Perchè ingrassare le oligarchie quando possiamo decidere noi?
| Vita Politica - Partiti e Associazioni politiche |
Dopo che la Corte Costituzionale ha dichiarto illegittimo il "Lodo Alfano" (poi perchè "lodo" visto che questo sarebbe un arbitrato condiviso, mentre quella legge è tutt'al più un arbitrio) l'allerta sul futuro del Paese sale nel clima sempre più avvelenato dall'arrogante e irrispettosa rabbia del premier.
Ci sarebbe davvero bisogno, in queste ore, di sapere che c'è una forza saggia e serena che sappia tirarci fuori da questo pantano in cui siamo infilati senza nulla invidiare al drammatico fango di Messina.
C'è questa forza? Il disamore, il fastidio per la politica e per le forze politiche, non è un’invenzione. E’ una cosa che c’è. Nasce dalla percezione delle difficoltà con cui tanti sono alle prese, e da uno scetticismo diffuso che nasce dalla malapolitica che è tale perchè la piu nobile delle arti e la più alta delle scienze ha deciso di rinunciare all'Etica.
Quante volte nella mia vita di relazioni sociali e politiche ho sentito ripetere che si voleva una democrazia vera ed espressione di una volontà consapevole di ogni cittadino? Quante volte io stesso ho detto di voler combattere il cancro del notabilato politico e della politica dei "nominati" e mi sono impegnato con passione per quella strada? Tante volte con tante delusioni, ma sempre pronto insieme ad altri a ripartire da zero come se nulla fosse accaduto perchè convinti di essere nel giusto. Di esser nel giusto e con la speranza di farcela prima o poi.
Oggi, c'è qualcosa di nuovo. E' diffusa la volontà di toglierci definitivamente quella speranza. E..sssì, perchè oggi si vorrebbe codificare per sempre che si deve delegare a gruppi sempre più ristretti fino all'unità individuale il potere di scegliere e di decidere. Certo, perchè che altro è la discussione sui partiti leggeri o liquidi o gassosi se non quella di definire una volta per tutte che dobbiamo essere governati da oligarchie quando piccole e quando poco più grandi?
Putroppo questa deriva trascina tutti i partiti ed è fortissima anche nel Pd, che tuttavia potrebbe provare a salvarsi. Se così fosse potrebbe anche essere una speranza per il nostro Paese. Fino ad ora ha pesantemente deluso gli italiani.
L'Italia è diventato appunto il paese delle oligarchie. Tali sono infatti quelle che guidano i partiti e di loro s'impossessano.
Un'olgarchia pericolosa (e oggi molto rabbiosa) governa il Paese. Oligarchie guidano associazioni ed altre organizzazioni che un tempo erano l'orgoglio della partecipazione diffusa che si manifestava con la volontà di discutere di tutto. Questo ci ha provocato del fastidio? Che errore! Oggi con l'argomento della competitività e dell'efficienza si colpisce la discussione e quindi la democrazia come fosse un orpello fastidioso che rallenta i tempi delle decisioni.
Il Pd sta dibattendo di se stesso per trovare una strada che gli faccia acquistare i consensi che mai ha avuto.
Non vogliamo interferire come consigliori nel suo dibattito congressuale, ma intervenire alla luce del sole nelle sue contraddizioni, si. Come può realizzare un progetto così ambizioso se non riconosce la necessità di cambiare radicalmente lo statuto della sua organizzazione, se non riconosce la dignità, il valore e l'indicazione degli iscritti?
Negli ultimi giorni, si assiste a qualcosa di davvero singolare: la derubricazione dello status di iscritto - e quindi attivista - del PD, a inconsapevole e passivo strumento di "forze che si oppongono al cambiamento" ed al definitivo decollo di questo splendido progetto (sic), che ci appare sempre più come un oggetto misterioso. Strano? Stravagante? Abbiamo sentito parlare nei mesi scorsi di concetti da abbandonare, da riporre in polverose soffitte e da dimenticare, salvo poi individuare nella loro assenza, sottolineandone il peso, la causa del fallimento del progetto di un partito politico che si presenta come affetto da parossistica mancanza di identità e di capacità rappresentativa degli interessi di un qualsivoglia gruppo sociale o quantomeno di una definita e riconoscibile architettura di organizzazione della società.
