Pd: "non ho ancora perso del tutto la speranza che qualcosa di buono possa accadere"
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Congresso Pd, intervista di Fiorenzo Fraioli - L'amico Ignazio Mazzoli mi chiese, tempo fa, di contribuire al dibattito sulla fase congressuale del Partito Democratico. Non potei rispondere subito alla sua sollecitazione perché impegnato nella realizzazione di un documentario (Il volo del calabrone - aeroporto e sviluppo urbanistico nella valle del Sacco). Lo faccio ora, con la precisazione che le mie opinioni sono molto critiche nei confronti di questo partito, talvolta anche corrosive.
In realtà, tuttavia, non ho ancora perso del tutto la speranza che qualcosa di buono possa accadere, e questa è la ragione per cui, su ecodellarete.net, non sono comparsi negli ultimi tempi interventi su questo argomento: aspettavo l'esito del congresso per decidere se "sparare ad alzo zero" contro il PD oppure aprire uno spiraglio di dialogo. Per questa ragione approfitto dell'ospitalità di edicolaciociara.it per esprimere, almeno qui e prima della conclusione del congresso, le mie impressioni.
- Quale linea dei tre candidati a leader del Pd è la più di sinistra? E perché? Qual è la migliore per Fiorenzo Fraioli?
Mi sembra che l’attributo “di sinistra” non sia il più adatto per tracciare una mappa utile alla navigazione. Le mozioni numericamente maggiori (Franceschini e Bersani) oltre a rappresentare le due distinte tradizioni fondative del PD (quella cattolica e quella comunista), propongono strategie di medio-lungo periodo profondamente diverse, addirittura antitetiche. La mozione Franceschini insiste sul percorso tracciato da Veltroni, la famosa “vocazione maggioritaria”; la mozione Bersani sembra voler recuperare, seppur rivisitandola, la prospettiva dell’Unione, nella quale il PD dovrebbe guardare sia alla sua destra che alla sua sinistra. A questa contrapposizione in termini di strategia politica si sovrappone il confronto interno, molto più prosaico nei suoi contenuti sostanziali, teso ad acquisire il massimo controllo del partito per la propria cordata. Non vi è nulla di particolarmente scandaloso in questo, o almeno di diverso da ciò che accade, oggi come ieri e domani, in qualsiasi formazione politica, con l’eccezione (ça va sans dire) del finto “partito azienda” di Berlusconi, nel quale nemmeno questa dialettica di bassa lega è possibile: lì comanda il capo e basta. In questo contesto la mozione Marino mi appare, nella migliore delle ipotesi, come velleitaria. Una foglia di fico utile sia per trattenere nel partito le anime belle, altrimenti tentate dall’abbandono o dall’approdo sulle sponde della cosiddetta antipolitica, sia per impedire che la segreteria venga assegnata, dopo il voto delle primarie, con un pugno di voti di scarto. A mio avviso, è proprio per evitare una pericolosa spaccatura causata dalla vittoria di misura alle primarie di uno dei contendenti maggiori, che i vertici del partito hanno favorito la candidatura di Ignazio Marino. I voti di Marino, alle primarie, serviranno proprio allo scopo di scongiurare questo esito, riportando l'onere della scelta definitiva all'organismo eletto: l'assemblea nazionale. L’aritmetica dunque, piuttosto che le ragioni ideali, è alla base di quella che, allo stato dei fatti, sono portato a definire "l’invenzione di Ignazio Marino”.
- Provocatoriamente, come avresti visto, per rappresentare "il nuovo", la candidatura di Beppe Grillo?
