A proposito di quote rosa
| Vita Politica - Partiti e Associazioni politiche |
Si può essere in accordo o dissentire sulla questione delle quote rosa, ma ritengo che, prima ancora di esprimere giudizi nel merito vada prioritariamente ricordato che la nostra Carta costituzionale, all’art.51, prevede la necessità di un riequilibrio della rappresentanza femminile ad ogni livello decisionale, riaffermando il diritto di partecipazione alle cariche elettive in condizioni di pari opportunità per tutti i cittadini e le cittadine. L’obiettivo di una effettiva parità tra uomini e donne è comune a molti Paesi europei. Su 27 paesi ben 19, tra cui l’Italia, contengono norme, nella Costituzione, che affermano il principio della non discriminazione di genere. Quando però si passa alle misure attive per realizzare questa parità sono pochi i Paesi che hanno in vigore un qualche sistema di quote rosa. In più della metà dei Paesi europei (compresa l’Italia) la promozione delle donne in politica è affidata alle quota rose volontarie stabilite da i partiti. Si lascia così ai partiti il compito, ma soprattutto il potere discrezionale, di compilare le liste dei candidati, dimostrando nei fatti una volontà mai sufficientemente espressa a garantire le pari opportunità, e poi con la eliminazione delle preferenze, alle politiche eleggere delle donne diviene cosa rara.
A livello provinciale non si possono condividere le argomentazioni espresse dal Presidente Iannarilli, non è un motivo sostenibile elencare altri esecutivi ove la presenza femminile è nulla o quasi… anche se concordo con una valutazione: il fenomeno (o la normalità) è trasversale, appartiene cioè a tutti gli schieramenti. Vorrei aggiungere che, almeno per quanto mi riguarda, non mi sento offesa come donna dalle quote rosa, anzi è proprio alla luce dei motivi che il Presidente ha espresso, l’assenza cioè di norme nello Statuto provinciale, che mi fanno ritenere quanto sia necessario prevedere delle norme a garanzia della rappresentanza di genere. Una presenza, quella delle donne, maggioritaria nella società, con un profilo elevato di partecipazione alla vita professionale e culturale, a cui però non corrisponde una adeguata presenza nell’ambito delle assemblee elettive. Da qui e con questa consapevolezza un impegno deve partire da noi stesse, con atti concreti, costituendoci come rete delle amministratrici e delle elette; da subito potrebbe essere l’idea di presentare O.d.G. nei Consigli Comunali, per riaffermare, ancora una volta e ce n’è bisogno, la volontà delle donne di partecipare alla vita politica del proprio territorio. La partecipazione delle donne alla vita democratica è necessaria per uno sviluppo sostenibile e per fare questo è imprescindibile che le donne ricoprano ruoli di governo negli esecutivi, anche con deleghe cosiddette “leggere”, in quanto si può incidere con la stessa efficacia sull’azione di governo e sulla pratica politica, rispetto alle deleghe “pesanti”. Infine le “quote rosa” che si rivendicano non possono di certo rappresentare la risoluzione del problema della partecipazione femminile, rappresentano però a mio avviso un piccolo ma significativo strumento verso le reali e pari opportunità. {jcomments on}
Paola Menichetti, Consigliera comunale di Sinistra e Libertà al
Comune di Arpino
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Ultimo aggiornamento (Giovedì 01 Ottobre 2009 19:20)