Mi riferisco nella fattispecie a concetti come quello della partecipazione, per fare un esempio, più volte evocato e più volte definito come pietra angolare della battaglia contro il più grande ed esiziale pericolo per la democrazia: il qualunquismo.
La partecipazione, si diceva, deve essere incentivata e valorizzata attraverso la prova, da rendere evidente al popolo, di poter davvero contare e di poter davvero essere protagonista della propria esistenza.
Si è detto e ripetuto che l'alternativa ad una organizzazione fatta di persone che partecipano attivamente, che discutono, che polemizzano anche, è quella di un sistema populista e antipolitico, dove gli elettori vengono arringati attraverso i media, dove la propaganda più obliqua toglie ogni capacità critica agli individui, dove la democrazia si trasforma in tifoseria chiamata, di quando in quando, a votare su argomenti o persone da altri determinati.
Si diceva, vogliamo che la democrazia sia effettiva, vera e soprattutto espressione di una volontà consapevole dei cittadini.
Si diceva, vogliamo restituire, alle popolazioni che devono scegliere chi li deve rappresentare nelle istituzioni, il diritto di scegliere in mezzo a se stessi, e non come oggi accade, fra altri da qualcuno predeterminati, e che per questo motivo sono considerati, appunto, una "casta".
Si diceva, dobbiamo lavorare per restituire al popolo la sua capacità di controllo sulla politica e sull'economia, attraverso la restituzione ad esso di quel ruolo "attivo" che senza meccanismi di partecipazione diretta, come accade nella politica attuale, non può essere praticato e relega il cittadino ad una funzione prettamente "passiva" spingendolo alla lunga verso l'astensionismo e verso il concetto del " tutti uguali davanti agli interessi particolari".
Si diceva, vogliamo combattere il cancro del notabilato politico e della politica dei "nominati". Basta, basta, mi fermo qui.
Orbene, come si vuole realizzare un così ambizioso e forse, per questo nostro oggi, rivoluzionario progetto se non si riconosce la necessità di cambiare radicalmente lo statuto di questo partito, se non si riconosce la dignità e l'indicazione degli iscritti? Quale partito può nascere se c'è qualcuno che minaccia ogni giorno di abbandonare se i risultati congressuali non saranno quelli desiderati?
Chiediamo agli iscritti del Pd, a quelli che hanno deciso di andare a votare per le "primarie": quale diritto a partecipare esiste se si lanciano strali di ogni tipo contro quella parte del partito che esprime liberamente e lealmente il proprio sentire?
Come si può ragionare escludendo ogni tipo di chiarimento introducendo il concetto: "discutiamo pure ma comando io"!
Vedete, mi permetto di chiedere a tutti quelli che credono nel Pd una maggiore lealtà, non solo nei confronti del loro partito, ma soprattutto nei confronti di tutti quelli che sperano finalmente di trovare un luogo dove si discute dei problemi che affliggono un terzo della popolazione italiana: problemi di grave povertà, problemi di mancanza di prospettive e sensazione di totale abbandono. Solo questo è il vero antidoto alla “straordinaria ed anomala crescita” del numero degli iscritti-votanti in fase congressuale, che è una vera vergogna. Mi è capitato di incontrare in questi giorni compaesani di cui conosco vita, morte e miracoli come si dice, che mai sono stgati sfiorati dal semplice interesse per la politica e all'improvviso si scoprono sostenitori di Ignazio Marino di cui gli ha parlato tanto, ma tanto bene un amico di un amico tanto, ma tanto importante in provincia di Frosinone. Chirurgo e scenziato stimabile, Marino, è finito nelle peggiori mani che gli potesse capitare, qui in provincia di Frosinone e forse non solo. A fine mese poi si saprà che questo entusiasti elettori delle primarie ma anche neo iscritti, hanno ricevuto concreti stimoli per andare a votare come per altri era successo nelle primarie precedenti.
