del fisco, un fisco che sia meno crudele con chi produce e lavora. E poi la riforma delle protezioni sociali: essere cioè in grado di aiutare tutti i lavoratori, non solo quelli con contratto a tempo indeterminato. Vogliamo stimolare il governo a fare di più". In questo momento, aveva in precedenza affermato Letta, "con tutte le divisioni nella maggioranza, con una lotta senza quartiere tra Fini e Berlusconi, c'è bisogno di unità nel Partito democratico sui contenuti".{jcomments on}
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Ultimo aggiornamento (Martedì 20 Aprile 2010 11:11)







