Colafranceschi: Apriamo un confronto dentro e fuori del Pd

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Vita Politica - Partiti e Associazioni politiche

pd_250Agostino Colafranceschi, leader di dsfrosinone (democrazia e socialismo) prende spunto dal resoconto dell'assemblea regionale del Lazio del Pd fornito da Ciociaria Oggi per lanciare un'uniziativa di confronto e di dibattito. edicolaciociara.it contribuirà a favorire questa discussione.

 

DA CIOCIARIA OGGI del 29.11.09 - lntesa a livello regionale tra bersaniani-dalemiani e popolari: Fabio Melilli (Presidente della Provincia di Rieti - franceschiniano) eletto presidente. Mariniani, incubo isolamento Tempi duri per De Angelis e Buschini. Costanzo: chi è causa del suo mal pianga se stesso.

Aria di intesa tra i popolari e i dalemiani (bersaniani) in provincia di Frosinone. Dopo l'accordo a livello regionale, infatti, la strada per una collaborazione locale sembra essere tutta in discesa. Ma, al contempo, tutta in salita per i mariniani di Francesco De Angelis e Mauro Buschini, alla guida del Partito democratico per anni, che rischiano concretamente l'isolamento e di essere scalzati dal loro ruolo "dirigenziale" quando, dopo le elezioni regionali, si affronterà la. fase del Congresso provinciale che dovrà decretare la nuova classe dirigente.
«A livello provinciale, siamo sempre andati d'accordo con i dalemiani», dice l'assessore regionale e punto di riferimento dei popolari in Ciociaria Francesco Scalia. «Questo comune sentire a livello provinciale si è ora rafforzato con l'intesa regionale - commenta dal canto suo altrettanto soddisfatto Simone Costanzo - Abbiamo sempre condiviso, ecc..ecc.....

con la fase congressuale non abbiamo chiesto una resa dei conti, agli iscritti e agli elettori con le primarie abiamo chiesto altro in particolare a Bersani e a chi lo sosteneva, che:

1. Vogliamo una credibile alternativa di governo.
Le ultime elezioni europee e amministrative ci consegnano un problema immenso: non solo un'emorragia di voti, ma la sensazione di essere diventati un partito "a vocazione minoritaria", incapace di guardare oltre i propri confini e di allargare il consenso, quasi appagato nella propria mediocrità, senza idee.
Questo appare ancora più grave in un momento nel quale la forza del berlusconismo s'incrina: forte nel controllo delle leve del potere ma priva di un'idea di futuro, senza prospettive. Nel Pdl è ormai aperta una competizione per la leadership futura e, soprattutto, l'ideologia che ha sorretto in questi anni l'avanzata delle destre evapora sotto i colpi della crisi economica.
L'Italia si sta rimettendo in moto: chiediamo quindi al partito di essere protagonista di questo cambiamento, oggi, dall'opposizione, domani tornando a vincere e a governare. Si parla tanto di "alleanze": uno dei soliti discorsi nei quali siamo specializzati e che si avvitano inutilmente su sé stessi. Il primo compito del Partito Democratico, oggi, è mettere in campo un progetto chiaro per il Paese e ricostruire la nostra alleanza con l'elettorato. La chiarezza di questo progetto è la base per ricostruire anche un sistema di alleanza politiche. I due cantieri devono essere aperti necessariamente insieme, e insieme andare avanti.
Un progetto simile può esser messo in atto solo a partire da quelle che sono le esigenze dei territori. Non ci si può più permettere di restare sordi alle varie problematiche delle regioni italiane, dei lavoratori di determinati settori, di determinate aree geografiche. I circoli territoriali dovrebbero avere una funzione di raccordo con il partito e dunque anche un canale preferenziale nello scambio di informazioni con la dirigenza.

