Inutile e deprecabile "duello rusticano"

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Su Il Sole 24 Ore c'è una analisi del voto di Roberto D'Alimonte che mette in luce alcuni dati quali ad esempio la fedeltà di voto che si rivela essere un 'tesoro' leghista". Secondo l'analisi il partito di Bossi è passato dall'11,2 per cento delle europee al 12,3 per cento, ma ha perso circa 150 mila sostenitori, che sono comunque meno di quanto abbiano perso le altre formazioni.

Guadagna in Veneto (+21mila voti), in Emilia (+8mila circa), in Toscana (+8603) e nelle Marche (+15189). In altre regioni perde elettori: in Piemonte (-59871), in Lombardia (-104047), in Liguria (-7520), in Umbria (-424). Il confronto è che le elezioni europee dell'anno scorso.

Gli altri partiti però hanno perduto molto di più: il Pdl di Berlusconi perde il 5,7 per cento, che significa 2.494.660 elettori in meno.Il meno 5,7 per cento del Pd si traduce in 1.029.830 voti in meno. Perdono elettori anche l'Udc, l'Italia dei valori (-0,8) e la sinistra radicale. Certamente per l'analisi dell'Istituto Cattaneo è pronto molto lavoro incentrato sull'effetto astensione e che per ora si può riassumere così: più astenuti dove vince il Pd. La disaffezione alle urne si è fatta sentire soprattutto nelle regioni in cui ha vinto il centrosinistra, ma non solo. Confermato il boom della Lega al nord. E la quadruplicazione dei voti dell'Idv rispetto alle precedenti regionali. Anche sulla prima pagina de Il Giornale una analisi dei flussi elettorali, dai quali si evince che "la Lega ha vinto le regionali, eppure non ha guadagnato elettori. Anzi, rispetto alle europee del 2009, ne ha persi, 200 mila per la precisione. Un calo che riguarda tutti i partiti e che si spiega in buona parte, ma non solo, con l'astensione, aumentata dell'8 per cento". In ogni caso se si fa il paragone con le precedenti amministrative del 2005 e non con le europee del 2009, la Lega ha guadagnato 1 milione e 370 mila voti, e l'Italia dei valori 1 milione e 227 mila. Arretrano invece il Pd (-2 milioni) e il Pdl (meno 1 milione); perdite che si riducono però a 400 mila se si estrapolano i 600 persi dalla Provincia di Roma, della lista del Pdl, secondo Il Giornale.

Oltre i numeri c'è tuttavia una domanda che non si può eludere: La mancata sconfitta di Berlusconi, date le evidenze degli ultimi dieci mesi, dovrebbe allora farci pensare che quei temi che fino a domenica scorsa sembravano cruciali: le regole, la legalità, l'indipendenza della informazione, i diritti, siano inutili e non efficaci?.

Nient'affatto, poiché dovrebbero essere "lo sfondo condiviso di una democrazia". Ma forse non è arrivato il momento, una volta per tutte, per capire che non possono essere i temi esclusivi di un programma elettorale? Perché la differenza è data dalla capacità di intercettare i bisogni, i desideri e le paure degli elettori e, facendosene carico, dare risposte concrete in un quadro che abbia come riferimento proprio le regole.

E qui si pone il problema della sinistra italiane dei suoi partiti. Partiamo dal Pd, riguardo al quale Ezio Mauro, sulla prima pagina de La Repubblica, sottolinea che "il Paese è contendibile, ma questo Pd non è oggi in grado di contenderlo". Anche se Bersani, da poco alla guida del partito, può contare le 7 regioni conquistate per concludere che il Pd è tornato in gara, "non si può pensare di governare un Paese se si è esclusi dal nord".

Il principale partito di opposizione, bisogna dire con chiarezza di osservazione, non intercetta il malcontento dell'elettorato di maggioranza, manifestatosi pure con l'astensione che ha colpito il Pdl: si è esercitato in questi mesi principalmente nella costruzione di un "meccano di alleanze". Ma, l'identità e la natura di un partito non sono più importanti di qualsiasi tattica? In più "c'è un problema di selezione delle élite, e di scelta dei candidati. Che senso ha candidare Loiero in Calabria, per poi fermarsi al 32 per cento? E che senso ha avuto la guerra a Vendola senza una ragione logica?