Si badi bene, quel partito di maggioranza relativa, quello dell'astensione, guarda al popolo del Pd come al contadinello che gridava: "al lupo! al lupo!"; rendiamoci conto che potrebbe essere l'ultima volta che vi ascolta. Tradire questa ultima speranza, dopo aver snocciolato la processione di buoni propositi dei mesi scorsi, potrebbe segnare la sconfitta definitiva e la pietra tombale non solo per voi, ma anche per la nostra democrazia.
Non sta a me suggerire quale candidato scegliere, ma insisto, voglio segnalare in questi miei articoli quello che invece è necessario accertarsi che ci sia nei programmi dei candidati.
ro DFranceschini e Ignazio Marino hanno in comune o sembrano avere in comune (visto che nessuno dei due ci fa sapere concretamente come dovrebbe essere il partito che hanno in mente e come garantirebbero democrazia interna a questa organizzazione) un partito diretto da un'oligarchia che consulta il suo popolo con sondaggi e referendum. Suvvia, ma questo che cosa dovrebbe essere? il populismo di sinistra? il berlusconismo di sinistra? Se invece di scimmiottare il cavaliere perdendo tempo ci si fosse sforzati a capire e studiare come combatterlo con decisione, forse non saremmo così in difficoltà tutti, partiti progressiti, partiti di sinistra e socierà italiana.
E' possibile non capire che senza un "partito" che sia una libera associazione di cittadini con una identità riconoscibile, una organizzazione interna, un forte radicamento sociale, luoghi di discussione e partecipazione ci saranno soltanto oligarchie nazionali che alimentano e si alimentano di arroganti ed incolte oligachie locali.
Non bisogna essere per forza bersaniani, infatti non sono del Pd nè appunto bersaniano, per essere d'accordo con quanto dice l'on. Franco Assante su "La Provincia" di domenica 4 ottobre, quando afferma che è «arrogante la pretesa dello schieramento che appoggia Marino di rappresentare un vero e proprio laboratorio per l’affermazione di una “nuova politica”, percha chi conosce la storia della nostra provincia sa che di nuovo v’è poco e che la scelta “ideale” è dettata da motivazioni molto più pratiche, che hanno esaltato (e tenuto in vita ndr) il vecchio, e che hanno in pratica favorito conifittualità risolte soltanto da una spartizione del potere.»
Un vizio abbastanza diffuso fra tutte le componenti ciociare del Pd (e non solo) e da cui si fa fatica a fare esclusioni. Ormai è un ventennio che gli sterssi uomini hanno in mano il centrosinistra ciociaro prima a capo di Pci, Pds, Ds e Popolari e Margherita ed ora il Pd. Con quali risultati? Che qualche figura vince sempre ed il partito con il centrosinistra perdono sempre e con essi iscritti ed elettori. E questi, che altro aspettano ad aprire gli occhi e vedere il burrone sotto la punta dei piedi?
Quelli che andranno a votare non si preoccupino se in in provincia di Frosinone deve primeggiare Francesco De Angelis o Francesco Scalia, nulla c'è di meno importante, pensino invece a sostenere quelle scelte che possono realizzare un partito di massa, organizzato in cui i problemi del lavoro, di chi lavora e di chi sta peggio stanno al primo posto. Mi auguro che quel popolo delle primarie molto invocato in questi giorni sia tanto consapevole del suo compito da saper dare all'Italia un partito di opposizione in grado di salvare il Paese da Berlusconi oltre che dalla crisi economica. Tutti quelli che votano si ricordino che stanno votando anche perchi non partecipa. {jcomments on}
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Ultimo aggiornamento (Venerdì 09 Ottobre 2009 10:50)