2. Vogliamo un partito che torni a parlare dell'Italia e non soltanto di sé stesso.
Troppo spesso, in questi ultimi tempi, la nostra discussione ha assunto un carattere tutto "interno", autoreferenziale. Quasi che il "nuovo" possa esaurirsi tutto in un discorso di regolamenti interni, iscritti ed elettori, fino alle regole barocche di questo congresso. Anche le primarie hanno snaturato la loro funzione originale: a tratti non sono sembrate più un mezzo di selezione della classe dirigente, ma il fine ultimo di ogni nostro sforzo e desiderio. Quando il partito smette di essere uno strumento e diventa un fine, vuol dire che si è persa la bussola. In questo senso, il mandato che consegnamo al nuovo segretario, prima ancora che un mandato politico, è un mandato culturale. Vogliamo un partito che la smetta di parlare solo di sé e ricominci a parlare dei grandi temi dell'agenda del Paese su cui, fino ad oggi, non siamo stati né chiari né credibili.
Proposte concrete e fattibili, operative come il credito, che aiutino il mondo del lavoro, della produzione e delle piccole attività fortemente colpiti dalla crisi e si trovino le risorse a sostegno di:
a – disoccupati, licenziati, cassa integrati e lavoratori in mobilità , assunti con contratti atipici;
b – pensionati e dipendenti con redditi fissi bloccati da contratti asociali;
c – precari con misure fiscali capaci di favorire il lavoro a tempo indeterminato;
d - garantire il potere di acquisto della popolazione nel suo insieme.
Un partito che aggredisca davvero la crisi italiana. Il Partito Democratico era nato per questo: offrire una risposta alla crisi democratica che oggi scuote l'Italia, all'omologazione crescente, al restringimento degli spazi di autonomia; offrire una risposta alla crisi sociale di una nazione che vede crescere le proprie disuguaglianze interne e crollare la propria competitività: meno scuola, meno servizi, meno opportunità per il merito e per i giovani.

3. Vogliamo un partito che indichi un'idea di futuro e non viva alla giornata.
Riguardando la foto della manifestazione di un anno fa, al Circo Massimo – "Salva l'Italia" - non si riesce a comprendere chiaramente cosa sia successo dopo quel giorno. Quali erano le sensazioni e le emozioni di quella piazza? Sembra ancora di sentirle. Tanta gente, venuta da tutta Italia, chiedeva al Pd e alla sua leadership un ancoraggio forte, una speranza, una ragione di lotta. Tanta gente che aveva creduto in quella mobilitazione e che se ne è andata in parte delusa. Perché il giorno dopo si è trovata di nuovo senza un obiettivo, una motivazione comune, una ragione per lottare e sperare.
Crediamo che la differenza principale fra il partito di oggi e quello di domani sia questa: il partito di oggi pensa a sé stesso come un lenzuolo che si stende sulla società italiana e ne assume la forma, svolge un discorso puramente tautologico, fotografa giorno dopo giorno quelle che accade e cerca di fiutare il vento; il partito di domani deve riprendere in mano una lettura della società per cambiarla. Quindi deve saper scegliere, costruire alleanze sociali, puntare le vele senza inseguire ogni brezza. A Bersani, insomma, chiediamo un partito che torni ad avere davanti ai propri occhi la realtà del Paese, per indagarla, comprenderla, indirizzarla verso una prospettiva di cambiamento.
Dopo le primarie per l'elezione del segretario nazionale del PD

Questo anche in provincia di Frosinone dove molti, dietro le quinte e apertamente, si illudono che basti semplicemente ricomporre il puzzle, ricucire o riannodare qualche rapporto personale andato in frantumi negli ultimi tempi, per poter continuare come prima, anzi meglio di prima, bisogna dire con forza che ciò non è possibile continuare a tollerare.Occorrono proposte e soluzioni politiche, non altre divisioni o tentativi di mettere in castigo chi non condivide o riflette su tutto ciò che accade. La migliore qualità politica del dirigenti è quella di sapersi mettere in discussione e non difendere il piccolo orticello.

Ci vuole meno retorica del nuovo e più idee per il futuro.
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APRIAMO UN CONFRONTO: tra noi e con tutti coloro che vogliono contribuire dentro e fuori il PD, unica regola correttezza reciproca, con lo scopo sempre di fare chiarezza ecc.
Questo primo gruppo aumenterà secondo il lavoro che faremo . {jcomments on}

Ultimo aggiornamento (Giovedì 03 Dicembre 2009 11:45)

 

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