In provincia di Frosinone su 92 comuni la coalizione di centrosinistra prevale solo in 12 e in 1 pareggia. E' la seconda puntata della debacle di un centrosinistra iniziata con il risultato delle elezioni provinciali de 2009 dopo aver vissuto una stagione di vacche grasse. Dalla seconda metà degli anni '90 le forze di centrosinistra, in particolare i Ds ed i Popolari prima e la Morgherita poi, si sono ritrovati, senza colpo ferire, con un bel malloppo di potere nella maggior parte delle istituzioni cioicare

Questo centrosinostra ha occupato tutti i posti occupabili senza mai sforzarsi di capire perchè vinceva quando vinceva e prechè perdeva quando perdeva. Tanto tutto quel ben di dio era piovuto dal cielo e sarebbe continuato a piovere.

C'era una torta da spartire e se la sono spartita. Quella torta proveniva dal patrimonio di credibilità ereditato dai comportamenti e dai risultati del lavoro di generazioni che li avevano preceduti. Ed ora non c'è più. Hanno dilapidato tutto senza guardare in faccia la realtà, senza badare alle donne e agli uomine che si pernettevano di segnalare gli errori e le manchevolezze, le ingiustizie e i soprusi e le arroganze. Anzi chi poteva ostacolare il loro cammino veniva allontanato fra calunnie e derisione. A qualcuno è stato fatto di peggio.

Obbediendo solo alla legge del "dividi et impera" hanno costruito intriganti comitati d'affari ed oggi gridano alle divisioni. Ma non hanno ancora capito che puù nessuno li ascolta. Il mPd se viole riprendersi deve liberarsi da questi pseudo dirigenti. Ce l'ha chiaro questo il Pd?

Basterebbe ripensare alla vergogna di quello che è stato un inutile ed assurdo duello rusticano fa gli autocandidati del Pd alle trascorse regionali: Francesco Scalia e Mauro Buschini, finito con la morte politica del secondo. Si sono autocandidati. Si sono rincorsi per contendersi i pochi voti rimasti al Pd. Hanno ostentato la loro ostilità. Hanno esteriorizzato in tutti i modi di non avere alcunchè in comune. Sembravano più i candidatoi di due partiti diversi anzichè essere i dirigenti dello stesso partito democratico al quale avrebbero dovuto conquistare voti. Nei tempi migliori sarà bene ricordare che Ds + Popolairi o Margherita mettevano insieme almeno il 36%.

La sinistra ciociara ringrazi questi geniali uomini del destino che hanno portato il loro partito allo straordinario risultato del 19%. Il centrodestra in provincia è grande più del doppio.

Dice bene Marco Travaglio, su Il Fatto quotidiano: "Se, col peggiore governo della storia dell'umanità, l'astensionismo penalizza più l'opposizione che la maggioranza, un motivo ci dovrà pur essere. L'aveva già individuato Nanni Moretti nel lontano febbraio 2002, quando in piazza Navona urlò davanti al Politburo centrosinistro 'con questi dirigenti non vinceremo mai'. Sono gli stessi che sfilano in tutti i salotti televisivi spiegando che la Lega vince perché 'radicata nel territorio' (lo dicono dal 1988, mentre si radicano nelle terrazze romane o si occupano di casi urgentissimi come la morte di Pasolini) e alzando il ditino contro Grillo che 'ci ha fatto perdere' e 'non l'avevamo calcolato'. Sono tre anni che Beppe riempie le piazze e li sfida su rifiuti zero, differenziata, no agli inceneritori e ai Tav mortiferi, energie rinnovabili, rete, acqua pubblica, liste pulite, e loro lo trattano da fascistaqualunquistagiustizialista". {jcomments on}


Ultimo aggiornamento (Giovedì 01 Aprile 2010 16:41)

 

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