Bene ha fatto Grillo a lanciare la sua candidatura, e bene ha fatto il PD a respingerla. Hanno entrambi ragione: Grillo ha voluto "stanare il PD", denunciando la vacuità del meccanismo delle primarie, e il PD ha, giustamente, scelto di non andare al massacro. A mio parere la mossa di Grillo ha definitivamente chiarito come tutto il can-can sulle primarie altro non sia che un’operazione di marketing, come la scarsa partecipazione al rito, io credo e prevedo, dimostrerà ulteriormente. Detto questo, sia ben chiaro che il PD ha tutto il diritto di esistere come partito tradizionale, cosa che effettivamente esso è. Quello che non può fare, invece, è spacciarsi per quello che non è.
- Quale, secondo i tuoi pronostici prevarrà?
Vincerà Bersani, e credo che sarà il male minore per il PD. La linea di Franceschini, che è anche la linea di Veltroni, è a mio avviso oggettivamente impraticabile. Se pure, per qualche ragione, la mozione Franceschini dovesse ottenere la maggioranza relativa alle primarie, io credo che tale indicazione sarà corretta dall’assemblea nazionale. In mancanza di una simile correzione, infatti, si avrebbe un segretario scelto su indicazione del popolo delle primarie, fautore di una strategia politica priva di prospettive e senza una maggioranza reale nell’assemblea nazionale, nella quale, a giudicare dai risultati del primo round, la mozione Bersani detiene un margine significativo.
- Quali saranno le ripercussioni della scelta in Ciociaria? Oggi il Pd non gode di ottima salute, né a livello locale né provinciale. Potrà essere una sferzata di vitalità la nuova stagione che si apre dopo il congresso?
La maggioranza del PD ciociaro, facente capo a Francesco De Angelis, si è pronunciata a favore della mozione Marino. Questa circostanza ha sorpreso molti, soprattutto del demi-monde intellettuale, i quali speravano di potersi ricavare una nicchia elitaria al cui riparo contestare la gestione della maggioranza del partito senza uscire troppo allo scoperto e, in definitiva, senza correre rischi. E invece? Oplà, Francesco De Angelis si schiera con Ignazio Marino! La mancanza di reazioni significative, a questa scelta inaspettata, non lascia sperare nulla di buono in termini di vitalità della vita politica del PD ciociaro. Credo di essere buon profeta nell'annunciare che, in fase di ballottaggio nell'assemblea nazionale, i voti della corrente di Francesco De Angelis andranno a Bersani e quelli della corrente Scalia a Franceschini, e che nulla cambierà. Almeno finché non arriverà la carica dei bisonti delle migliaia di licenziamenti prodotti dalla crisi. Questa, a mio avviso, non solo non è finita, nemmeno sul piano finanziario, ma su quello occupazionale è appena agli inizi.
- Ci sono le premesse per far sì che il Pd riesca dopo il congresso a definirsi come un vero soggetto politico coeso e forte, per il momento di opposizione, e poi eventualmente di governo?
Il PD non è un partito di opposizione, al massimo è un partito di alternanza. Sulle grandi questioni che investono il paese, sulla “ciccia dei problemi”, non vedo differenze di rilievo tra il PD e il PDL. Queste emergono, e con feroce virulenza, solo su questioni secondarie, seppure vitali per alcune minoranze sulla cui pelle si gioca la farsa della contrapposizione politica. L’opposizione, in questo momento politico della storia nazionale, è trasversale e allo stato nascente, dispersa nei mille tentativi di “costruirla dal basso”, e ancora in una fase pre-natale. Cullata dal liquido amniotico e persa dietro ai suoi sogni di rinascita ideale, essa è ancora molto lontana dal comprendere la necessità di costruire alleanze con tutte le componenti della società, anche con quei poteri forti tanto evocati quanto temuti. I quali non sono né un monolite compatto, né necessariamente portatori di visioni e soluzioni con le quali è impossibile dialogare con l’obiettivo di costruire un’alleanza contro le forze effettivamente reazionarie e retrive che dominano il paese, e che si annidano in tutti i partiti (compreso il PD), in tutte le componenti e in tutti i ceti sociali. {jcomments on}
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Ultimo aggiornamento (Giovedì 15 Ottobre 2009 19:12)







